F1 | Il simulatore alleggerisce... il budget cap: le risorse risparmiate si reinvestono in ingegneri
In un'era in cui i test in pista sono sempre più ridotti, i simulatori sono diventati strumenti centrali nella strategia di crescita di un team e, nonostante l'alto investimento iniziale, permettono di alleggerire... il budget cap, soprattutto ora che la manutenzione è affidata ad aziende esterne, potendo così assumere nuovi ingegneri in altre aree
Una delle innovazioni più importanti nel mondo della F1 degli ultimi vent’anni riguarda i simulatori, una scienza più complessa e tecnica di quel che può sembrare, proprio perché da questi strumenti passano non solo la preparazione di un weekend di gara, ma anche lo sviluppo di una nuova vettura. Proprio per questo la sfida si divide su due fronti: hardware e software.
Anni fa, i simulatori non erano certo i più avanzati. Erano strumenti utili, ma limitati da piattaforme lente e da latenza elevata. Oggi, però, è una storia molto diversa: la tecnologia ha fatto un enorme salto avanti, anche grazie ad aziende specializzate come Dynisma, con nuovi metodi per generare il movimento e sistemi capaci di restituire variazioni ad alta frequenza con una latenza quasi impercettibile.
Oggi Dynisma fornisce simulatori a numerose squadre di Formula 1, tra cui Ferrari, ma anche a team di Formula 2, Formula 3 e Formula E, a conferma di quanto questi strumenti siano ormai cruciali non solo nella serie regina del motorsport, ma anche nella formazione dei talenti del futuro. Un’evoluzione resa possibile anche dal fatto che nuove aziende del settore hanno reso alcune tecnologie finalmente accessibili a livello commerciale.
George Russell, Mercedes
Foto di: Guido De Bortoli / LAT Images via Getty Images
I costi si sono ridotti con soluzioni commerciali
Sul fronte hardware, sebbene non sia possibile replicare le forze G, l’aspetto interessante è che ai team… in realtà non serve farlo, perché non forniscono al pilota informazioni davvero utili. Al contrario, certi movimenti mirati permettono di riprodurre in modo più diretto sensazioni che il pilota sperimenta in pista, come ad esempio un bloccaggio.
“La tecnologia che offriamo è disponibile commercialmente. In passato, invece, un team di Formula 1 di alto livello tendeva a costruire internamente il proprio simulatore, perché voleva il massimo possibile e non esisteva sul mercato una tecnologia come la nostra. Ora la situazione è cambiata: i team possono acquistare direttamente le nostre soluzioni, e noi siamo all’avanguardia in questo settore”, ci racconta Simon Hollway, Direttore Commerciale di Dynisma, su come un team oggi acquista un simulatore.
“La piattaforma di movimento è la stessa nei diversi prodotti che offriamo. La scelta dipende dal budget del cliente, dal tipo di sistema che desidera e, in alcuni casi, anche dalle dimensioni della struttura in cui dobbiamo installarlo. La personalizzazione entra poi in gioco su elementi come il mock‑up”. Infatti, molte squadre tendono poi ad usare un vero telaio per completare il simulatore.
Dynisma Motion Generator
Foto di: Dynisma
Ora più che l'hardware, la differenza la fa il software
Questo è un aspetto molto interessante, perché avere una piattaforma affidabile ha spostato il focus sul miglioramento del software e dei modelli, che sono poi ciò che determina il successo nello sviluppo di un progetto. In pista, infatti, il confronto avviene proprio con quei modelli costruiti al simulatore, ed è sulla loro accuratezza che si gioca gran parte della competitività, come vi abbiamo raccontato in un approfondimento dedicato su come sono state sviluppate da zero le monoposto 2026 al simulatore.
“Questo ha spostato l’attenzione dei team su ciò che possono fare all’interno del modello veicolo: come migliorarlo, come affinare la modellazione degli pneumatici e tutto ciò che serve per ottenere un vero e proprio gemello digitale della vettura, con una correlazione più vicina rispetto al comportamento reale”.
