F1 | Jules Bianchi, 10 anni dopo la morte Leclerc lo ricorda: "Lo scoprivi attraverso i suoi occhi"
Nel decimo anniversario della morte di Jules Bianchi, Charles Leclerc ha voluto ricordare l'amico sia dentro che fuori la pista, definendolo una persona molto gentile e, allo stesso tempo, determinata a raggiungere i suoi obiettivi.
Jules Bianchi, Marussia
Foto di: Glenn Dunbar / LAT Images via Getty Images
Il tempo ha reso la ferita meno dolorosa, senza cancellarla. Sono trascorsi dieci anni dal 17 luglio 2015, data in cui fu comunicato il decesso di Jules Bianchi. Dopo il drammatico incidente di Suzuka, avvenuto il 5 ottobre dell’anno precedente, sulle condizioni di Bianchi era calato il silenzio, una forma di doveroso rispetto che accompagnò Jules fino a quel giorno di luglio. Nel decimo anniversario della scomparsa, Charles Leclerc ha voluto ricordare non solo una delle figure fondamentali per la sua carriera, ma soprattutto l’amico, il mentore, la persona che è stata per dieci anni il suo punto di riferimento.
“Più che un pilota per me Jules è stata una persona speciale – ricorda Charles su formula1.com - abbiamo trascorso tantissimo tempo insieme, le nostre famiglie erano e sono ancora molto unite. Siamo cresciuti insieme, lui e il mio fratello maggiore erano migliori amici, era sempre presente. Jules aveva otto anni più di me, io avevo sei o sette anni, e a quell'età la differenza si sente molto. Poi, crescendo, il divario legato all’età si è attenuato e siamo diventati grandi amici”.
Felipe Massa, Jules Bianchi e Charles Leclerc
“Ho diversi ricordi di quel periodo, ad esempio quando ho visto il mio primo film horror ero con Jules. Non sapeva che stessi fingendo di dormire, controllava cercando di assicurarsi che stessi dormendo perché voleva guardare quel film con mio fratello maggiore! Era una persona davvero gentile, divertente e quando entravi in confidenza condivideva anche i suoi momenti folli. I ricordi più vividi risalgono probabilmente a quando avevo sei o sette anni, la prima volta che mi fu permesso di correre su un kart a noleggio con lui e mio fratello. Suo padre gestiva la pista e ovviamente ci lasciava fare cose che non normalmente non ci sarebbero state concesse. Lo ammiravo, gareggiare con lui e con mio fratello maggiore è stato incredibile, ci siamo divertiti tantissimo. Aspettavamo che la pista di kart chiudesse al pubblico poi ci scatenavamo in pista per ore e ore”.
Bianchi era un ragazzo da modi molto gentili, ma la sua competitività era assoluta, un aspetto puntualmente riportato nel ricordo di Leclerc. “Jules era la persona più competitiva che abbia mai incontrato e sento che abbia contribuito a trasmettermi questo aspetto. Non emergeva solo quando ci sfidavamo con i kart, anche nelle cose più stupide che facevamo a casa, c'era esattamente la stessa competitività. Si frustrava parecchio quando perdeva in qualsiasi cosa, ogni volta che non era abbastanza bravo in qualcosa, lo rivedevi dopo un mese e ti accorgevi che si era allenato per far meglio. Ricordo di aver giocato contro di lui a squash, era un po' più bravo di me, ma dopo qualche mese aveva organizzato un torneo con uno dei giocatori che a quei tempi era nella top-20 al mondo e stava al passo! Si era allenato ogni singolo giorno per migliorare, ed è uno degli aspetti della personalità di Jules che ho sempre ammirato. Non si arrendeva mai, mai, e lavorava sodo per migliorare in qualcosa cosa facesse”.
“Spero che Jules venga ricordato come un pilota di grande talento – ha concluso Leclerc - purtroppo non ha avuto la possibilità di entrare in una squadra di vertice e dimostrare le sue capacità, ma era una di quelle persone che puoi scoprire attraverso i loro occhi, il loro sorriso, puoi vedere quanto siano persone coraggiose. Più di ogni oltra cosa, ricordo quanto Jules fosse una persona gentile e allo stesso tempo determinato nel raggiungere i suoi obiettivi”.
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