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F1 | Perché Norris è riuscito a far funzionare la strategia che McLaren aveva scartato

Dopo una partenza negativa che lo ha fatto scivolare al quinto posto, le speranze dell'inglese di vincere la gara sembravano essersi ridotte a zero. Eppure, la scelta di puntare su una strategia che McLaren inizialmente aveva scaratata non ritenendola valida si è trasformata nella scelta vincente: cerchiamo di capire il perché.

Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren

"La gestione della gara è il mio punto di forza. Nel primo stint abbiamo deciso di andare lunghi per avere un’opportunità. In questo caso, è stata una delle mie gare migliori". Pur non rientrando tra le vittorie più appariscenti del suo percorso in F1, Lando Norris ha definito quella di Budapest come una delle migliori in carriera perché è riuscito a far funzionare una strategia che non riteneva possibile.

Anzi, una tattica che nemmeno la stessa McLaren riteneva plausibile, ma non perché non potesse funzionare, bensì perché, dai calcoli dei tecnici, la strategia a due soste avrebbe dovuto garantire un vantaggio così ampio da non lasciare margini di dubbio al muretto. Così è stato per Charles Leclerc, che sin dai primi giri ha deciso di spingere, e così è stato anche per Oscar Piastri.

Come spiegato da Andrea Stella, l’intenzione iniziale era di adottare lo stesso piano anche per Norris, partito terzo ma subito retrocesso in quinta posizione al via. Tuttavia, la gara di Budapest si è sviluppata in modo diverso, rivelandosi più aperta e imprevedibile del previsto e, paradossalmente, sono proprio le posizioni perse in partenza che hanno reso ancor più sensato l'azzardo tattico. 

Lando Norris, McLaren

Lando Norris, McLaren

Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images

Con le temperature più fresche della domenica, il divario tra la singola e la doppia sosta - che sui dati del venerdì si stimava attorno ai dieci secondi - si è ridotto, rendendo la prima un'opzione da prendere seriamente in considerazione, tanto che è stata scelta da diversi team di centro gruppo, ma con un passo molto lento. Ciò che ha sorpreso, però, è stata la sua efficacia anche dopo un primo stint disputato su ritmi piuttosto elevati, come nel caso di Norris.

Certo, probabilmente l'eccellente gestione gomma della MCL39 ha comunque il suo valore, ma ciò che ha sorpreso maggiormente è proprio che abbia funzionato pur non essendo pianificata dal principio, bensì nel momento in cui è diventata l'unica opzione per pensare di ribaltare la corsa, provare a battere il compagno di squadra e, soprattutto, vincere la gara. La proposta, infatti, è arrivata dalla McLaren.

Quando McLaren ha virato sulla singola sosta

Inizialmente l’idea era quella di puntare sulle due soste, creando un delta di gomma su Russell per semplificare il sorpasso, ma è nel momento in cui Norris ha iniziato a estendere che McLaren si è resa conto che il singolo pit stop potesse diventare vincente. Vi era poco da perdere, perché in qualsiasi momento Lando sarebbe potuto alla tattica precedente, avendo il ritmo per recuperare su Russell.

Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren

Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren

Foto di: Guido De Bortoli

"Quando abbiamo lasciato fuori Lando, non pensavamo che la strategia a una sosta fosse possibile. Ma va dato merito a Lando: è riuscito a mettere insieme settori e giri molto, molto buoni con gomme già piuttosto usurate. Così, in un certo senso, ci siamo convinti che la strategia a una sosta stesse iniziando a rientrare in gioco man mano che proseguivamo con il primo stint. Noi ci aspettavamo che le due soste fosse la strategia dominante", ha detto Stella.

A permettere a Norris di costruirsi una reale chance di vittoria è stato prorpio il passo tenuto quando è stato deciso di estendere. L’inglese ha mantenuto un ritmo costante e competitivo, senza particolari cali, fatta eccezione per gli ultimi giri dello stint, quando Leclerc ha iniziato a rifarsi sotto. Proprio grazie a questo ritmo costante, Norris è riuscito a limitare il tempo perso rispetto a Leclerc e Piastri, nel frattempo già rientrati ai box, contenendo il distacco attorno al secondo al giro.

