F1 | Horner: "100 vittorie Red Bull con tanti eroi non celebrati"
Il team principal di Milton Keynes mette in fila i numeri straordinari del GP del Canada: Verstappen ha eguagliato Senna con 41 vittorie, la squadra ha centrato il centesimo Gran Premio, mentre Newey ha collezionato il 200esimo successo in F1. Cifre da capogiro: "E non dimentichiamo che siamo ancora una squadra giovane che ha ottenuto la sua prima vittoria nel 2009, ma vogliamo andare avanti, l’obiettivo è mettere assieme altri cento successi”.
Quando Verstappen ha tagliato il traguardo di Montreal in prima posizione nel grande libro delle statistiche della Formula 1 ci sono stati aggiornamenti di peso. Max ha raggiunto Ayrton Senna a quota 41 vittorie, Adrian Newey ha toccato quota 200 successi, e la Red Bull è entrata nell’ambito club delle squadre che si sono aggiudicate almeno 100 Gran Premi.
Domenica sera Christian Horner si è goduto il momento, seduto nella hospitality della squadra con l’immancabile lattina di Red Bull ed il sorriso dei giorni da ricordare. Il team principal che ricopre il ruolo dal primo giorno in cui (nel 2005) la squadra è scesa in pista, ha parlato di un percorso straordinario, coinciso negli ultimi otto anni con quello di Verstappen, a cui non fa mancare parole di stima assoluta.
Christian Horner, Team Principal Red Bull Racing
Photo by: Patrick Vinet / Motorsport Images
Siete arrivati a quota cento. A cosa si pensa in questi casi?
“Quando siamo entrati in Formula 1 l’obiettivo era essere competitivi. Era la visione di Dietrich (Mateschitz), portare in pista una squadra Red Bull non solo partecipare, ma cercando di crescere e di puntare in alto. Abbiamo vinto la nostra prima gara nel 2009, quattro anni dopo il nostro esordio, e ricordo bene che dopo aver ritirato il trofeo sono salito sull'aereo per tornare a casa e ho pensato ‘bene almeno abbiamo vinto un Gran Premio, se non accadrà più, potremo comunque dire di aver vinto una gara’. È stato un momento speciale, ma non avrei mai pensato che sarebbero arrivate altre 99 vittorie, quello proprio no".
"Ora che invece ci siamo, beh, posso dire che questo traguardo testimonia la dedizione e il duro lavoro di tutte le persone che fanno parte di questa azienda. Ci sono tanti eroi non celebrati che hanno contribuito a questo incredibile risultato, è qualcosa di cui l'intero team è incredibilmente orgoglioso”.
Max Verstappen festeggia il 41esimo successo in F1 nel GP del Canada
Photo by: Glenn Dunbar / Motorsport Images
Max ha raggiunto un traguardo prestigioso, raggiungendo il numero di vittorie di Ayrton Senna. Come lo collochi tra i grandi del motorsport?
“Quello a cui stiamo assistendo con Max è il percorso di un grandissimo talento, ora anche i numeri dicono che possiamo accostarlo ai grandi. Vederlo raggiungere lo stesso numero di vittorie di Ayrton Senna e festeggiare sul podio insieme a Fernando e Lewis, è stato un momento molto speciale".
"Quello che stiamo vedendo è un pilota che continua ogni fine settimana ad esprimersi ad un livello altissimo, anche a Montreal ha disputato una gara fantastica, ma il tocco eccezionale è arrivato in qualifica in uno scenario che continuava a variare. La sua capacità di adattarsi a tutti le condizioni, a qualunque gomma e qualsiasi livello di aderenza ci ha regalato Max al suo meglio”.
Leggendo i numeri non siete poi molto lontani dalla Mercedes nella classifica delle vittorie conquistate in Formula 1. Che significato avrebbe per voi superarli?
“È qualcosa a cui non ho pensato, onestamente non so quante vittorie abbia la Mercedes (125). Posso dire che per noi è gratificante l’essere entrati in un club abbastanza elitario come quello delle squadre che hanno vinto almeno 100 Gran Premi, basta leggere i nomi per capire. E non dimentichiamo che siamo ancora una squadra giovane che ha ottenuto la sua prima vittoria nel 2009, ma vogliamo andare avanti, l’obiettivo è mettere assieme altri cento successi”.
