F1 | Il periodo no di Colapinto: cosa non va in Alpine e dove ha smarrito la scintilla
L'argentino sta vivendo un periodo difficile in Alpine, dove non è ancora riuscito a ritrovare la fiducia e la scintilla che lo avevano contraddistinto in Williams, mancando i tre "paletti" fissati da Briatore. Con la A525 non è scattato il feeling, specie in ingresso e percorrenza delle curve a media-alta velocità, che ne limita le performance.
Lo scorso anno Franco Colapinto era entrato in F1 da esordiente totale, ma con la fame e la velocità di chi era consapevole di avere tra le mani quella che forse sarebbe stata l’occasione più importante della sua carriera per farsi notare e guadagnarsi un posto nella massima serie. Al netto di qualche inevitabile sbavatura come per tutti i rookie, il primo impatto dell’argentino aveva lasciato sensazioni positive.
Talento, velocità e un interessante potenziale commerciale: ingredienti che, durante lo scorso inverno, avevano convinto l’Alpine a muoversi con decisione per strappare Colapinto alla Williams, la scuderia con cui era sotto contratto e che lo aveva portato al debutto in F1, con il chiaro intendo di affidargli uno dei due sedili a un certo punto della stagione.
Un cambio di sedile giunto a Imola, quando l’argentino prese il posto di Jack Doohan, il pilota che Alpine lo scorso anno scelse come sostituto del partente Esteban Ocon. Al tempo, Flavio Briatore aveva fissato tre paletti perché Colapinto si meritasse la riconferma: andare forte, non sbattere e portare punti al team. Tuttavia, più che in un trampolino di lancio, la sua avventura si sta trasformando in un buco nero.
Franco Colapinto, Alpine
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images via Getty Images
Il problema di fondo è che, per ora, Colapinto non è riuscito a ritrovare in Alpine le stesse sensazioni e la stessa fiducia che sentiva l’anno scorso nella Williams, nonostante la FW46 fosse una monoposto dal DNA piuttosto unico e che i piloti giudicavano difficile da guidare, come peraltro ben evidenziato da Logan Sargeant. L'argentino si è ritrovato in un mondo completamente diverso, ma in cui fatica a integrarsi.
“Mi manca fiducia con la macchina. Non riesco a trovare, a volte, il mio ritmo in alcune curve”, ha detto il pilota dell’Alpine in Ungheria, raccontando come non sia ancora scattata la scintilla tra lui e la A525, a parte rarissimi casi in cui, però, non è mai realmente stato in lotta per i punti. Anzi, paradossalmente la scuderia francese sta vivendo lo stesso problema della Red Bull, con un solo pilota capace di portare la vettura in zona punti.
“Devo lottare per riuscire a entrare e far girare la vettura nelle curve, e questo non mi dà molta fiducia. Non avevo questo problema l’anno scorso: riuscivo a entrare e a essere veloce fin da subito. Ora, però, sto lottando di più con la macchina, e questa è la realtà. Non ho la stessa fiducia dell’anno scorso, ed è un aspetto che in F1 ha un peso e può costare molto".
“Stiamo lavorando duramente con la squadra per capire alcuni di questi problemi, e credo che stiamo migliorando in alcune cose. È solo quella sensazione che nulla è stato messo insieme, e che il nostro pacchetto è stato massimizzato a volte, ma non in altre".
L’Alpine non è certo una vettura che brilla nei tratti lenti e una delle migliori qualità della A525, più volte menzionata da Pierre Gasly, è la precisione dell’anteriore alle alte velocità, che permette di spingere in ingresso e percorrenza. Non a caso, i migliori risultati del francese sono tutti giunti in Gran Premi su piste abbastanza veloci, cercando anche il compromesso tra carico e velocità di punta.
Ma se questo fattore viene meno, allora diventa logico come le prestazioni rischino di crollare… a picco. E così è stato per lo stesso argentino, che fatica ad avere quella fiducia necessaria per fare la differenza in fase di inserimento per portare velocità in curva. Non è un caso che i suoi risultati migliori, fino ad ora, siano arrivati proprio su tracciati lenti come Canada e Ungheria, dove questo fattore ha minor peso.
Il problema di fondo è che la A525 non brilla sulle piste lente, per cui anche nei suoi weekend “migliori”, per Colapinto diventa molto complesso riuscire a portare la vettura in zona punti. Certo, i problemi tecnici non hanno aiutato, così come quelli ai pit stop, ma è chiaro che l’argentino sembra avanzare a fatica, come chi prova a correre con le scarpe zavorrate, stringendo i denti nella speranza che quello spiraglio di luce in fondo al tunnel non sia solo un’illusione, ma l’inizio di una possibile uscita.
Franco Colapinto, Alpine
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
“Sento che stiamo facendo dei progressi dietro le quinte, è solo che, quando non lo vedi nei risultati, è molto difficile continuare a spingere, a continuare a lavorare nella stessa direzione, perché non vedi effettivamente i risultati che arrivano. È qualcosa su cui non puoi veramente fare affidamento quando non lo vedi in pista. Ma credo che stiamo migliorando in molte aree e che stiamo lavorando molto bene con il team. Arriverà, ma ci sta mettendo più tempo di quanto vorrei”, ha detto l’argentino.
Un adattamento che sta richiedendo più tempo del previsto. Inoltre, Colapinto non potrà nemmeno contare su ulteriori sviluppi per provare a cambiare il DNA della vettura, perché Alpine ha ormai chiuso da tempo i rubinetti al progetto 2025 per concentrarsi solo sul 2026, anno in cui ci sarà anche un cambio di fornitore della Power Unit. Di conseguenza, il focus degli ingegneri è ormai tutto rivolto in quella direzione.
Per il momento, sul futuro di Colapinto non sembrano essere previsti cambi a breve termine, anche per il fatto che Alpine si ritrova comunque con possibili rookie tra le alternative disponibili nell'immediato e questo significherebbe dover ricominciare tutto da capo. Qualcosa che ora la scuderia non si può permettere, specie in ottica 2026 dove non ci saranno più scuse.
Tuttavia, il tempo non è una risorsa infinita in F1 e Colapinto lo sa bene. Ogni gara che passa senza punti, ogni qualifica complicata, ogni passo avanti che non trova conferma alla domenica, rischia di pesare come un macigno nel bilancio finale e la pazienza non è una valuta stabile nel paddock. La pausa estiva può rappresentare un’opportunità per ricaricare le batterie, ma è chiaro che al ritorno serviranno segnali concreti, ben tenendo conto dei limiti di una vettura che difficilmente brillerà.
Condividi o salva questo articolo
Iscriviti ed effettua l'accesso a Motorsport.com con il tuo blocco delle pubblicità
Dalla Formula 1 alla MotoGP, raccontiamo direttamente dal paddock perché amiamo il nostro sport, proprio come voi. Per continuare a fornire il nostro giornalismo esperto, il nostro sito web utilizzala pubblicità. Tuttavia, vogliamo darvi l'opportunità di godere di un sito web privo di pubblicità e di continuare a utilizzare il vostro ad-blocker.
Top Comments