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L'olandese arriva in Qatar con 24 punti di distacco ma ancora in corsa per il mondiale, riaccesa dalla squalifica delle McLaren, ma è ben consapevole che servirà più di un pizzico di fortuna per vincere. Max apprezza la scelta McLaren di non imporre ordini di scuderia, sostenendo che Piastri non è un pilota numero 2 e deve avere le sue chance.

Oscar Piastri, McLaren, Max Verstappen, Red Bull Racing

Ventiquattro punti di distacco non sono pochi, e Max Verstappen ne è pienamente consapevole. L’olandese si presenta in Qatar con ancora la possibilità aritmetica di vincere il mondiale, un’eventualità che lui stesso ha definito impensabile se si considera che, appena due mesi e mezzo fa, si trovava a oltre cento punti dalla vetta della classifica.

Il crollo verticale di Oscar Piastri e la crescita costante della Red Bull hanno certamente contribuito, giocando un ruolo decisivo. Eppure l’umore di Max resta quello di un pilota sereno, consapevole che il destino di questo mondiale non dipende dalle sue mani. Anzi, il solo fatto di essere arrivato fin qui, sfidando il dominio McLaren, rappresenta la testimonianza più chiara del lavoro compiuto in stagione, soprattutto a partire da Monza.

Una rincorsa che, realisticamente, pareva ormai chiusa con la bandiera a scacchi di Las Vegas. Poi, la tanto inattesa quanto clamorosa squalifica delle due McLaren ha improvvisamente riacceso la fiamma, seppur ridotta a un’ultima, flebile speranza: perché non sarà sufficiente vincere per riportare il mondiale sulla rotta di Milton Keynes.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Meg Oliphant / Getty Images

“Stavo volando verso casa quando hanno deciso. Sapevo, naturalmente, che c’era un’indagine in corso sul plank e quando si è troppo bassi, si è troppo bassi. Ci sono tante cose su cui si può discutere, ma ogni team cerca di girare sempre il più basso possibile. A volte ci riesci, altre volte è più difficile. Ma non ci sono scuse, quando si è troppo bassi, si è troppo bassi”, ha raccontato Max.

“Certo, il divario si è ridotto un po’, ma restano comunque 24 punti. Serve che molte cose vadano bene fino alla fine per avere una chance, ma è sicuramente una chance migliore rispetto a prima. Ce la prendiamo, ma bisogna anche essere consapevoli che, anche se vincessimo tutto, serve comunque un po’ di fortuna”.

Rispetto ai piloti McLaren, il quattro volte iridato può contare su un vantaggio: l’esperienza di chi ha già vissuto scenari simili e si è ritrovato più volte al centro di una lotta mondiale. Un fattore che, inevitabilmente, pesa soprattutto sul piano della pressione, perché certi equilibri cambiano quando in palio c’è la corona più ambita e la battaglia entra nel vivo.

Lo stesso Verstappen riconosce che l’esperienza possa rappresentare un vantaggio, ma è altrettanto consapevole che, senza la vettura migliore, diventa difficile anche solo immaginare di ribaltare l’attuale situazione. “Sicuramente aiuta un po’. Se guardo a me stesso a 21 anni e ora, sì, avere esperienza aiuta nel modo in cui affronti un weekend di gara”.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Dom Gibbons / LAT Images via Getty Images

“Anche se qualcuno dice che non serve o non dovrebbe servire, in realtà serve. Ma alla fine la cosa più importante è avere una macchina veloce. Quindi quello che dobbiamo fare è assicurarci di essere più veloci di loro o almeno uguali. E poi, oltre a questo, serve anche un po’ di fortuna”.

McLaren ha confermato che non farà ricorso a ordini di scuderia e non favorirà nessuno dei due piloti impegnati nella corsa al titolo, garantendo pari opportunità a entrambi. La speranza, tuttavia, è che la questione possa chiudersi il più rapidamente possibile, o quantomeno arrivare ad Abu Dhabi con un margine di sicurezza sufficiente a vivere il weekend finale con maggiore serenità.

“Penso che sia perfetto!” – ha scherzato Verstappen quando gli è stato chiesto di dare una sua opinione sul fatto che McLaren non imporrà ordini di squadra -. “Credo che non ci sia modo migliore che lasciarli correre liberamente, anche perché dovresti dire che a Oscar che non può più lottare? Voglio dire, se lo avessero detto a me, non mi sarei nemmeno presentato e gli avrei detto di andare a quel…“.

“Se sei un vincente, un vero pilota, allora ci provi. Anche se sei dietro, altrimenti qual è il senso di presentarsi? Altrimenti puoi facilmente etichettarti come un pilota numero due, cosa che penso lui non voglia essere. E quindi, per quanto riguarda me, sì, so di essere a pari punti con Oscar. Come ho detto prima, ci sono ancora molte cose che devono andare per il verso giusto, ma penso che debba essere così: che siano liberi di correre e speriamo di poter fare una grande battaglia fino alla fine”.

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