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Analisi
Formula 1 GP di Gran Bretagna

F1 | McLaren al top ma non concretizza: i troppi harakiri pesano!

Errori al box, dei piloti, di strategia: la McLaren è il riferimento prestazionale in questo momento della stagione ma trova sempre il modo per non vincere gare che potrebbero essere sue. Ora gli harakiri iniziano a essere troppi e, soprattutto, pesanti.

Lando Norris, McLaren MCL38, Oscar Piastri, McLaren MCL38

Lando Norris, McLaren MCL38, Oscar Piastri, McLaren MCL38

Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images

Macchina, pilota, squadra. Per vincere in Formula 1 serve il pacchetto perfetto, un sistema in grado di incastrare gli ingranaggi e farli funzionare in un sincronismo assoluto. Il caso McLaren, perché ormai di caso si tratta, evidenzia bene come in mancanza di una di queste tessere il mosaico non prende forma. Dopo il successo ottenuto da Lando Norris nel Gran Premio di Miami, la squadra di Zak Brawn e Andrea Stella ha ottenuto cinque secondi ed un terzo posto, a conferma di una competitività assoluta su ogni tipologia di pista e condizioni.

A dispetto di una salita importante nella classifica Costruttori, dove la McLaren si è portata a soli sette punti dalla Ferrari, il bilancio inizia ad essere deficitario se rapportato al potenziale tecnico. Ci sono state vittorie perse per scelte strategiche, altre per sbavature dei piloti o incidenti, come nel recente Gran Premio d’Austria. È comunque evidente che la McLaren oggi ha a disposizione la monoposto più veloce in pista, valutazione subito confermata nel weekend di Silverstone dopo le prove di venerdì. Il pronostico è rimasto invariato anche dopo la prima fila bloccata dalle due Mercedes in qualifica, Norris ha continuato ad essere considerato nel paddock il candidato numero uno alla conquista della vittoria nel Gran Premio di Gran Bretagna.

Il primo stint di gara ha confermato le previsioni. Dal giro 20 al 26 le due monoposto papaya hanno occupato la prima e la seconda posizione, con Norris davanti ad un arrembante Oscar Piastri, partito quinto e arrivato ad otto decimi dal compagno di squadra. Quando la pioggia ha reso indispensabile il passaggio dalle gomme slick montate al via alle intermedie, è iniziato l’harakiri della McLaren. Al ventisettesimo giro invece di chiamare ai box entrambi i piloti (come fatto dalla Mercedes) la squadra ha deciso di fare entrare in pit-lane solo Norris, lasciando in pista Piastri un passaggio in più per evitare la doppia sosta. Un errore che ha compromesso irreparabilmente la scorsa dell’australiano. Se Oscar fosse entrato in pit-lane dietro il compagno di squadra, avrebbe perso dai quattro ai cinque secondi in più rispetto al tempo standard necessario per il cambio gomme, restando in pista i secondi persi sono diventati diciotto, un handicap che lo ha retrocesso dal secondo al sesto posto.

“Abbiamo peccato di avidità – ha ammesso Stella - non volevamo cedere il comando della corsa. Avremmo dovuto spingere di più per la doppia sosta, avrebbe dovuto farlo anche Oscar. Non abbiamo voluto accettare che avremmo perso un po' di tempo in più facendo entrare ai box insieme le due monoposto, invece abbiamo valutato che un giro in più per Oscar non sarebbe stato un grande danno. Ma la pioggia era costante, quindi avremmo dovuto prevedere il tempo che poi ha perso. È un peccato perché Oscar sarebbe stato in una posizione davvero buona, avrebbe avuto le stesse possibilità di Lando di vincere la corsa”.

Lando Norris, McLaren MCL38

Lando Norris, McLaren MCL38

Foto di: Andy Hone / Motorsport Images

Dopo aver penalizzato Piastri, gli strateghi della McLaren sono inciampati anche nella gestione della gara di Norris. Nella fase finale del secondo stint Hamilton è stato in grado di avvicinarsi a Lando senza però essere mai nelle condizioni di poter tentare un attacco. La Mercedes ha rotto gli indugi al giro 38, chiamando Lewis ai box per passare dalle gomme intermedie alle soft. La prima piccola sbavatura è stata farsi cogliere in contropiede, ma non solo. Norris è tornato in pit-lane il giro successivo, ma il cambio è stato più lento del previsto: 4 secondi e mezzo. L’ultimo errore, forse il più grave, riguarda la scelta della mescola dell’ultimo set di gomme. Lando disponeva di un trano di hard e medie nuove e di un treno di soft usate.

Sulla sua monoposto sono state montate le gomme ‘rosse’, nonostante dopo il pit stop (avvenuto nello stesso giro di Hamilton, con passaggio alle ‘medie’) Piastri nei primi due settori fosse stato di due secondi più veloce di Mercedes. “Abbiamo voluto coinvolgere Lando nella scelta – ha spiegato Stella – ma avremmo dovuto prendere la decisione dal muretto visto che avevamo la possibilità di

controllare i tempi degli avversari. È stato un classico caso in cui stava a noi prenderci la responsabilità della scelta invece di lasciarla a Lando”. Il risultato è stata la perdita anche della seconda posizione a causa del degrado della soft diventato evidente a cinque giri dal termine. “Al muretto abbiamo molte informazioni – ha aggiunto Stella – e c’è un gruppo di persone che si occupa della loro analisi. Quindi la responsabilità di montare le soft, piuttosto che le medie, alla fine è della squadra, è al 100% una mia responsabilità. Ripeto, avremmo dovuto essere noi a dire a Lando ‘no, montiano le medie perché le soft potrebbero non arrivare alla fine’”.

Nonostante abbia a disposizione la migliore monoposto da diverse gare, la McLaren resta ancora ferma alla sola vittoria di Miami, un dato che stride non poco con lo score di Ferrari e Mercedes, entrambe con due successi all’attivo. Non mancano, però, anche gli aspetti positivi, il bicchiere mezzo pieno che Stella non ha mancato di sottolineare. “Siamo frustrati perché oggi abbiamo concluso la gara con un terzo e quarto posto, abbiamo perso delle occasioni ma continueremo a crescere facendo tesoro di queste esperienze. Ci stiamo confrontando con squadre che hanno vinto molti campionati e vantano una notevole stabilità nei ruoli sensibili, hanno molta esperienza e familiarità con la lotta al vertice della classifica. Ma arriverà presto anche la nostra occasione per dimostrate che ci siamo e dobbiamo essere pronti a coglierla”.

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