F1 | Horner: "Abbiamo chiesto troppo a Lawson, gli ingegneri erano preoccupati"
Il Team Principal della Red Bull ha analizzato il tema del weekend, ovvero lo scambio tra Tsunoda e Lawson, con il neozelandese tornato in Racing Bulls. Horner ha spiegato che il team ha sbagliato a chiedere troppo in poco tempo a Lawson e che, dietro le quinte, anche gli ingegneri, "preoccupati" per la situazione, hanno spinto per intervenire.
La notizia che ha tenuto banco alla vigilia del GP del Giappone catturando tutta l’attenzione non poteva non essere lo scambio tra Liam Lawson e Yuki Tsunoda, con quest’ultimo che ha ottenuto finalmente la sua chance in Red Bull che bramava da tempo, anche se non nel modo in cui sperava. Il team di Milton Keynes non ha perso tempo nel prendere una decisione che, ancora una volta, ha fatto discutere.
Tempo. È forse questo il problema principale di tutta la vicenda perché, dopo un inizio di stagione in cui anche la RB21 ha mostrato dei problemi che in qualche modo ricalcano quelli dell’anno passato, il team anglo-austriaco sentiva proprio di non aver tempo, sia per far crescere Lawson che per sviluppare l’auto.
A questo punto si è ritenuto necessario agire in tempi brevi, anzi, brevissimi, con uno scambio solo dopo due gare che, al di là della bocciatura di Lawson, ha messo in mostra ancor di più quanto Red Bull si sia ritrovata a dover effettuare l’ennesima scommessa nella speranza di trovare una soluzione rapida a un problema ben più complesso.
Liam Lawson, Red Bull Racing
Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images
Parlando alla vigilia del Gran Premio di Suzuka, Christian Horner ha ammesso che il team ha promosso dei piloti troppo presto negli ultimi anni durante il loro processo di maturazione che, infatti, ha poi avuto vita breve in Red Bull. Certamente alcuni ingressi sono avvenuti per circostanze specifiche, come fu al tempo per Pierre Gasly, che fu catapultato nella scuderia della casa madre dopo solo un anno e qualche gara per sostituire il partente Daniel Ricciardo.
Ma lo stesso è avvenuto per Alex Albon, che nel 2020 ha poi patito una vettura difficile, per poi sbocciare in un altro contesto con meno pressioni. Non è un caso che alla fine di quella stessa stagione si decise di puntare su un nome esterno, Sergio Perez, al di là del fatto che, in quel momento storico, in AlphaTauri le alternative erano solamente Gasly, scartato solo un anno prima, e Daniil Kvyat.
Di fatto, Lawson è solo l’ultima “vittima” di questo gioco: "Negli anni passati abbiamo forse promosso dei piloti troppo presto. Se penso ai tempi di Alex Albon... Pierre Gasly è stato promosso in fretta e furia, mentre anche Daniel Ricciardo è passato alla Renault in quel periodo”.
"Forse abbiamo spostato questi giovani troppo presto in Red Bull. Ma è per questo che abbiamo un programma per giovani piloti e una riserva di talenti che cerchiamo di sviluppare e su cui investiamo. Questo programma ha dato molti vantaggi ai piloti - credo che sette dei piloti sulla griglia di partenza attuale siano passati prima o poi dal programma Red Bull", ha detto Horner a Sky Sports F1.
Max Verstappen, Red Bull Racing, Liam Lawson, Red Bull Racing
Foto di: Simon Galloway / Motorsport Images
La possibilità di avere altri due sedili nello junior team permette certamente di fare questi scambi, ma il punto è un altro, ovvero quali fossero le aspettative. Lawson aveva alle spalle solamente undici gare e, per quanto avesse mostrato dei buoni numeri in Racing Bulls e che avesse del potenziale per continuare la sua crescita, era da inserire anche nel giusto contesto.
Uno degli elementi presi in considerazione qualche mese fa nella scelta tra lui e Tsunoda fu proprio quel potenziale, il fatto che Red Bull vedesse il neozelandese come un prospetto più forte del giapponese in un’ottica sulla lunga distanza.
Si parla, però, di lunga distanza, perché bisogna anche sviluppare quel bagaglio di esperienza su cui può già contare invece Tsunoda grazie ai suoi quattro anni in F1. Inoltre, realisticamente Red Bull non si aspettava di ritrovarsi in una situazione così complessa con la vettura, credeva che la RB21 potesse essere un concreto salto in avanti sbloccando quel potenziale che nel 2020 si era visto solo a tratti. Due elementi che, messi assieme, hanno portato a chiedere a Lawson “troppo in poco tempo”.
"Certo, è orribile perché si tolgono i sogni e le aspirazioni di qualcuno, ma a volte bisogna essere crudeli per essere gentili, e credo che in questo caso non sia la fine per Liam. Sono stato molto chiaro con lui, è che si tratta solo di un campione di due gare".
Liam Lawson, Racing Bulls
Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images
"Credo che gli abbiamo chiesto troppo e troppo presto. Per questo motivo, gli servirà per coltivare il talento che lui ha, tornando in Racing Bulls, dando a Yuki l'opportunità di sfruttare l'esperienza che ha. Abbiamo del lavoro da fare con la macchina. Dobbiamo migliorare la nostra vettura. Dobbiamo attingere all'esperienza di Yuki. E nel frattempo, Lawson potrà tornare in un ambiente che conosce e che forse è meno stressante della Red Bull", ha aggiunto Horner.
Red Bull è stata chiara. La scelta di anticipare così radicalmente lo scambio è dovuta soprattutto al fatto di non avere… tempo per attendere la crescita di Lawson. Nell’ottica di supportare Verstappen nella sua rincorsa al titolo serviva un pilota che aiutasse nello sviluppo e che, soprattutto, potesse essere utile in ottica di strategia di gara.
Tuttavia, Horner ha raccontato anche un altro dettaglio, ovvero che anche gli ingegneri Red Bull hanno spinto per lo scambio, preoccupati dal fatto che Lawson non stesse migliorando e che potesse cadere in una spirale negativa anche a livello mentale, paradossalmente uno dei punti che al tempo convinse il team a puntare su di lui.
“Credo che con tutto quello che abbiamo visto in Australia e in Cina, si sia capito che Liam era davvero molto provato. Avremmo potuto lasciarlo, e credo che Liam sia un pilota di talento. Forse in mezza stagione ci sarebbe arrivato, ma non abbiamo tutto questo tempo”, ha aggiunto Horner.
“Era molto chiaro ai tecnici del team quanto Liam fosse in difficoltà e si vedeva il peso che aveva sulle spalle. Gli ingegneri sono venuti da me molto preoccupati e, alla fine, credo che fosse la cosa più logica da fare”.
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