F1 | Infrazioni tecniche: la FIA apre a pene più leggere, ma la tolleranza zero è necessaria
La doppia squalifica McLaren a Las Vegas ha riacceso il dibattito sulle infrazioni tecniche. La FIA ha confermato che sta valutando sanzioni più proporzionate, ma il regolamento resta inflessibile: o dentro o fuori. Un approccio condiviso anche da molti piloti e squadre, soprattutto sull'usura del pattino. Cerchiamo di capire il perché.
La doppia squalifica della McLaren al termine della gara di Las Vegas ha riportato al centro il tema delle altezze da terra e, di conseguenza, quello dell’usura del pattino. La squadra di Woking, nel corso dell’udienza, ha provato a difendersi sottolineando come l’infrazione fosse minima e, dati alla mano, persino inferiore rispetto ad altri episodi analoghi verificatisi in questa stagione, come quello che aveva coinvolto la Ferrari in Cina.
Tuttavia, questo non è bastato a evitare il doppio zero in classifica: i commissari hanno applicato l’unica sanzione prevista in simili circostanze. Diversamente dal regolamento finanziario o sportivo, infatti, quello tecnico non contempla alcuna proporzionalità rispetto all’entità dell’infrazione, ma stabilisce un’unica pena possibile: l’esclusione dalla sessione.
Un punto che Andrea Stella ha voluto evidenziare, rimarcando la sproporzione tra colpa e pena: “La stessa FIA ha ammesso che questa mancanza di proporzionalità deve essere affrontata in futuro, per garantire che infrazioni tecniche minori e accidentali, con benefici prestazionali minimi o nulli, non portino a conseguenze sproporzionate”.
Lando Norris, McLaren
Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images
Molti vogliono ancora un approccio "tolleranza zero"
È un aspetto di cui la Federazione è consapevole, già da tempo. Anche di fronte a un’infrazione minima, il regolamento tecnico resta inflessibile: o si è dentro o si è fuori, senza alcuna via di mezzo. Una rigidità che molti vorrebbero preservare anche in futuro. "È una regola complicata", ha detto Charles Leclerc, che ha guadagnato due posizioni nell’ordine finale grazie alla squalifica.
"Sono sicuro che nessuna squadra punti a essere illegale, si cerca solo di stare al limite. E con queste cose, un piccolo cambiamento della direzione o dell’intensità del vento o, su una pista come Las Vegas che è piuttosto sconnessa, può aggiungere variabili difficili da calcolare quando imposti la macchina. Quindi diventa molto difficile. Tuttavia, bisogna avere una regola. Io non la rilasserei né la toglierei”.
La mancanza di "solidarietà", in questo caso, nasce dal fatto che tutti i concorrenti conoscono bene l’importanza del fondo. Le altezze da terra rappresentano un parametro critico sia per il comportamento che per la prestazione della vettura, soprattutto in questo ultimo anno di ciclo tecnico dove si inizia a lavorare sempre più sei dettagli.
Ferrari SF-25, dettaglio tecnico
Foto di: Roberto Chinchero
Spesso bastano pochi centesimi di millimetro per determinare la differenza tra una squalifica e una posizione mantenuta. Per questo i team sono costretti a prendersi un margine di sicurezza, pagando inevitabilmente dazio in termini di pura performance. Se la linea di confine tra usura accettabile e non accettabile diventasse meno netta, si aprirebbe una pericolosa zona grigia, facilmente soggetta a sfruttamenti.
Certo, nessuna squadra punta deliberatamente a essere fuori dal regolamento. Ma, letta in chiave cinica, si potrebbe creare un incentivo a correre più rischi sul setup, che è anche un po' il tema della squalifica McLaren, perché ogni squadra deve sapersi prendere il giusto margine se mancano dati sufficienti.
Perché il regolamento tecnico ha un approccio differente
Il tema dell’usura del pattino è particolarmente delicato, sia con le monoposto attuali sia in prospettiva futura, ma anche ampliando lo sguardo, stabilire la gravità di un’infrazione per ogni singolo componente della vettura significherebbe infatti generare un elenco infinito di possibili violazioni, valutate caso per caso, con il rischio di appesantire il regolemanto e aprire la porta a zone grigie difficili da gestire.
Red Bull RB21, dettaglio tecnico
Foto di: Roberto Chinchero
Nella maggior parte dei casi, il regolamento sportivo assegna sanzioni seguendo criteri ben definiti, come indicano anche le linee guida che hanno parametri molto precisi. Alcune infrazioni sono infatti nette, senza margini di interpretazione, come un giro cancellato in qualifica o la mancata sosta alle bilance, che rientrano tra quelle situazioni “bianco e nero”.
I casi in cui viene concessa maggiore tolleranza riguardano episodi di gara, come incidenti o manovre in pista. È naturale che in queste situazioni serva un minimo di flessibilità, dal momento che ogni episodio è diverso e sarebbe impossibile redigere un regolamento capace di contemplarli tutti. Scorrendo l’elenco delle infrazioni, infatti, sono poche quelle che prevedono più tipologie di sanzione, soprattutto in gara, salvo circostanze esterne.
Il problema, dal punto di vista tecnico, è che diventa molto più complesso valutare il peso delle circostanze esterne, come il vento o le condizioni meteo. Stilare una lista precisa di attenuanti risulterebbe estremamente complicato: non a caso, l’unico fattore mitigante riconosciuto a livello tecnico è quello di un incidente che abbia danneggiato la vettura, ma non sempre basta.
Lando Norris, McLaren
Foto di: Glenn Dunbar / LAT Images via Getty Images
Un discorso analogo riguarda anche il regolamento finanziario. Al momento della sua introduzione, furono gli stessi team a chiedere pene meno severe, proprio perché si trattava di una normativa del tutto nuova. Tuttavia, la FIA stessa ha chiarito che, con il passare degli anni, le sanzioni diventeranno progressivamente più rigide.
Certo, ci sono stati casi, come nel 2024 la squalifica delle due Haas a Monaco per un’apertura del DRS troppo ampia o quella della Williams in Olanda, che sono chiaramente figli di errori umani, ma la scelta di applicare un’unica tipologia di sanzione per tutti i casi di infrazione tecnica aiuta a mantenere un certo grado di uniformità che, altrimenti, rischierebbe di aprire un vero e proprio vaso di Pandora, alimentando polemiche.
"Penso che debba esserci tolleranza zero. [Stella] ha ragione nel dire che la punizione non è proporzionata alla colpa, ma lo stesso vale per essere sottopeso, come mi è successo l'anno scorso. Dove tracci la linea? I limiti di pista. Se li superi di mezzo centimetro, sei fuori pista. Non hai guadagnato mezzo secondo," ha aggiunto George Russell.
Un pensiero condiviso anche da diversi Team Principal, tra cui Ayao Komatsu della Haas: "Sì, per me certe cose sono in bianco o nero, come il peso della macchina: è bianco o nero. L’usura del pattino, tutti sappiamo con cosa stiamo giocano, quindi devi prendere margine. Capisco la situazione McLaren, ma quando hai avuto poco tempo per girare, decidi tu il tuo margine, no? Su certe cose, il regolamento deve essere bianco o nero”.
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