Visto dall’esterno Max non sembra mostrare molto entusiasmo per aver raggiunto il numero di vittorie di Senna. Ti sorprende?
“Credo che dentro di sé sia orgoglioso, ma conosciamo Max, non mostra grandi emozioni. È un ragazzo molto modesto, molto discreto, ma credo che dietro le quinte questo traguardo significhi molto per lui”.
Parlerà più con te che con i media…
“Non tanto, credo che Max sia solo un ragazzo normale. Non è il tipo di persona che vedrete mai esaltarsi sul podio o festeggiare in modo esagerato. Ama correre, guida in modo incredibile e dà sempre il massimo, credo che stia guidando a un livello altissimo, e il modo in cui lavora con la squadra, la fiducia e la maturità che ha raggiunto sono incredibili. Mi diverte a volte il dialogo con il suo ingegnere di pista, rispecchia la sua personalità”.
Max Verstappen, Red Bull Racing RB19
Photo by: Red Bull Content Pool
Hai parlato con Max del traguardo delle 200 vittorie?
“Sta vivendo un momento eccezionale. A 25 anni ha vinto 41 Gran Premi e due campionati del mondo, è una prestazione incredibile. Gli ho detto alla radio ‘Sai, Adrian (Newey) ha vinto il suo 200esimo Gran Premio oggi, quindi hai un po' di strada da fare per raggiungerlo’”.
Qual è stata la chiave che ha permesso alla Red Bull di raggiungere questo traguardo in 14 anni?
“Le persone, lo spirito, la cultura. È una questione di atteggiamento, intendo il modo in cui affrontiamo le corse, il desiderio e la passione. Sono tutti questi aspetti, quando lavori per una squadra come la Red Bull è chiaro qual è l’obiettivo, vogliamo vincere e vogliamo essere competitivi, e tutti danno il massimo creando un’incredibile energia nella nostra sede. Credo che siamo una squadra diversa dalle altre, ma alla fine Red Bull è, e resta, una squadra corse, una grande squadra corse”.
Il record di vittorie consecutive in una stagione è qualcosa a cui state guardando?
“Ad oggi posso dire che siamo concentrati esclusivamente sulla prossima gara, una alla volta. È un approccio che ci ha portati a conquistare 18 delle ultime 19 gare, una prestazione per noi fenomenale".
"Continueremo con questo metodo, alla fine si tratta di lavorare per estrarre il massimo dalla macchina e dai piloti in ogni weekend di gara, e faremo così per tutta la stagione. Per quanto riguarda le statistiche, beh, credo che alla fine si scrivano da sole in base a ciò che fai”.
Adrian Newey, Red Bull Racing
Photo by: Red Bull Content Pool
Quali erano gli obiettivi di Mateschitz quando decise di entrare in Formula 1 nel 2005 con un proprio team?
“Voleva fare le cose in modo diverso. Non voleva essere solo avere una squadra ‘aziendale’, ma un team diverso. Ha deciso di fare qualcosa di nuovo come la Energy Station (l’hospitality di Red Bull ed AlphaTautri) ha introdotto il Red Bulletin (un giornale sportivo e satirico che veniva stampato in pista) voleva che il tutto fosse divertente. Ma era anche competitivo, voleva competere e voleva vincere".
"Ricordo che nel 2005, il nostro primo anno di attività, mi fissò l’obiettivo di conquistare 12 punti, la Jaguar (squadra acquistata da Mateschitz per rinominarla Red Bull) l’anno prima ne aveva conquistati 9, e noi siamo riusciti ad arrivare a quota 34. Ovviamente la Formula 1 ha rappresentato per lui e per la Red Bull anche un’ottima piattaforma per commercializzare il loro marchio e il loro prodotto, ma Mateschitz era un pilota, un fan della Formula 1 ed un grande appassionato di questo sport”.
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