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F1 | Hamilton allontana le voci di ritiro: "Ho un contratto, resterò qui ancora per un bel po'"

Il pilota della Ferrari ha ribadito la sua voglia di continuare in Formula 1, ma soprattutto ha lasciato intendere che l'opzione per la stagione 2027 nel contratto con il Cavallino sia nelle sue mani, quindi sarà lui a decidere il proprio destino.

Lewis Hamilton, Ferrari

Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images

Lewis Hamilton ha chiarito il suo futuro nella conferenza stampa tenutasi ieri a Montreal. Lo ha fatto con un messaggio netto, pensato per spegnere le voci relative ad un suo possibile addio alla Formula 1. Ma il senso delle sue parole va oltre la semplice gestione mediatica: Hamilton ha ricordato di essere “ancora sotto contratto”, lasciando intendere in modo piuttosto chiaro che l’opzione per la stagione 2027 inserita nell’accordo con la Ferrari sia nelle sue mani. Tradotto: se la volontà è quella di restare, come emerge dalle sue dichiarazioni, nessuno potrà impedirglielo.

“Ho un contratto – ha ribadito - quindi per me è tutto chiaro al 100%. Sono ancora concentrato, sono ancora motivato, amo ancora quello che faccio con tutto il cuore e resterò qui ancora per un bel po', quindi abituatevi. Ci sono molte persone che cercano di farmi ritirare, ma non ci penso nemmeno. Guardo al futuro, sto pianificando i prossimi cinque anni. Quindi, conto ancora di rimanere qui per un po'”.

Negli anni Hamilton è diventato abilissimo davanti ai microfoni. Sa come indirizzare il racconto dosando ogni parola con precisione chirurgica. Per questo il riferimento a una pianificazione sui prossimi cinque anni non sembra casuale. Anzi, appare quasi provocatorio. Significherebbe immaginare un Hamilton in Formula 1 fino a 46 anni, uno scenario che oggi appare difficile da collocare su basi davvero solide. Non è tanto una questione anagrafica, ma di rendimento in pista, ovvero l’unico parametro che conta.

Il 2025 è stato deludente, e anche l’avvio di questa stagione, pur mostrando qualche segnale incoraggiante, ha confermato un divario importante rispetto al compagno di squadra. Da qui nasce inevitabilmente una domanda: cosa ha spinto Lewis a spingere lo sguardo così lontano?

Lewis Hamilton, Ferrari

Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: CHANDAN KHANNA / AFP via Getty Images

Forse la semplice consapevolezza di non voler ancora rinunciare a ciò che ha rappresentato la sua vita negli ultimi vent’anni. Oppure il desiderio di ribadire che il controllo del proprio futuro appartiene esclusivamente a lui. Un modo per allontanare anche solo il sospetto che possa essere la Ferrari, prima o poi, a decidere il momento della separazione. Hamilton sembra voler fissare un principio molto chiaro: qualunque scelta arriverà, sarà una sua scelta.

Interessante, in questo senso, anche la risposta data quando gli è stato chiesto cosa significhi oggi per lui il successo. Qualche anno fa avrebbe probabilmente liquidato il tema con poche parole e qualche riferimento alle vittorie. Oggi il suo racconto è diverso, quasi introspettivo.

“Credo che possa essere percepito in molti modi diversi. Penso che significhi svegliarsi ogni giorno e riprovare, dandosi da fare e cercando sempre di essere migliori di come si era prima. Evolversi dalla persona in cui ci si sente a proprio agio in quella che si vuole essere, superare le avversità, dimostrare alle persone che cercano di ostacolarti o di buttarti giù quanto si sbagliano. Credo che, ovviamente, dall'esterno i risultati siano ciò che la gente chiama successo, ma per me, interiormente, si tratta solo di progresso”.

Nelle parole di Lewis ci sono molte verità. Ma c’è anche la consapevolezza, inevitabile per uno come lui, che nel motorsport esiste un giudice impossibile da aggirare: il cronometro. Finché il responso della pista continuerà ad essere dalla sua parte, Hamilton potrà decidere liberamente come immaginare il proprio futuro, e per quanto tempo continuare a rincorrerlo. Se invece quel verdetto dovesse cambiare, anche un sette volte campione del mondo sarà costretto a fare i conti con la realtà. E forse, proprio per questo, Lewis vuole essere il primo ad arrivare davanti a quella porta. Prima che tocchi a qualcun altro indicargliela. 

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