Qui emerge uno dei temi spesso sottovalutati di questa nuova era dei simulatori in Formula 1. È vero che l’esperienza in pista ha un valore inestimabile, offrendo molti più dati in condizioni reali e pienamente rappresentative di ciò che si ritroverà poi nel mondiale, ma è altrettanto vero che organizzare dei test ha un costo significativo, soprattutto se si volesse replicarne la frequenza con cui i piloti, inclusi le riserve, utilizzano il simulatore.
Dynisma
Foto di: Dynisma
Al di là delle spese per girare fisicamente, in un’epoca ibrida dove servono più permessi e precauzioni e in un'era in cui i carburanti sostenibili hanno ancora un costo molto elevato, vanno inoltre considerate anche tutte le spese legate al personale e al trasporto. Un costo che, per girare con frequenza, peserebbe molto a livello di budget cap.
Le risorse risparmiate vengono reinvestite in altri ingegneri
Questo è un punto interessante, perché ciò che spesso non viene raccontato è che quando si acquista un simulatore, in realtà si acquista anche una squadra di tecnici dedicati alla modellazione del software e all’assistenza continua. Certo, girare con costanza in pista sarebbe utile, ma in un’era di budget cap il fatto di poter contare su un gruppo stabile di specialisti esterni permette di ridurre sensibilmente i costi operativi.
“C’è la questione dei tracciati su cui il cliente vuole girare: noi forniamo la simulazione, il software per la parte visiva e integriamo anche il tipo di software di modellazione veicolo che le squadre preferiscono utilizzare. Siamo completamente agnostici sia sul software di visualizzazione sia su quello di vehicle modeling, e il nostro team integra ciò che il cliente usa già”, ci spiega Hollway.
Simon Holloway, Commercial Director Dynisma
Foto di: Dynisma
Per questa tipologia di investimenti, i team non utilizzano solo le risorse del budget cap, come accadrebbe per dei test in pista, ma possono attingere anche a una sezione extra dedicata al miglioramento delle strutture: il CapEx. È uno strumento pensato proprio per permettere alle squadre di aggiornare i propri strumenti senza intaccare direttamente il cost cap. Inoltre, da quest’anno alcune modifiche regolamentari rendono ancora più semplice ammortizzare la spesa, distribuendola su un periodo più lungo.
“L’aspetto fondamentale è che i team riescono a ottenere un’enorme riduzione dei costi legati all’utilizzo delle vetture in pista. Ci sono anche benefici importanti in termini di emissioni. Un altro elemento chiave è che, potendo acquistare commercialmente la nostra tecnologia, i team non hanno più bisogno di mantenere internamente un grande gruppo di persone dedicato alla gestione del simulatore”.
In passato, infatti, erano i team a dover reclutare il personale addetto alla manutenzione del simulatore, sia lato hardware che software, con un impatto economico non trascurabile. Oggi, invece, essendo la gestione affidata direttamente alle aziende che forniscono il simulatore, quelle risorse possono essere reinvestite per assumere ingegneri in altri ambiti strategici, aspetto che ai team è molto caro. Certo, l'investimento iniziale è alto, ma è ammortizzato in un'area specifica del CapEx.
“Siamo noi a occuparci del supporto: aggiorniamo regolarmente il software, garantiamo la disponibilità dei componenti e ci assicuriamo che il sistema sia sempre operativo. Questo significa che le squadre non devono più impiegare dieci ingegneri solo per far funzionare un simulatore progettato internamente. Possono invece destinare quelle risorse a figure che contribuiscono direttamente allo sviluppo della vettura. È un risparmio significativo all’interno del budget cap, e rappresenta un vantaggio concreto per il futuro. Si tratta comunque di un investimento da diversi milioni di sterline, ma che ripaga”.
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