F1 | La new generation frutto di nuova moda o di esigenza di ricambio?
Nell'inverno scorso il mercato piloti aveva confermato tutte le line up del 2023, dando credito a chi sosteneva quant importante sia il bagaglio di esperienza di un pilota per il team. Con l'imprevisto debutto di Bearman sulla Ferrari, invece, il Circus ha preso un'altra piega scommettendo sui giovani delle Academy. Scopriamo questo fenomeno...
Oliver Bearman, Haas F1 Team
Foto di: Simon Galloway / Motorsport Images
La Formula 1, mondo che vanta una grande eccellenza tecnica, non è immune dal farsi condizionare dalle tendenze. Non si può spiegare diversamente, visto che ci sono cicli storici che si ripetono con cadenza, più o meno, decennale.
Dopo il record di stabilità dello scorso anno, con un mercato che non ha proposto un solo cambiamento nello schieramento team/piloti in vista del 2024, ora nel paddock è tornata nuovamente una grande attenzione per i giovani.
Accadde nel 2006/2007, con l’arrivo di un poker di grande qualità (Hamilton, Rosberg, Kubica, Vettel) poi si è rivisto qualcosa di simile nelle stagioni 2018/2019 con la generazione Norris-Russell-Leclerc-Albon. Delle fiammate d’interesse separate da periodi nei quali il parametro ‘esperienza’ è stato giudicato come elemento fondamentale nel valutare la scelta di un pilota.
Oliver Bearman e Kimi Antonelli nel 2025 saranno piloti titolari Haas e Mercedes nel 2025
Foto di: Simon Galloway / Motorsport Images
Per riaccendere l’interesse serve sempre una scintilla, e questa stagione ne ha proposte diverse. Ha iniziato Oliver Bearman, con l’esordio senza preavviso di Jeddah, una circostanza che ha cementato la scelta Mercedes di mettere da parte il passaggio in Williams pianificato per Andrea Kimi Antonelli (compagno di squadra in F.2 dello stesso Bearman) promosso direttamente al posto di Lewis Hamilton.
Poi è arrivato l’esordio sorprendente di Franco Colapinto, passato nell’arco di poche settimane dall’essere un ‘oggetto’ misterioso a pilota oggetto di molte attenzioni, dentro e fuori l’orbita Williams. Anche l’Alpine ha rotto gli indugi, promuovendo in prima squadra Jack Doohan, pilota del proprio vivaio.
In Formula 1 non sempre una nuova variabile è la benvenuta. Quando si parla di piloti, una new entry (soprattutto se si tratta di un esordiente) è vista come un rischio. Ci sono rapporti da costruire, c’è un lavoro di smussatura che va messo in conto anche per i più talentuosi, e questo lavoro extra spesso viene considerato una seccatura.
Eppure, oggi molte squadre hanno uno strumento molto utile per ridurre al minimo il margine di rischio, ovvero i programmi ‘junior’, le Academy che da quasi vent’anni sono state messe in piedi (con più o meno successo) da quasi tutti i team. Non sempre, però, vengono sfruttate al meglio, ovvero con un legame concreto e diretto con la struttura di Formula 1. In alcuni casi il rapporto si limita al finanziamento delle carriere (in pochi casi totale, in molti altri parziale) nelle formule propedeutiche e alla lettura dei risultati.
Franco Colapinto, Williams Racing
Foto di: Simon Galloway / Motorsport Images
C’è stato molto stupore in merito all’esordio di Colapinto, una sorpresa che conferma come la semplice analisi dei risultati nelle categorie minori non basti per avere un quadro chiaro sul potenziale di un pilota. Campione nelle F.4 spagnola (nel 2019) l’argentino ha proseguito il suo percorso fino alla F.2 senza numeri da futura star.
Terzo nell’Eurocup di Formula Renault nel 2020, sesto nella stagione 2021 in Formula Regional, nono e quarto i due anni successivi in Formula 3. Eppure la Williams, proprio all’inizio del 2023, ha deciso di includerlo nella sua Academy, guidandolo alla stagione F.2 (tuttora in corso) dove i risultati sono stati buoni ma non eclatanti. Una vittoria a Imola, due secondi posti a Barcellona e Spielberg.
Franco Colapinto, Williams FW46
Foto di: Lionel Ng / Motorsport Images
Quando si è trattato di trovare un sostituto di Logan Sargeant nel paddock, il candidato perfetto era ritenuto Mick Schumacher, nome importante, due stagioni alle spalle e anche qualche sponsor al seguito. Era la scelta attesa anche da Mercedes (che vanta una partnership tecnica con la Williams che va oltre la fornitura della power unit) ma il team principal James Vowles ha deciso per Colapinto.
Anche Franco ha garantito un supporto finanziario alla squadra, ma non è stato l’ago della bilancia. Vowles nell’ultimo anno è stato a contatto con l’argentino, lo ha seguito da vicino e ha avuto anche modo di valutare nel dettaglio i risultati ottenuti nelle categorie propedeutiche, mondo nel quale Colapinto (privo dei budget richiesti dai top team) non ha mai avuto accesso alle squadre di vertice.
Non è solo una questione di far indossare ad un giovane i colori ufficiali ed attendere che arrivino i successi in F.3 e F.2, per capire chi si ha in casa bisogna dedicargli del tempo, offrirgli delle opportunità, coinvolgerlo e metterlo alla prova. Attendere il report della squadra per cui corre nelle categorie minori è una parte del lavoro, ma non è tutto ciò che serve.
Liam Lawson, debutta in Usa con Racing Bulls, ma nel 2025 potrebbe prendere il posto di Sergio Perez in Red Bull
Foto di: Andy Hone / Motorsport Images
Nel Gran Premio di Melbourne che aprirà la stagione 2025 ci saranno almeno quattro piloti che inizieranno la loro prima stagione completa in Formula 1, Antonelli, Bearman, Lawson e Doohan, tutti provenienti da programmi junior. È una notizia positiva per chi fa parte delle Academy, perché dopo anni in cui lo sbocco in Formula 1 era limitato a poche eccezioni, forse oggi le squadre hanno compreso che con la giusta gestione dei programmi junior è possibile trovare in casa ciò che in passato si cercava altrove, riciclando piloti di grande esperienza ma con motivazioni spesso al limite sindacale.
Jack Doohan, Alpine F1 Team
Foto di: Andrew Ferraro / Motorsport Images
Il recupero di ex top driver nella maggior parte dei casi ha garantito pensioni dorate ai diretti interessati, ma in termini di risultati le operazioni sono state fallimentari, a conferma che un margine di rischio c’è in ogni scelta. È giusto che in Formula 1 ci siano campioni come Fernando Alonso e Lewis Hamilton, piloti che in quanto a motivazioni non hanno mai mostrato cedimenti, ma con venti posti disponibili è altrettanto giusto che chi abbassa la guardia possa essere rimpiazzato da chi ha fatto tutto ciò che serve per meritarsi una chance.
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