I ruoli si sono però invertiti quando Lando ha effettuato il suo pit stop, montando la gomma con cui sarebbe dovuto arrivare fino alla bandiera a scacchi. Mediamente, ha infatti iniziato a recuperare circa sei decimi per ogni passaggio su Leclerc, tenendo però a mente che il monegasco ha anticipato la seconda sosta per non subire un possibile undercut da parte di Piastri, quindi senza entrare nella fase di degrado più acuta che avrebbe potuto accusare seguendo la strategia "ottimale".

Lando Norris, McLaren

Lando Norris, McLaren

Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images

Non potendo coprire anche Norris, Ferrari ha scelto di anticipare su Piastri, mentre all'australiano erano state date due differenti opzioni. O anticipare il secondo pit stop proprio per tentare un undercut su Leclerc, anche se ciò avrebbe significato discostarsi dalla tattica ideale, oppure allungare e creare un delta di gomma sul compagno di squadra, garantendosi migliori chance di sorpasso sul finale. 

Perché il secondo stint è stato decisivo

Piastri ha deciso di marcare il compagno di squadra, ma lo ha fatto anche perché vi era il rischio concreto che potesse vincere la gara. Anticipare troppo la seconda sosta per superare Leclerc, lo avrebbe messo nella condizione di dover recuperare diversi secondi ma con un delta di coperture meno ampio e senza la certezza che sarebbe arrivata una vittoria, dovendo comunque superare Norris in pista. 

Decidendo, invece, di seguire la tattica “ideale”, Piastri ha voluto mettersi nella condizione sì di provare a vincere ma, nel peggiore dei casi, avere un delta di gomma abbastanza ampio per provare quantomeno a battere il compagno di squadra per la classifica mondiale. Un discorso intricato, ma che ha provato a spiegare anche Andrea Stella.

Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren

Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren

Foto di: Joe Portlock / LAT Images via Getty Images

“Se avessimo fermato Oscar prima, si sarebbe ritrovato dietro Lando. Ma volevamo garantirgli un vantaggio sufficiente in termini di gomma per superare Leclerc, e allo stesso tempo dargli una possibilità reale nei confronti di Lando, perché questo avrebbe significato essere su una strategia a due soste ottimale”.

“Pur tenendo in considerazione Leclerc, non volevamo deviare troppo da una strategia a due soste ideale, perché sarebbe stato ingiusto nei confronti di Oscar nella sua lotta con Lando, che volevamo mantenere equa. Abbiamo anche verificato con Oscar quale fosse la sua preferenza, e naturalmente voleva avere l’opportunità di vincere la gara. Pensavamo che, con un sufficiente delta gomme, Oscar potesse avere una chance”, ha aggiunto Stella, anche se è impossibile dimenticare l'influenza di Leclerc sul duello papaya.

Analizzando i riferimenti nell'intervallo di tempo tra le due soste di Piastri, emerge un dato interessante: pur avendo la possibilità di spingere con più aggressività, nel complesso non è riuscito a guadagnare un margine significativo su Norris, ossia solo poco meno di 3 secondi "virtuali". Un tema ancor più cruciale se si considera che il britannico aveva percorso parte di questo intervallo con una media usata da inizio gara, quando il carico di caburante a bordo era ben più alto aumentando lo stress sulle coperture.

Proprio in quella fase centrale e tatticamente decisiva della gara, Norris è stato bravo nel mantenere un ritmo costante e, paradossalmente, competitivo da contenere il gap, senza accusare un crollo. Lo stesso si è ripetuto nella seconda parte di gara, dove ha mantenuto un passo sufficiente per conservare gli pneumatici con l'obiettivo di respingere gli attacchi sul finale di Piastri e difendere la vittoria. Senza dubbio diversi fattori hanno giocato a favore di Norris in una gara che sembrava persa dopo le prime curve, ma anche il britannico ci ha messo del suo, rendendo efficace quella stategia che McLaren aveva scartato.

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