Hamilton: "Qui in Arabia non mi sento a mio agio"

Il campione del mondo arriva alla fase finale del mondiale molto carico e consapevole di quelle che sono le sue possibilità: Lewis esalta il lavoso svolto dalla squadra, mettendo in rilievo che non è una sfida solo fra lui e Max, ma questa coinvolge anche la squadra, i tecnici e i meccanici. L'inglese ammette: "Non è una mia scelta essere qui, credo sia importante cercare di sensibilizzare. Indosserò il casco arcobaleno come testimonianza".

Hamilton: "Qui in Arabia non mi sento a mio agio"
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“Solo esaltato, non vedo l’ora di essere in macchina e sono contento di avere davanti a me queste due gare per provare a raggiungere l’obiettivo. La squadra sta lavorando duramente, e da parte mia mi sento benissimo”. Lewis Hamilton è carico, e su questo c’erano pochi dubbi, ma ciò che sorprende di più alla vigilia di un weekend strategico per la volata mondiale, è la sua serenità.

Lewis la motiva con l’esperienza e con la crescita che ha portato avanti nel corso della sua carriera, una corsa con l’obiettivo di battere sempre la versione precedente di Lewis stesso.

Non si sbilancia in pronostici, ma sottolinea che se dovesse arrivare l’ottavo titolo, sarebbe il più importante in assoluto, per diversi motivi.

Hamilton ha ribadito come tutti nel team abbiano preparato nel miglior modo possibile questo fine settimana, ma con tanti punti interrogativi non riproducibili sui simulatori, quindi con diverse incognite che saranno risolte sono a partire da domani, quando finalmente sarà in pista.

Cosa ti aspetti da questo weekend?
“È molto difficile fare delle previsioni. Ci siamo preparati nel miglior modo possibile, ma per quanto si possa credere che le simulazioni consentano di eliminare le incognite, non è proprio così. Ad esempio, non sappiamo quale sarà il livello di aderenza della pista fino a quando non usciremo dai box domani, e dando un’occhiata sembra che l’asfalto sia abbastanza sporco. Ci sono molte incognite e nessuno di noi avrà le risposte prima di domani”.

Come ti sembra questo confronto così serrato?
“Sono due squadre incredibilmente compatte, e da parte nostra stiamo combattendo per un territorio finora inesplorato, poiché nessuno ha mai vinto otto titoli (il riferimento è anche agli otto titoli Costruttori consecutivi a cui punta la Mercedes), ma proprio perché sono qui da parecchio tempo sono più rilassato di quanto si possa immaginare".

"Ricordo bene come avevo vissuto la mia prima vigilia di un weekend mondiale, così come la seconda e la terza. Le notti insonni e tutto quel genere di cose che testimoniano una grande tensione. Oggi sono molto più sicuro di me stesso, so quanto sia importante prepararsi e che non si può cambiare nulla del passato. Quindi ogni sforzo è concentrato su ciò che mi aspetta, e so di essermi preparato al meglio possibile”.

Sia tu che la Mercedes sembrate essere in un ottimo momento, emerso maggiormente come reazione ad una situazione non semplice...
“Credo che se ti trovi di fronte alle avversità, e sei una persona competitiva, continui a crederci. Non accetti un ‘no’ come risposta e non ti arrendi mai. Sono grato di essermi trovato più volte in una situazione simile durante la mia carriera, ho imparato attraverso le mie esperienze e continuo ad attingere da questi momenti senza mai arrendermi".

"Bisogna crederci anche quando sembra impossibile, come è accaduto in Brasile, e penso che sia davvero uno spirito condiviso da tutta la squadra, un atteggiamento mentale positivo. Nessuno si prende una pausa, nessuno fa marcia indietro o si dimostra dubbioso, siamo tutti concentrati per portare avanti un fantastico lavoro di squadra”.

La battaglia per il titolo ti ha portato a un altro livello?
“Ogni anno penso, almeno per quanto mi riguarda, a come provare a migliorarmi, a salire di livello, e ci sono molte aree in cui si può fare un passo avanti. Non è solo questione di affrontare al meglio una curva, è anche come ti prepari, come ti alimenti, come diventi più consapevole delle cose, come ti avvicini alla vita e al lavoro, tutte queste cose insieme determinano il giusto equilibrio".

"Cerco sempre di battere la mia versione… precedente, di essere migliore di prima. Quando sei in una lotta per il titolo come in questo momento, stai spingendo più che puoi e ancora di più in aree che forse non hai considerato in passato, quindi è in generale un momento positivo”.

Nelle ultime gare credi di esserti spinto ulteriormente oltre?
“Non sono convinto di questo, non credo di essere passato ad un livello diverso, ma di essermi generalmente espresso ad un buon livello. Forse ho attinto a qualcosa di diverso in Brasile, forse è stato un momento in cui ho fatto qualcosa mai fatta prima, non lo so, posso anche dire che nella mia carriera avevo già rimontato posizioni in più occasioni".

"Mi piace pensare di aver ottenuto buoni risultati durante l'anno, che siamo riusciti a crescere costantemente, come ad esempio nella comprensione della monoposto, o anche sul come ottenere di più da ogni individuo della squadra. Mi piace pensare che tutti noi facenti parte della squadra ci siamo spinti oltre, non solo io, gli ingegneri, i meccanici, ogni individuo del team ha tirato fuori qualcosa in più, ed è quello che serviva”.

Se vincerai questo titolo Mondiale, diventerà il più significativo della tua carriera?
“Sì, certamente. Il primo motivo è che sarebbe qualcosa mai ottenuta prima, poi sarebbe una vittoria arrivata al termine di una battaglia durissima, che non si vedeva da molto, molto tempo. E infine non dimentichiamo cosa vuol dire confrontarsi oggi con la vita condizionata dal Covid, sono tutte difficoltà in più che la squadra ha dovuto affrontare”.

Ti senti a tuo agio correre qui (in Arabia Saudita)? Credi che sia una tappa che si adatta all’iniziativa WeRaceAsOne?
“Credo che abbiamo il dovere di aiutare a sensibilizzare l’opinione pubblica su alcune questioni di cui abbiamo parlato in diverse occasioni, in particolare intendo i diritti umani in questi paesi. Con il massimo rispetto, finora ho ricevuto un caloroso benvenuto da tutti, ma non posso dire di sentirmi a mio agio".

"Non è una mia scelta essere qui, è il nostro sport che ha scelto di essere qui. Giusto o sbagliato che sia, visto che siamo qui credo che diventi importante cercare di sensibilizzare. Nell'ultima gara, ad esempio, avete visto il casco che ho indossato, e lo indosserò nuovamente qui e nella prossima gara, perché evidenzia un problema".

"E la legge per la comunità LGBTQ+, se qualcuno vuole prendersi il tempo di leggerla, è piuttosto terrificante. Ci sono modifiche che devono essere apportate, ci sono cambiamenti che si possono fare, come è stato ad esempio in merito al diritto delle donne di poter guidare nel 2018. Ma sono davvero in vigore queste leggi? Alcune donne sono ancora in prigione per aver guidato molti, molti anni fa? Ci sono molti cambiamenti che devono accadere e penso che il nostro sport debba fare di più”.

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