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F1 | Max ci crede: "La SC ha messo pepe e ci ha fatto vincere. Spero accada pure ad Abu Dhabi"

Serviva aggressività e fortuna per vincere in Qatar e così è stato per l'olandese, che ha sfruttato al meglio l'errore strategico della McLaren per conquistare una vittoria tanto inattesa quanto fondamentale. Ora la lotta si sposta ad Abu Dhabi e la speranza di Max è che, dati i 12 punti di svantaggio, possa esserci un altro episodio favorevole.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Prima della gara Max Verstappen lo aveva detto chiaramente: per battere le McLaren non bastava l’aggressività, serviva anche un pizzico di fortuna. E così è stato. La decisione del team di Woking di non fermarsi nei primi giri, quando la Safety Car è entrata in pista per il ritiro di Nico Hulkenberg, si è rivelata un jolly raro, di quelli che capitano poche volte.

Non è la prima volta che, sotto pressione, la squadra di Woking inciampa sul fronte strategico. In questo caso, però, è evidente che alcune decisioni erano state pianificate con largo anticipo. La scelta di non differenziare le strategie dei due piloti, lasciandoli in una condizione di totale parità, ha finito per spalancare le porte a Verstappen.

Restare in pista avrebbe consentito di coprire l’eventuale ingresso della Safety Car, ma le probabilità di trarre vantaggio da una sosta anticipata erano nettamente superiori rispetto a quelle di un pit stop nel finale. È stata proprio questa opzione a permettere a Max Verstappen di guadagnare 13 punti su Lando Norris e scalare la classifica fino al secondo posto. Una scelta tattica decisiva, capace di cambiare radicalmente il volto della gara.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Andrew Ferraro / LAT Images via Getty Images

“Sì, a 100%, fare quel pitstop ci ha fatto vincere la gara e l'ha fatta perdere la McLaren. Sono molto contento di questo, perché onestamente quando mi sono svegliato stamattina non mi aspettavo di vincere la gara”, ha raccontato Max alla fine della corsa.

“Pensavo più a quanto saremmo stati competitivi in gara o se non lo saremmo stati. Però noi come team abbiamo preso la decisione giusta e poi tutto è stato gestito molto bene, perché grazie a quella scelta abbiamo vinto la gara e abbiamo ridotto il divario in campionato”.

Certo, il distacco di dodici punti dal britannico resta ancora troppo ampio per essere colmato in un solo Gran Premio. Ma il Qatar ha dimostrato che tutto può accadere, e che anche le situazioni più difficili possono improvvisamente ribaltarsi. In gara le limitazioni della vettura sono rimaste simili a quelle già emerse in qualifica, seppur in forma meno marcata.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Mark Thompson / Getty Images

“Dimostra che tutto è possibile, anche quando pensi che sarà una gara noiosa. La Safety Car ha messo un po' di pepe a tutto. Spero che succeda lo stesso in Abu Dhabi, ma non si può mai sapere. Andiamo in Abu Dhabi con la mentalità positiva e le proveremo tutte, sicuramente. Non abbiamo nulla a perdere”.

“Andrò lì e cercherò di sfruttare al massimo la vettura e spero che potrò essere un po' più competitivo rispetto a quando non lo fossimo qui. Questo ci aiuterebbe in generale, però vedremo”. Le curve lunghe del Qatar hanno infatti messo in difficoltà una vettura che qui non ha mai raggiunto la sua finestra ideale, lasciando Max nella situazione di poter solo sperare nella fortuna per ribaltare la situazione.

Dall’altra parte, è vero che quel margine di 26 secondi, pur costruito con un passo prudente e pensato per ridurre al minimo i rischi, non si è mai dissolto del tutto. Anzi, Verstappen ha potuto gestire con relativa serenità ritmo e gomme, soprattutto perché, a un certo punto dello stint, la necessità delle McLaren di spingere così forte ha finito per appiattire i tempi, rendendo i distacchi molto più contenuti.

Verstappen ha saputo cogliere l’occasione e trasformarla in un colpo pesante sul campionato, mentre la McLaren ha visto sfumare un’opportunità che sembrava alla portata. Ora tutto si sposta ad Abu Dhabi, ultimo teatro di una sfida che ricorda come, in Formula 1, nulla è mai scritto.

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