F1 | Mateschitz: il paddock ricorda l'uomo innamorato dello sport
La scomparsa di Dieter Mateschitz ha scosso l'intero paddock ad Austin ed in molti hanno voluto ricordare il patron della Red Bull che ha sfidato colossi che sembravano inattaccabili e cambiato la vita e le carriere di numerosi piloti.
La scena, nella sua atipicità, non ha lasciato molto spazio ad interpretazioni. Meno di un’ora prima del via della sessione di qualifica disputata ieri ad Austin, tutto il personale Red Bull presente nell’hospitality della squadra è uscito improvvisamente dirigendosi nel box. Una volta riunito tutto il team dentro il garage, Helmut Marko e Christian Horner hanno informato la squadra della scomparsa di Dieter Mateschitz.
L’imminente sessione di qualifica ha obbligato tutti a tornare al lavoro, e solo qualche ora dopo la sessione c’è stato tempo per riflettere con calma su ciò che ha rappresentato per il motorsport il fondatore della Red Bull.
Mateschitz non ha mai amato i riflettori, delegando le attività media ai suoi collaboratori di spicco, Christian Horner ed Helmut Marko, e per questo motivo il suo ruolo è spesso sembrato distante dalle decisioni strategiche.
In realtà tutti i passaggi e le scelte importanti del programma Red Bull Racing sono sempre state discusse ed avvallate nel suo ufficio austriaco, ad iniziare dalla decisione di avviare un programma Formula 1 indipendente che nelle ultime tredici stagioni ha conquistato sei titoli piloti e quattro costruttori (che oggi potrebbero diventare cinque). Una sfida definita impossibile, contro case ufficiali blasonate e di grande tradizione, colossi che sembravano inattaccabili quando nel 2004 Mateschitz decise di rilevare il team Jaguar dalla Ford trasformandolo in Red Bull Racing. Dodici mesi dopo l’operazione fu replicata con l’acquisto della Minardi, ribattezzata Toro Rosso.
Sebastian Vettel, Scuderia Toro Rosso STR03 taglia il traguardo e vince il suo primo GP
Photo by: Steven Tee / Motorsport Images
Alla base di tutto c’era un progetto di marketing, certo, ma anche una grande passione per il motorsport sfociata in decine di programmi che hanno supportato squadre ufficiali e private in tutte le categorie con un motore.
Tra le idee sposate da Mateschitz c’è stata sin dai primi giorni quella di allevare in casa i propri piloti. Sono quasi centocinquanta i giovani che nell’arco di ventuno anni sono stati supportati dal programma Red Bull Junior, e quindici di loro hanno raggiunto il traguardo di correre in Formula 1. I metodi di gestione del responsabile Helmut Marko sono stati spesso oggetto di discussioni, ma alla base c’è sempre stato un ‘plus’ indiscutibile, ovvero l’offerta di un’opportunità che ha cambiato carriere e vita a molti giovani.
Non è un caso che nel tardo pomeriggio di ieri le manifestazioni d’affetto più toccanti siano arrivate proprio dai piloti arrivati in Formula 1 grazie al programma Red Bull. Sebastian Vettel è andato nel box per abbracciare Helmut Marko, Carlos Sainz è apparso scosso dopo le qualifiche, ed anche Daniel Ricciardo ha ricordato la figura di Mateschitz come l’unica che gli è davvero stata vicina nel momento in cui ha deciso di lasciare la Red Bull. Poi ingegneri, meccanici e tanti addetti ai lavori che hanno trovato un’opportunità, una porta d’ingresso o l’occasione professionale della vita tra AlphaTauri e Red Bull.
Toto Wolff ha ricordato la figura del Mateschitz imprenditore, capace di creare un impero da zero, per poi passare al suo contributo al mondo dei motori. “Ricordo che una volta mi ha confidato di non avere problemi a supportare un progetto sportivo che avrebbe comportato un passivo finanziario se lo avesse ritenuto interessante e affascinante. Non sono molti gli imprenditori che decidono di fare qualcosa di concreto per amore dello sport”.
Wolff ha poi ricordato quando egli stesso, nelle vesti di pilota GT, fu supportato dalla Red Bull. “Ero orgoglioso di indossare quei colori da pilota junior – ha raccontato – già molti anni fa essere un pilota Red Bull era qualcosa di prestigioso, indossare la tuta con quei colori così iconici era speciale. Quello che Mateschitz ha fatto a partire da qualche anno dopo credo che sia il più grande contributo dato alla Formula 1 da un singolo individuo”.
“Non sarei in Formula 1 se non ci fosse stato Mateschitz – ha commentato Sainz - non sarei qui senza il supporto che mi ha garantito per anni. Ha sempre dato un enorme sostegno al mondo delle corse, non solo alla Formula 1, ma a tante categorie, così come a tantissimi giovani talenti”.
Il poleman Carlos Sainz, Ferrari, Max Verstappen, Red Bull Racing
Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images
“A Dietrich non piaceva essere in primo piano – ha ricordato Verstappen – era sempre presente ma mai davanti alle telecamere. Quando l’ho conosciuto più personalmente mi ha colpito la sua gentilezza, era un grande fan del mondo delle corse, e credo che l’impegno di rilevare e gestire due squadre di Formula 1 sia li a testimoniarlo, così come la quantità di giovani talenti che ha supportato in tutti questi anni. Anche io non sarei qui senza il supporto che mi ha sempre garantito. Ho avuto modo di vederlo un paio di settimane fa, abbiamo trascorso un po' di tempo insieme e sarà un ricordo che porterò con me”.
Condividi o salva questo articolo
Iscriviti ed effettua l'accesso a Motorsport.com con il tuo blocco delle pubblicità
Dalla Formula 1 alla MotoGP, raccontiamo direttamente dal paddock perché amiamo il nostro sport, proprio come voi. Per continuare a fornire il nostro giornalismo esperto, il nostro sito web utilizzala pubblicità. Tuttavia, vogliamo darvi l'opportunità di godere di un sito web privo di pubblicità e di continuare a utilizzare il vostro ad-blocker.
Top Comments