F1 | Leclerc ritrova sé stesso, Ferrari scopre una SF-26 che ora sa vincere
Dopo settimane difficili Charles ha risposto in pista con una vittoria costruita insieme alla squadra. Silverstone ha rilanciato anche la Ferrari: la SF-26 non è ancora la monoposto di riferimento, ma è tornata nella condizione di sfruttare ogni occasione.
Charles Leclerc, Ferrari
Foto di: Dom Gibbons / Formula 1 via Getty Images
“Nel meeting di giovedì i tecnici ci hanno informato che avremmo pagato sei decimi di gap – ha raccontato dopo la gara Charles Leclerc – direi che le cose sono andate diversamente”. Nel motorsport simulazioni e modelli informatici sono diventati sempre più sofisticati, ma la realtà dice che non possono sostituire il giudizio della pista. Silverstone ne è stata la dimostrazione. Quello che in casa Ferrari era stato previsto come uno dei weekend difficili della stagione si è trasformato nella vittoria numero 250 della storia della Scuderia.
Anche la firma è stata quella meno attesa. Tutto lasciava immaginare che la Ferrari numero 44 sarebbe stata la migliore delle due SF-26, invece a prendersi la scena è stato Leclerc. Nelle settimane precedenti anche Charles era finito nel mirino delle analisi più superficiali, quelle che trasformano tre weekend complicati in sentenze definitive. Oggi funziona così, e lo stesso Leclerc ha ammesso di aver imparato a convivere con questo meccanismo. Per anni era stato quasi risparmiato da questa tendenza grazie a ciò che aveva sempre saputo esprimere in pista, sia nei momenti migliori sia, soprattutto, quando si era ritrovato a guidare Ferrari che di glorioso avevano soltanto il logo del Cavallino.
Nelle tre gare disputate prima di Silverstone Leclerc aveva conquistato appena quattro punti contro i cinquantatré di Hamilton, un dato sufficiente ad alimentare processi mediatici e giudizi affrettati. Un problema c’era, probabilmente più di uno, ma non riguardava la velocità pura. Errori di guida, un feeling con la monoposto venuto meno e alcuni episodi sfavorevoli avevano mascherato un potenziale che non era mai realmente scomparso.
In questi casi serve lucidità, metodo e anche la speranza che il weekend non venga compromesso da imprevisti. Leclerc ha scelto di non snaturare il proprio stile di guida per adattarsi ai setup utilizzati da Hamilton. Ha preferito percorrere la strada opposta, lavorando sulla SF-26 per riportarla verso le caratteristiche che meglio si sposano con il suo modo di guidare. Un percorso più lungo, ma anche più coerente con la propria identità. È servito del tempo, ma alla fine la scelta si è rivelata vincente.
“Non voglio entrare troppo nello specifico – ha rivelato Leclerc – ma venerdì sera, analizzando i dati, ho individuato alcuni aspetti che probabilmente non si sposavano bene con il mio modo di guidare. Abbiamo fatto delle modifiche tra la Sprint e la qualifica e il risultato è stato molto buono. Sono davvero orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto, perché questo tipo di cambiamenti non è qualcosa di così evidente. Non basta guardare i dati e dire: ‘Ecco, è questo che dobbiamo cambiare’. Serve una combinazione di intuizione, sensazioni e interpretazione. Abbiamo scelto quella direzione e, nel mio caso, si è rivelata estremamente efficace. Sono davvero molto soddisfatto”.
Nella Sprint la partenza non era stata all’altezza e aveva compromesso la sua gara. Ventiquattr’ore dopo lo scatto è stato invece perfetto, consentendogli di presentarsi al comando alla prima curva. In un primo momento sembrava una leadership destinata a durare pochi giri, invece Charles ha iniziato a costruire un vantaggio con un passo sorprendentemente solido, trasformandosi progressivamente in un serio candidato alla vittoria.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes, Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: James Sutton / LAT Images via Getty Images
Poi è arrivato anche l’imprevisto, ma questa volta la sorte ha sorriso dalla sua parte. A fermarsi è stato infatti Kimi Antonelli, l’unico pilota che nel finale sembrava avere il potenziale per attaccarlo. “Negli ultimi giri sarebbe stato complicato contenere Kimi – ha ammesso Leclerc – sotto questo aspetto siamo stati anche un po’ fortunati, ma ogni tanto serve anche un pizzico di fortuna”. Per il resto Charles non ha mai dovuto difendersi realmente: né Hamilton (che ha preso una penalità per partenza anticipata e una reprimenda a fine gara) né Russell sono riusciti a trasformarsi in una minaccia concreta.
Per Leclerc quella di Silverstone è una vittoria che arriva nel momento perfetto. Ha atteso 624 giorni per tornare sul gradino più alto del podio, ma soprattutto aveva bisogno di ripresentarsi come un pilota vincente.
“È un successo che per me significa tantissimo – ha spiegato – soprattutto perché le ultime gare sono state davvero difficili. Attorno a me si era creato un clima molto negativo, con tante narrazioni che prendevano piede. Non è un ambiente piacevole in cui lavorare, ma siamo rimasti concentrati, abbiamo continuato a lavorare duramente e ottenere il risultato di oggi mi rende estremamente orgoglioso di tutta la squadra”.
“Mi sono isolato il più possibile da tutto il rumore che a un certo punto mi circondava – ha proseguito Charles – ho cercato di non guardare il telefono e di concentrarmi solo su ciò che era davvero importante, anche per avere una percezione corretta della situazione. In questo sport si passa dall'essere un eroe a uno zero, e viceversa, nell'arco di due giorni. Se ti lasci influenzare da tutto quello che viene detto, rischi di perdere lucidità. Per questo ho cercato semplicemente di isolarmi, senza leggere né ascoltare nulla. Sapevo di non essere diventato improvvisamente un cattivo pilota da un giorno all'altro, era semplicemente una questione di ritrovare il feeling con questa macchina”.
È stata la giornata di Leclerc, ma è anche quella della Ferrari. Due vittorie nelle ultime tre gare, conquistate su circuiti rappresentativi come Barcellona e Silverstone, non possono essere archiviate come semplici episodi. In Inghilterra la Scuderia non aveva la monoposto più veloce, e anche in Spagna la SF-26 non era stata la migliore in termini di prestazione assoluta. Ma per vincere non basta essere i più veloci: servono affidabilità, esecuzione, strategia, piloti all’altezza e la capacità di farsi trovare pronti quando si presenta l'occasione.
La SF-26 non è la monoposto di riferimento del campionato e nessuno a Maranello pensa che lo sia, ma si è posizionata nella condizione di essere pronta a cogliere l’occasione, ed è un ruolo tutt’altro che trascurabile considerando come si era aperta la stagione. C’è ancora molto lavoro da fare, ne sono consapevoli i piloti e tutta la squadra, ma tanto lavoro è già stato fatto, e (anche qui…mai dare nulla per scontato) nella giusta direzione.
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