F1 | Inizio shock per Aston Martin. Il team ha un potenziale enorme, ma la criticità è il tempo
Il progetto AMR26 ha iniziato il suo percorso nel peggiore dei modi. Honda è sul banco degli imputati, ma ha dovuto ricostruire il personale dopo la decisione di lasciare la F1 nel 2020. Il potenziale del team è molto alto, ma il tempo a disposizione per far funzionare tutto è molto poco...
Fernando Alonso, Aston Martin Racing
Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images
Le aspettative erano altissime. Non poteva essere altrimenti, vista la portata dei nomi coinvolti: da Adrian Newey a Honda, passando per Aramco e per una struttura all’avanguardia in ogni ambito, finanziata da Lawrence Stroll. Attese così elevate hanno resto ancora più pesante lo schiaffo arrivato dalla prima sessione di test in Bahrain, che ha collocato Aston Martin in ultima posizione con un gap di circa quattro secondi dalla vetta. Numeri da prendere con cautela, ma il messaggio è chiaro: il progetto AMR26 ha iniziato il suo percorso nel peggiore dei modi.
Lance Stroll non è stato tenero nelle sue valutazioni, Fernando Alonso ha confermato le difficoltà ma senza ricorrere a toni eccessivi, per ora ‘Nando’, ha scelto la linea della prudenza. A preoccupare maggiormente, però, è stata l’immagine di Stroll sr. mentre camminava lentamente nel paddock di Sakhir, mani dietro la schiena e sguardo cupo. Qualche addetto ha parlato di “effetto PSG”, richiamando la gestione del club parigino, una parata di stelle che, per anni, non è riuscita a raggiungere gli obiettivi prefissati.
Sul banco degli imputati c’è la Honda. Il regime di rotazione del motore endotermico è stato abbassato per limitare problemi di surriscaldamento; le ampie branchie sul cofano ricordano soluzione tipiche di condizioni estreme, come sul circuito di Città del Messico. Ma c’è di più. Quando Stroll e Alonso sono scesi in pista le difficoltà sono state evidenti, in ogni frenata dalle ruote dell’AMR26 (sia sull’asse anteriore che posteriore) si sono alzate vistose fumate di pneumatici che hanno messo a dura prova la pazienza dei piloti. La Honda, inoltre, non può contare su altre monoposto in pista, e in questa fase è una limitazione notevole rispetto ai motoristi che possono comparare dati raccolti da più squadre.
Newey, a differenza degli altri team principal, non ha parlato con i media, il ruolo di portavoce è stato affidato a Pedro de la Rosa, chiamato a fare chiarezza su un momento complesso. Lo spagnolo ha ricordato come l’arrivo di Newey nella sede di Silverstone risalga a meno di un anno fa, e come i ritardi siano in parte legati a questa tempistica.
La rifondazione della squadra è stata profonda. Centinaia di assunzioni, nuovi dirigenti come Enrico Cardile, infrastrutture all’avanguardia (dalla la galleria del vento ai reparti produttivi) che richiedono tempo per essere pienamente operative. Inoltre, per la prima volta, la squadra ha progettato e realizzato internamente il cambio, dovendosi al contempo interfacciare con un nuovo partner motoristico dopo anni di relazioni con Mercedes.
Lance Stroll, Aston Martin Racing
Foto di: Zak Mauger / LAT Images via Getty Images
“In merito ai problemi che abbiamo constatato ci sono aree che abbiamo già identificato e sulle quali stiamo già lavorando nella sede di Silverstone – ha ammesso De la Rosa – ma non avremo soluzioni immediate. Non è un lavoro da cinque minuti, richiede apprendimento e ottimizzazione. Abbiamo fiducia nelle capacità della squadra e disponiamo di tutte le risorse necessarie. Non siamo dove vorremmo essere, ma abbiamo le persone per risolvere le criticità ed andare avanti, e questa è la cosa più importante”.
Nessuno nel paddock mette in dubbio il potenziale della squadra, né la capacità di Honda di individuare e risolvere i problemi. La criticità è il tempo. Alonso sa di non avere margini infiniti da dedicare allo sviluppo di questo progetto, tra qualche mese compirà quarantacinque anni, e per quanto la forma sia impeccabile, l’orologio biologico non si ferma. Il nervosismo mostrato in Bahrain è umanamente più che comprensibile, Fernando sa di avere poco tempo a disposizione, e se dovesse trovarsi ad affrontare l’ennesima stagione in salita, più che i guanti (come si sussurra abbia fatto nel box di Sakhir) potrebbe lanciare la spugna.
Il rischio maggiore, tuttavia, non è un eventuale addio di Alonso, bensì la pazienza di Stroll sr. L’imprenditore canadese ha investito senza riserve per costruire un programma ambizioso, concedendo carta bianca a Newey ed assecondandolo anche quando ha preteso, ed ottenuto, il ruolo di team principal. Ora, però, vuole i risultati, e la sua pressione sul gruppo di lavoro si farà sentire presto. Ma saranno soprattutto le tempistiche della Honda a tenere la squadra con il fiato sospeso.
Il team non può permettersi anni di apprendistato: un percorso simile a quello vissuto nel precedente ciclo della casa giapponese (con McLaren e successivamente Red Bull) in Aston Martin non possono permetterselo. Sulla carta non dovrebbe essere così, l’esperienza maturata da Honda con la precedente generazione power unit dovrebbe scongiurare certi timori, ma in realtà una parte consistente del personale coinvolto nel programma che ha portato ai titoli mondiali conquistati con Red Bull è stata ricollocata o ha lasciato l’azienda alla fine del 2020, quando la dirigenza decise di chiudere il progetto Formula 1.
Quando, poco più di un anno dopo, l’attività è ripresa, il gruppo di lavoro è stato ricostruito in larga parte con tecnici privi di esperienza specifica nella categoria, rendendo inevitabile una fase di riapprendimento quasi da zero. Si tratta di una delle decisioni del management Honda più difficili da interpretare dall’esterno, soprattutto alla luce delle ambizioni attuali del programma.
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