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F1 | Max punge: "Se io fossi alla McLaren, non ci sarebbe bisogno delle Papaya Rules"

Verstappen sa di dover dare tutto per recuperare sulle McLaren, così ha iniziato la sua battaglia già al giovedì, con la dialettica. Obiettivo implicito: destabilizzare Piastri e Norris e provare il recupero disperato per vincere l'iride.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Rudy Carezzevoli / Getty Images

Al termine del Mondiale 2025 di Formula 1 mancano 6 gran premi: per Max Verstappen il tempo stringe. Se vorrà cercare il - quasi impossibile - recupero sulle due McLaren per vincere il quinto iride consecutivo nel Circus iridato dovrà rubare punti a Piastri e Norris anche in questo fine settimana ad Austin.

Almeno sulla carta, il Circuit of the Americas è territorio di caccia perfetto per le MCL39: la morfologia della pista e le alte temperature del fine settimana texano dovrebbero esaltare le monoposto papaya, ma Verstappen ha già deciso di tentare il tutto per tutto. E lo ha fatto a partire dal giovedì.

Le monoposto sono ancora ai box, ma il 4 volte campione del mondo della Red Bull ha avviato la lotta con i rivali dal punto di vista dialettico, iniziando a pungerli per mettere loro sotto pressione e fare lo stesso con la McLaren che, per altro, nel corso delle ultime settimane non è stata perfetta nelle operazioni in pista.

Verstappen ha iniziato la sua strategia di destabilizzazione tornando sul contatto al via tra Piastri e Norris al Gran Premio di Singapore. Uno scenario perfetto per cercare non solo di instillare dubbi su entrambi, ma anche per cercare di mettere tensione nella sino a ora algida coppia di Woking, quasi mai arrivata al dunque in pista.

"Se lasci la porta leggermente aperta come ha fatto Oscar a Singapore, poi puoi trovarti nella situazione in cui si è trovato assieme a Lando. Ma, d'altra parte, sono stati loro stessi [la McLaren] a crearla, cercando con tutte le loro forze di rendere tutto uguale con determinate azioni".

"Un campionato non è mai equo al 100% quando vivi certi momenti. A volte capita un pit stop sbagliato, a volte si rompe un motore. Non credo che tutto questo si possa bilanciare tra due piloti. Alla McLaren la vedono diversamente, ma la mia opinione è questa. E' molto difficile ed è questo che, a volte, porta alla frustrazione".

Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren

Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren

Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images

Quando Motorsport.com ha fatto notare che Max non avrebbe mai accettato tali interventi dal muretto box, l'olandese ha sorriso: "No, ma allora probabilmente, se fossi in quella situazione, non saremmo così vicini in classifica", sottintendendo che il suo vantaggio sarebbe maggiore sul compagno di squadra, se guidasse una McLaren. "A quel punto non sarebbe un problema - ha proseguito Max - devi solo cercare di assicurarti di non finire in una situazione del genere".

Max, continuando a parlare implicitamente, e poi esplicitamente, della situazione McLaren per mettere pressione con la dialettica prima di poterlo fare in pista, ha inserito la questione "papaya rules" all'interno di un altro discorso che, invece, aveva come soggetto suo padre Jos.

"Penso che a volte sia davvero utile a molte persone ricevere un calcio nel sedere! Penso che mio padre sarebbe un buon team principal, anche in F1. Ma lui non vuole farlo. Sarebbe troppo lontano da casa. Ha già vissuto questa esperienza con me e ora ha anche la sua famiglia".

"Non è una cosa fattibile e penso che non dovremmo pretendere una cosa del genere da mio padre. Ma sono sicuro al 100% che farebbe bene. [Papaya Rules? E' certo che] con lui non ci sarebbero regole! Dovresti solo premere il piede destro e basta. So esattamente com'è mio padre".

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