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F1: l'arte del compromesso propria di un ingegnere di pista

Il lavoro di un ingegnere di Formula 1 richiede in parti uguali abilità ingegneristica e sensibilità acuta. Una combinazione non facile da trovare quando la pressione è al massimo, come spiega l'ingegnere di Fernando Alonso.

F1: l'arte del compromesso propria di un ingegnere di pista
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Da quando i team radio sono entrati a far parte delle trasmissioni di Formula 1, l'interazione spesso colorita tra il pilota e l'ingegnere di gara è diventata un punto fermo nella copertura dei gran premi.

Ma proprio come la maggior parte delle comunicazioni di squadra, le sfumature più sottili del ruolo dell’ingegnere di gara rimangono lontane dai riflettori. La miscela unica di ingegneria e tocco umano rende il ruolo uno dei più impegnativi e gratificanti negli sport motoristici, proprio come l'ingegnere di gara Alpine Karel Loos sa bene.

Loos, nato in Belgio, si è unito al team di Enstone nel 2011 quando ancora si chiamava Lotus ed ha lavorato a stretto contatto con Kevin Magnussen, Jolyon Palmer, Carlos Sainz e Daniel Ricciardo. A questa lista si aggiungerà quest’anno Fernando Alonso.

Loos ha sintetizzato il suo lavoro come il "cercare di ottenere il massimo dalla combinazione auto-pilota". Il processo per risolvere questa equazione inizia con la preparazione in fabbrica, ben prima che le auto scendano in pista in un weekend di gara.

"Dobbiamo far funzionare questa combinazione con gli strumenti che abbiamo a disposizione", spiega Loos durante una videochiamata effettuata prima dei test pre-stagionali del Bahrain. "Hai ancora la tua area, ma come ingegnere di gara stai mettendo insieme il puzzle”.

"C'è un sacco di lavoro di preparazione per comprendere quale set-up adottare e per cercare di capire i problemi riscontrati nelle gare precedenti. Quando arrivi in un weekend di gara dove senti subito che la macchina è performante, questo rende il weekend molto più facile da affrontare. Svolgere bene questo lavoro, soprattutto in qualifica e in gara, è abbastanza gratificante per me e per il gruppo di ingegneri".

Fernando Alonso, Alpine A521

Fernando Alonso, Alpine A521

Photo by: Charles Coates / Motorsport Images

Un ingegnere di gara non è solo una mente tecnica, ma anche il primo punto di contatto per il pilota all'interno della squadra. La manifestazione più pubblica di questa interazione si verifica durante il weekend del gran premio, già carico di adrenalina, quando gli ingegneri di gara informano via radio i rispettivi piloti o tentano di tenerli calmi. Tutto ciò che viene trasmesso in TV, però, è solo la punta dell'iceberg.

"In TV si sento la mia conversazione col pilota, ma in realtà ho circa sette o otto persone che mi parlano quasi contemporaneamente. È piuttosto impegnativo gestire il traffico radio dietro le quinte. Fortunatamente per me non rendono pubbliche anche quelle conversazioni!”.

"In TV si sentono probabilmente degli strani messaggi radio, ma la quantità di comunicazioni che diamo al pilota è notevole. Durante una gara si cerca di dare al pilota un quadro di ciò che sta accadendo intorno a lui, chi sta facendo cosa, come funziona la strategia, la gestione delle gomme e del carburante. Ci sono così tante conversazioni in corso durante la gara che nessuno sente. C'è molto da fare. Penso che questo sia uno degli aspetti difficili del lavoro”.

"La gestione del traffico in qualifica è anche uno dei momenti più stressanti, soprattutto in Q1. Mandare la macchina fuori per la prima volta è uno dei momenti di maggiore nervosismo del fine settimana. Dobbiamo trovare il tempismo corretto in modo da poter risparmiare le gomme per la Q3. In teoria dovrebbe essere una cosa abbastanza facile da gestire, ma è così facile sbagliare. Il più delle volte, ci riusciamo".

