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F1 | Lawson ritrovato: una piccola modifica meccanica ha salvato il suo sedile in Racing Bulls

Lawson ha vissuto un inizio d’anno complicato dopo la retrocessione in Racing Bulls, frenato anche da un feeling non ideale con l’avantreno della VCARB02. Tutavia, una piccola modifica alla sospensione anteriore ha cambiato il suo rendimento, permettendogli una crescita costante che ha salvato sia la stagione che il suo sedile per il 2026.

Liam Lawson, Racing Bulls Team

C’è stato un momento, dalla retrocessione in Racing Bulls fino a poco prima della pausa estiva, in cui il 2025 di Liam Lawson sembrava destinato a scivolare via senza lasciare traccia. Il ritorno forzato a Faenza dopo appena due gare in Red Bull aveva già lasciato segni profondi sul morale, anche perché i risultati di Tsunoda erano stati solo marginalmente migliori: un dettaglio che il neozelandese non ha poi mancato di sottolineare, menzionando il poco tempo avuto a disposizione.

Ma anche nelle prime gare con la Racing Bulls, Lawson sembrava faticare a ritrovare quella fiducia necessaria per brillare su una vettura comunque veloce e versatile. Lo si era visto chiaramente dal confronto con Isack Hadjar, ma anche con lo stesso Tsunoda nelle due gare iniziali disputate con il team di Faenza: in entrambi i casi il potenziale della VCARB02 c’era, ma tra qualche errore strategico e un feeling ancora fragile, Lawson non era riuscito a trasformarlo in risultati concreti.

Oggi, a campionato concluso e con la conferma del neozelandese per il 2026, sempre in Racing Bulls dopo essersi giocato il posto con Tsunoda, quella fase appare lontana, quasi appartenente a un’altra stagione. E soprattutto, appare superata grazie anche a un elemento tecnico: una piccola modifica alla sospensione anteriore che ha finito per cambiare il corso del suo anno, restituendogli fiducia e, di fatto, salvandogli il sedile.

Liam Lawson, Racing Bulls Team

Liam Lawson, Racing Bulls Team

Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images

Lawson aveva iniziato con un rendimento incostante, spesso frenato da un feeling imperfetto con l’avantreno della VCARB02. A Faenza lo vedevano lavorare, provare, insistere, ma la traduzione in pista non arrivava. Monaco era stata l’unica eccezione, un’oasi tecnica in cui la Racing Bulls aveva brillato grazie alle caratteristiche intrinseche della vettura, soprattutto nei tratti lenti. Poi è arrivata l’Austria e lì si è visto il primo cambio di passo.

La nuova sospensione anteriore sviluppata al simulatore ha trasformato il modo in cui Lawson riusciva a “sentire” la macchina. Un intervento nascosto nella meccanica interna, ma capace di restituire naturalezza allo sterzo e fiducia al pilota, in modo non troppo diverso da quanto accaduto a Lando Norris dopo Montreal, quando una revisione mirata di un componente dell’avantreno gli aveva permesso di ritrovare sensibilità e controllo nella fase di inserimento.

Nel caso del britannico della McLaren, quella modifica alla sospensione non aveva stravolto il feeling generale, ma gli aveva permesso di esplorare configurazioni di setup che prima non erano praticabili, aprendo a un ventaglio di soluzioni completamente nuovo. Lo stesso è accaduto per Lawson: quell’intervento gli ha restituito margine di manovra, alternative tecniche e, soprattutto, la possibilità di ritrovare quella fiducia smarrita.

Liam Lawson, Red Bull Racing

Liam Lawson, Red Bull Racing

Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images

Alan Permane, oggi Team Principal della Racing Bulls, lo aveva detto chiaramente già allora, quando ne parlammo in un approfondimento durante la sosta estiva: in Austria si era vista una prima svolta. Fu il suo miglior weekend della prima parte di stagione, il momento in cui Lawson aveva finalmente ritrovato ritmo e convinzione.

Da quel momento, il neozelandese ha costruito il suo campionato un tassello alla volta, trovando quella continuità che gli era mancata in precedenza. Non significa che abbia iniziato a battere con regolarità il compagno di squadra, poi effettivamente promosso in Red Bull, ma il divario si è ridotto in modo tangibile. Il trend è stato chiaramente verso l’alto e, seppur privo di exploit, è bastata a salvare il sedile.

Nella classifica intermedia di metà stagione era ancora lontano da Hadjar. Il francese ha mantenuto il vantaggio anche a fine anno, certo, ma Lawson ha mostrato una continuità che prima non aveva mai avuto, riducendo sensibilmente il divario: nella seconda metà di campionato i punti conquistati dai due sono separati da appena quattro lunghezze. Alle volte è mancato un pizzico di lucidità, una frenesia eccessiva che avrebbe potuto evitare, ma quegli aspetti fanno parte del suo stile molto aggressivo.

Liam Lawson, Racing Bulls Team

Liam Lawson, Racing Bulls Team

Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images

Non è stata una rimonta fragorosa, non ha ribaltato gli equilibri interni, ma ha mostrato qualcosa che alla Red Bull interessava davvero: una curva di crescita chiara, in netta controtendenza rispetto alla sua prima parte di stagione. È anche per questo che, al momento delle decisioni, a Milton Keynes hanno scelto di scommettere ancora su di lui in ottica futura, preferendolo a Tsunoda, che tra le varie ipotesi aveva anche la possibilità di tornare proprio a Faenza.

Una decisione che, solo a inizio estate, non era affatto scontata. Il sedile era in bilico, la pressione crescente, e la Red Bull non è mai stata tenera con chi non convince. Ma Lawson ha reagito: non con un podio miracoloso, bensì con una crescita costante, resa possibile anche da quel singolo aggiornamento che ha funzionato da catalizzatore tecnico e psicologico, restituendogli fiducia. La prossima stagione sarà la sua occasione per consolidarsi, avendo trovato per la prima volta stabilità in un team, ma sarà anche quella che dirà più di tutte sul suo futuro.

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