F1 | Hamilton in difficoltà: il posteriore instabile ha risvegliato i fantasmi di inizio anno
L'inglese sembrava aver trovato maggiore sintonia con la vettura dopo la pausa estiva, ma nelle ultime gare i progressi si sono interrotti: il posteriore instabile di una SF-25 in crisi in Qatar ha riportato a galla tutti i problemi di cui Hamilton aveva sofferto a di inizio stagione. Ciò gli ha tolto fiducia e il distacco è tornato a crescere.
Dall’inizio della seconda metà di stagione, Lewis Hamilton ha dato l’impressione di aver compiuto decisi passi avanti con la SF-25, una vettura che non ha mai davvero digerito. Quando si cambia squadra è naturale che occora un periodo di adattamento, non solo tecnico ma anche umano, e quei progressi sembravano essere emersi dal ritorno dalla pausa estiva.
“Penso che il rapporto con Lewis, ciò che stiamo costruendo con lui, sia molto positivo. Ha trascorso dieci anni nella stessa squadra, con le stesse persone, e dopo dieci mesi credo che abbiamo già un legame molto forte con lui. Tuttavia, la frustrazione, i risultati, stanno creando un’immagine di noi stessi, e di lui in Ferrari, che ritengo sia molto peggiore di quanto sia in realtà”, ha raccontato Matteo Togninalli.
Infatti, quei miglioramenti non sempre si sono tradotti in risultati concreti, ma il trend di crescita restava comunque evidente. Nelle ultime due gare, però, questa progressione si è interrotta: Hamilton è parso fare un passo indietro di diversi mesi, ma tutto nasce da una SF-25 in grave difficoltà che in Qatar non sta trasmettendo fiducia a nessuno dei due piloti.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Mark Sutton / Formula 1 via Getty Images
Certo, a Las Vegas la pioggia ha scompaginato le carte, ma il passo mostrato in gara non è stato comunque particolarmente convincente. In Qatar, invece, il quadro appare ben più nitido: la pista di Lusail, con le sue numerose curve in appoggio, ha riportato alla luce proprio quei problemi che Hamilton aveva già sofferto nella prima parte di campionato.
Ciò è apparso evidente sin dai primi giri, con una totale mancanza di fiducia nel posteriore della SF-25, riflessa in maniera chiara nei tempi sul giro. Per questo, poco prima dell’inizio delle qualifiche, Hamilton ha scelto all’ultimo di montare un’ala posteriore più carica, nel tentativo di ritrovare stabilità. La modifica, però, non ha prodotto gli effetti sperati.
Prima della Sprint Race si è quindi tentato un approccio diverso, pensato più per raccogliere dati utili in vista della riapertura del parco chiuso. Durante la Sprint, infatti, il sette volte iridato si è messo a disposizione del team, sperimentando regolazioni e settaggi “estremi” sul volante per fornire informazioni preziose. Le sensazioni, però, sono rimaste negative: non deve quindi sorprendere che, a fine gara, Pierre Gasly gli abbia raccontato come la SF-25 sembrasse "orribile" nel comportamento.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images
Così, per la qualifica del sabato si è imboccata un’altra strada, ma molti limiti sono rimasti nonostante lievi miglioramenti. In tutte le curve che richiedono un inserimento preciso e un posteriore capace di accompagnare e sostenere la vettura, Hamilton non è riuscito a trovare la fiducia necessaria per portare velocità sia in ingresso sia a centro curva, risvegliando i fantasmi che lo avevano limitato a inizio anno.
Lo si nota chiaramente già dal confronto in Q1 con il compagno di squadra, solitamente più a suo agio nel gestire un posteriore instabile. Qui la Rossa ha evidenziato tanto sottosterzo, unito a un retrotreno instabile e tendente allo scivolamento che, quando si è centro a curva in fase di rotazione, rischia di sorprendere portando all'errore.
Non è un caso che, in quel tipo di curve, come la 4/5, la 7 e la veloce sequenza della 14/15 (dove al venerdì aveva mantenuto una marcia più alta su indicazione del team per ridurre lo scivolamento), Hamilton ha accusato un gap consistente. Se a ciò si aggiunge un bouncing anche nei tratti a media-velocità che qui ha colpito più squadre, la vettura diventa ancor più difficile.
Confronto telemetrico Hamilton-Leclerc in Qatar
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Di fatto, i problemi vissuti dall’inglese sono gli stessi che sta affrontando Leclerc, con una monoposto che oscilla tra bouncing e un equilibrio instabile, passando dal sottosterzo al sovrasterzo a seconda della fase di curva, ma in maniera ancora più accentuata. Se il monegasco, entro certi limiti, riesce a convivere con un posteriore ballerino, per Hamilton la situazione è opposta: la mancanza di stabilità diventa un ostacolo insormontabile che rispecchia esattamente una Rossa in caduta libera.
Ma qui sta anche il vero problema di fondo. Leclerc è riuscito a “tamponare” la situazione portando la vettura fino in Q3, ma i limiti generali della SF-25 in Qatar, anche dopo aver stravolto il setup, restano evidenti, soprattutto per la carenza di carico, già emerso e descritta in altri appuntamenti della stagione. Un deficit che si è fatto sentire anche girando con altezze più basse, data la particolare natura dell’asfalto di Lusail.
Il dato più eloquente delle difficoltà è che la Ferrari sia la squadra ad aver compiuto i minori progressi sul giro secco rispetto al 2024. Un limite che pesa ancor di più su Hamilton, poco incline a digerire i problemi di stabilità della SF-25. La situazione sembra averlo riportato indietro all’inizio dell’anno, sia nelle sensazioni sia nel distacco: poco più di tre decimi dal compagno di squadra.
Un distacco che, però, con margini così ridotti, ora può costare diverse posizioni in griglia, specie se già di per sé la vettura è poco competitiva. È come se Hamilton fosse tornato a combattere contro gli stessi fantasmi di inizio stagione: una macchina che non lo sostiene, un posteriore che non gli dà fiducia, e un cammino che sembra averlo riportato indietro invece di proiettarlo avanti.
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