Nella foga del momento, i piloti devono avere una fiducia cieca nei loro ingegneri di gara che, a loro volta, devono cercare di capire cosa stanno passando i loro piloti. Arrivare a quel livello di comprensione reciproca non avviene da un giorno all'altro. È il risultato di un lungo processo durante il quale il pilota e l'ingegnere sviluppano il proprio linguaggio che, secondo Loos, può essere "piuttosto estenuante dal punto di vista emotivo". 

"Con il rapporto che si instaura con i piloti, comincia presto a capire quando sono nello stato d'animo giusto e quando non lo sono", spiega Loos. "Penso che questo sia abbastanza importante per loro, forse per dare loro un po' di motivazione, o per assicurarsi che siano a loro agio. E sanno bene che non c’è motivo di farsi prendere dal panico”.

È interessante notare come non sempre il lato ingegneristico e la gestione del pilota siano allineati. I dati empirici potrebbero mostrare come una certa tecnica in curva, o un determinato set-up, producano un tempo sul giro più veloce, ma se il pilota non è completamente d'accordo su come questo si traduce nell'abitacolo, allora potrebbero essere necessari dei compromessi. Delle volte un ingegnere deve pensare come un pilota e provare a capire le sue sensazioni, e questo può comportare un abbandono dei freddi numeri.

Con la sua esperienza presso varie scuderie, compreso il Selleslagh Racing Tema nel campionato FIA GT1, Loos ha acquisito una notevole capacità di capire le differenti esigenze dei vari piloti con cui ha lavorato.

"Ho lavorato con piloti che non erano sempre professionisti", ha proseguito. "Se un pilota torna ai box e dice di avere un problema in una particolare curva, solitamente si guardano i dati e gli si indica dove sta perdendo del tempo”.

"Ma se il tuo pilota continua a sottolineare che può andare più veloce in un determinato settore, a volte devi scendere a compromessi in altre aree per renderlo felice. Si tratta anche di mettere i numeri sul tavolo e dire: 'Guarda, possiamo fare questo o questo riguardo al problema che stai avendo, ma pensiamo che potrebbe compromettere la macchina in altri settori ".

Loos ha sperimentato pochi problemi del genere nelle ultime due stagioni quando ha lavorato a stretto contatto con Daniel Ricciardo. Ha bei ricordi della sua partnership con l'australiano, che adesso si è trasferito alla McLaren.

Daniel è un bravo ragazzo, è una persona abbastanza rilassata. Ci sono state delle sessioni di qualifica in cui stavamo scherzando alla radio appena 20 secondi prima che la macchina scendesse in pista per poi riuscire ad ottenere un ottimo tempo subito dopo. Daniel è così come appare in TV. È sempre stato positivo e ha apprezzato ciò che ogni singola persona della squadra ha fatto".

L'ingegnere Karel Loos, Renault F1 e Daniel Ricciardo, Renault F1

L'ingegnere Karel Loos, Renault F1 e Daniel Ricciardo, Renault F1

Photo by: Renault F1

Il passaggio di Ricciardo in McLaren ha aperto le porte al ritorno del due volte campione del mondo Fernando Alonso. Il suo arrivo ha avuto un effetto galvanizzante sulla squadra di Enstone. Nando è un pilota sempre esigente e spinge la squadra a fare sempre meglio. In vista del suo ritorno in F1, lo spagnolo ha iniziato a visitare la fabbrica e a partecipare ai weekend di gara già nella passata stagione, un segno significativo del suo impegno nel progetto.

"Non è stato facile perché è come avere a che fare con due fidanzate in un certo senso! Ma è stato bello. È  arrivato con una mentalità positiva e sta spingendo molto”.

"È molto motivato, ed è un ragazzo che non lascia nulla di intentato. Ci sta davvero spingendo al massimo e questo mi piace molto. È eccitante e si rispettano le sue opinioni. Porta conoscenza ed esperienza di qualità”.

"Ogni giorno impari sempre qualcosa di nuovo dalle persone che ti circondano e questo è sicuramente il caso con qualcuno come lui".

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