F1 | Hamilton, il giorno che aspettava da 17 mesi: la Ferrari ritrova la vittoria e il suo sogno
Dalla delusione del 2025 al trionfo di Barcellona. Lewis conquista la sua prima vittoria in rosso, la numero 106 in carriera, al termine di una giornata che potrebbe rappresentare molto più di un semplice successo: per Ferrari e Hamilton potrebbe essere l'inizio di una nuova storia.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Alastair Staley / LAT Images via Getty Images
La voce bassa ricorda quella dei tifosi che rincasano dopo un evento sportivo che li ha visti gridare al vento la loro gioia. Lewis Hamilton è arrivato alla conferenza stampa post-gara con la postura di chi ha dato tutto e la voce roca. L’emozione è stata violenta, in parte inattesa, ed è emersa dopo essere stata soffocata a lungo da un periodo buio. La premiazione, l’Inno di Mameli, i festeggiamenti molto italiani: tutto ciò che Hamilton aspettava da quel freddo 22 gennaio 2025 quando, per la prima volta, si presentò al mondo al volante di una Ferrari.
Non è stata solo una questione economica, quei soldi glieli avrebbe garantiti anche la Mercedes. La scelta ‘rossa’ è stata dettata anche, e forse soprattutto, dalla portata della sfida, dalla curiosità e dalla consapevolezza che quello fosse l’ultimo tassello mancante di una carriera straordinaria. Il problema, enorme, è che il 2025 si è trasformato in una salita molto ripida, qualcosa che Hamilton non avrebbe mai potuto immaginare. La criticità è cresciuta al punto da mettere in discussione non solo la sua scelta, ma il suo stesso ruolo in Formula 1.
Quando mancano i risultati e la performance non arriva, pochi si soffermano sulle cause, anche perché i veri motivi restano custoditi gelosamente all’interno dei box. Ma fa parte del gioco, è sempre stato così. A un certo punto Hamilton avrà pensato che quel giorno sognato, desiderato come l’ultimo traguardo della carriera, non sarebbe più arrivato. Poi, come a volte accade nello sport, qualcosa è iniziata a cambiare. Un feeling migliore con la SF26, un ambiente diventato sempre più familiare dopo un 2025 in cui a volte era sembrato un corpo estraneo. Si è innescato un vortice positivo. Lo ha raccontato la classifica generale, ma anche lo stesso Lewis, tornato sempre più sorridere dopo mesi trascorsi camminando nel Paddock a testa bassa.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images
La vittoria di Barcellona non era nei radar di Hamilton e neppure della Ferrari. Nonostante la fiducia riposta nel pacchetto di aggiornamenti introdotto in Spagna, la prospettiva di battere la Mercedes non era considerata realistica, nemmeno nei piani elaborati poche ore prima del via. Nei 66 giri di gara sono successe molte cose, e nelle prime fasi per Lewis e la Ferrari non sono arrivate buone notizie. La decisione di prendere il via con le gomme soft per provare a superare Russell in partenza non ha funzionato (così come non ha funzionato per Verstappen) e Hamilton è stato il primo tra i piloti di vertice a rientrare ai box per il pit stop.
Un po’ a sorpresa, la Mercedes ha deciso di coprire la strategia Ferrari richiamando Russell ai box. Una scelta che ha confermato come gli strateghi della Stella abbiano subito considerato Lewis un avversario diretto, nonostante nei team radio venisse nominato solo Lando Norris. Al successo finale di Lewis ha contribuito anche la Virtual Safety Car innescata dallo stop in pista dell’Aston Martin di Fernando Alonso. Nel paddock non c’è unanimità tra chi è convinto che Hamilton avrebbe comunque vinto la gara e chi sostiene che la storia sarebbe stata diversa se Lewis fosse stato costretto a superare in pista entrambe le Mercedes.
Poco importa ai fini del verdetto emesso a Barcellona, al massimo è un dato che ha una valenza in prospettiva. La Ferrari avrà molte gare per dimostrare se quanto visto oggi sia stato un exploit isolato oppure il primo segnale di un autentico cambio di valori tecnici.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images
Sul circuito di Catalunya si è celebrato il ritorno alla vittoria della Scuderia dopo una lunga attesa, dall’ultima affermazione nel Gran Premio del Messico 2024. Ma soprattutto è stato il giorno di Lewis Hamilton, tornato a salire sul gradino più alto del podio dopo oltre 400 giorni. Vittoria numero 106 in carriera e, nonostante detenga il campionario più vasto dell’intera storia della Formula 1, poche volte lo si era visto così emozionato sul podio. Saranno i 41 anni, forse, oppure la consapevolezza di aver raggiunto qualcosa che, a un certo punto, quasi nessuno riteneva più possibile.
In una Formula 1 velocissima nel cambiare giudizi e prospettive, Hamilton viene ora inserito tra i pretendenti al titolo mondiale. La classifica generale sembra confermarlo, così come una persona che lo conosce molto bene come Toto Wolff. “Preferirei non lottare con lui per il titolo – ha commentato dopo la gara il team principal della Mercedes - perché so di cosa è capace. Se sente odore di sangue, scatta. L'ho visto succedere molte volte negli anni: improvvisamente il treno di Lewis Hamilton prende velocità e diventa molto, molto difficile fermarlo”.
Dipenderà in parte da Lewis, in parte dalla Ferrari e da quanto faranno gli avversari. Era previsto che in questa stagione i programmi di sviluppo avrebbero potuto modificare sensibilmente le gerarchie tecniche, ma in passato le previsioni non sempre si sono tradotte in risultati concreti in quel di Maranello. Fred Vasseur, dopo la gara, ha indossato i panni del pompiere invitando tutti a mantenere i piedi per terra, ed è probabilmente l’atteggiamento corretto. La storia del Mondiale 2026 è ancora tutta da scrivere. Ma intanto, a Barcellona, è diventata reale una storia che dopo molti mesi aveva assunto i contorni di una scommessa impossibile.
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