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Hembery: "Monza tra le più impegnative per le gomme"

Quella Brianzola però è una gara molto importante per la Pirelli, perché è l'evento di casa

Redazione Motorsport.com

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Modificato: 14 mag 2015, 10:25

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Hembery:

Monza è la gara di casa per Pirelli: si trova, infatti, a solo mezz’ora di auto dal quartier generale della società, a Milano, dove vengono progettate le gomme F1.

Con le sue famose curve veloci, come la Parabolica, e i lunghi rettilinei seguiti da chicane lente, dove sono alti i carichi longitudinali in trazione e frenata, il circuito italiano rappresenta una bella sfida per le gomme. Per questo motivo, Pirelli ha deciso di portare qui le due mescole più dure del range F1: il P Zero Orange hard ed il P Zero White medium.

Oltre alle forze scaricate, le gomme devono sopportare ulteriori stress derivanti dagli alti cordoli, tipici del circuito italiano. Proprio i cordoli vengono spesso sfruttati dai piloti per trovare la traiettoria più veloce, e lo pneumatico svolge un ruolo chiave nell’ assorbire gli impatti come parte della sospensione. Quest’anno, i nuovi regolamenti hanno ridotto i livelli di carico aerodinamico, per cui se da un lato le velocità in curva si sono ridotte, dall’altro le vetture raggiungono le più alte velocità di punta di tutto l’anno, sfiorando i 360km/h.

Paul Hembery, direttore Motorsport Pirelli: "Correre in casa è sempre una fonte di immenso piacere e orgoglio per noi, soprattutto perché molti dei nostri dipendenti, che normalmente non viaggiano per le gare, possono vedere i nostri pneumatici in azione. La nostra gara di casa è anche una delle più impegnative dell’anno per gli pneumatici: non a caso, Monza è conosciuta come ‘il tempio della velocità’. Più un circuito è veloce più diventa impegnativo per le gomme a causa dell’ accumulo di calore che tutte queste forze determinano. Le vetture corrono con un carico aerodinamico molto basso a Monza, per massimizzare la velocità di punta sui rettilinei. Questo ha un effetto sulle gomme: con un ridotto carico aerodinamico le monoposto tendono a scivolare di più; inoltre, si possono avere dei bloccaggi delle gomme nelle zone di frenata – un elemento chiave a Monza".

Jean Alesi, consulente tecnico Pirelli: "Monza è la casa della velocitá. Cambiano le monoposto, le regole, i piloti, ma quando corri all’Autodromo la legge è una sola: trovare le migliori condizioni per gestire condizioni limite più vicine ai 400 che ai 300 chilometri all’ora. Per esaltare la velocità massima sui lunghi rettilinei, serve un’aerodinamica estremamente scarica. Alettoni minimi, quindi, il carico aerodinamico va assicurato a livello meccanico. In queste condizioni, il lavoro numero uno per il pilota diventa salvaguardare al massimo gli pneumatici posteriori. Per riuscirci serve un assetto che garantisca buona trazione in uscita dalle chicane, altrimenti le gomme posteriori si usurano rapidamente e a quel punto anche la frenata si allunga molto, con danni terribili a livello di tempo sul giro. Ma non basta. A quelle velocità pazzesche, quando si va a frenare si innesca l’effetto ‘lift’: si sente la vettura come se si sollevasse dall’asfalto. È una sensazione esclusiva di Monza: in certi momenti diventa difficile anche tenere la monoposto dritta in rettilineo. Io ho amato moltissimo Monza. Specialmente quando vi gareggiavo con la Ferrari. Vi ho conquistato un paio di pole position, ho stretto la vittoria in mano fino a due colpi di sfortuna pazzeschi. Ricordo l’emozione di sentire il boato del pubblico in tribuna: indimenticabile. E correvo con un motore 12 cilindri: quest’anno, con il 6 cilindri turbo molto più silenzioso, i tifosi si sentiranno ancora meglio. Beati i piloti di oggi…".

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