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F1 | Hamilton sorride: "La nostra miglior qualifica. Non aver usato il simulatore mi ha aiutato"

Al termine delle qualifiche del Canada, chiuse con un quinto posto che non deve ingannare negativamente dato che qui ci si attendeva una Ferrari più in difesa, il britannico ha tracciato un bilancio positivo della sua giornata, rimarcando come non aver preparato il GP al simulatore, bensì con gli ingegneri abbia fatto la differenza.

Lewis Hamilton, Ferrari

Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: Alastair Staley / LAT Images via Getty Images

Lo aveva anticipato prima dell’inizio del weekend. Sulla scia del GP di Miami, dove aveva avvertito una certa discrepanza tra il lavoro di setup svolto in fabbrica e le sensazioni poi provate in pista, Lewis Hamilton ha scelto di non utilizzare il simulatore a Maranello per preparare il GP del Canada, preferendo concentrare le sue attenzioni sui meeting con gli ingegneri.

Un approccio differente, dedicato più all’analisi dei dati che alle prove attive in realtà virtuale. La sensazione, infatti, era che il lavoro svolto al simulatore spesso non combaciasse con ciò che poi raccontava la pista, costringendo a ripartire quasi da un foglio bianco nella definizione dell’assetto.

Certo, non si può dire che questa sia la chiave della qualifica del britannico, anche perché la performance non si costruisce solo al simulatore e ci sono tanti aspetti, soprattutto nella strategia della Power Unit, che non vengono necessariamente definiti con il lavoro nella realtà virtuale. Inoltre, in realtà Hamilton con Montréal ha un rapporto speciale: non solo è il tracciato dove ha conquistato il suo primo, storico successo in Formula 1, ma è anche una delle piste in cui ha ottenuto il maggior numero di vittorie.

Lewis Hamilton, Ferrari, Oliver Bearman, Haas F1 Team, Pierre Gasly, Alpine

Lewis Hamilton, Ferrari, Oliver Bearman, Haas F1 Team, Pierre Gasly, Alpine

Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images

Un mix di elementi che negli anni hanno reso il Canada uno dei suoi circuiti preferiti. Tuttavia, per Lewis la scelta di non girare al simulatore ha avuto un effetto positivo sulla performance di oggi, chiusa con un quinto posto a poco meno di quattro decimi dalla vetta, al punto da definirla la sua miglior qualifica dell’anno.

“Probabilmente è la miglior di qualifica che abbiamo avuto finora, da tanto tempo a questa parte. Abbiamo fatto un ottimo lavoro con gli ingegneri, abbiamo apportato alcuni miglioramenti all’assetto che mi hanno fatto sentire benissimo dalle prove libere 1 e poi abbiamo fatto qualche altra piccola modifica prima delle qualifiche”, ha spiegato Hamilton dopo le qualifiche sprint.

Il distacco non deve ingannare, perché era logico attendersi qualche difficoltà su una pista in cui la Power Unit ha un peso specifico particolarmente elevato. Non a caso, in passato Montréal era uno dei tracciati in cui si registravano i consumi di carburante più alti. Inoltre, Lewis ha commesso un piccolo errore in curva 10, dove non è riuscito ad avere una linea pulita, perdendo quei centesimi che lo avrebbero messo in lotta per la seconda fila. 

Lewis Hamilton, Ferrari

Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images

Non è un mistero che la Ferrari sia indietro sul motore termico rispetto alla Mercedes e, non a caso, proprio sui rettilinei paga un gap di circa sette decimi rispetto alla Stella. Una superiorità che nasce da un mix di fattori e che, sebbene la SF‑26 riesca a recuperare qualcosa nelle curve a media e bassa velocità del primo settore, dove infatti Hamilton ha firmato il miglior parziale, viene comunque amplificata sui quattro allunghi, nei quali la W17 ha dimostrato di poter contare su una potenza superiore.

Un elemento che ha sottolineato anche lo stesso Hamilton nella sua analisi, riportando alla luce quel salto che i motorizzati Mercedes riescono a fare in qualifica: “In SQ1 e SQ2 siamo andati abbastanza bene, poi non so perché sia andata così, forse gli altri spingono un po’ più il motore. Però sono concento di essere stato lì in lotta e oggi mi sono divertito tantissimo in pista. Inoltre, credo che non avendo lavorato al simulatore mi sono sentito meglio rispetto a ogni altro weekend quest’anno. Forse è questa la strada che devo seguire per quest’anno”.

L’inglese ha spiegato di aver provato anche un setup mai utilizzato prima qui in Canada, e sembra aver funzionato come sperato. Si è concentrato soprattutto su aspetti come stabilità e bilanciamento meccanico, due elementi fondamentali su una pista come Montréal, dove si trascorre molto tempo “volando” sui cordoli.

“Abbiamo lavorato davvero tanto, analizzando i dati delle ultime settimane. Ho trovato questo molto più utile, ha dato benefici maggiori, concentrarmi sull’allenamento e non essere distratto, alla ricerca della stabilità meccanica, del bilanciamento in curva e di quello meccanico della macchina. Alla fine, abbiamo usato un assetto che non avevamo mai usato fino ad ora. Credo che questo abbia trasformato la macchina per me e spero che sia di buon auspicio per il resto del weekend”.

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