F1 | Haas a punti nel 200° GP: perché (per loro) la singola sosta è diventata vincente
In Canada, Haas ha celebrato il suo 200° GP in Formula 1 con un’ottima rimonta grazie a una strategia a singola sosta che si è rivelata la scelta vincente potendo girare in aria libera. Ma perché per la Haas ha funzionato, portandola a recuperare fino alla zona punti, mentre per Ferrari e McLaren non avrebbe dato i medesimi risultati?
Ci sono traguardi importanti che meritano di essere festeggiati nel modo giusto. In Canada, la Haas ha celebrato il suo duecentesimo GP in Formula 1 e, dopo un avvio di stagione altalenante, non poteva esserci modo migliore di onorare tale traguardo che con una gara conclusa in zona punti, in rimonta.
Ripercorrendo la stagione, non è un mistero che spesso il team statunitense fatichi di più sul giro secco rispetto alla lunga distanza, trovandosi quindi spesso costretto a rimontare dalle retrovie. È quanto accaduto, ad esempio, in Bahrain, quando Oliver Bearman riuscì a conquistare la zona punti dopo essere partito dall’ultima posizione in griglia.
Uno scenario simile si è ripresentato anche a Montréal, dove entrambi i piloti Haas hanno incontrato difficoltà in qualifica, penalizzati da un venerdì complicato nonostante i tentativi di ottimizzare il setup per contenere il sottosterzo. La situazione è stata talmente critica che il team ha dovuto ricorrere a tutte le gomme nuove già nel Q1 per cercare di avanzare.
Esteban Ocon, Haas F1 Team, Oliver Bearman, Haas F1 Team
Foto di: James Sutton / Motorsport Images via Getty Images
Inoltre, far lavorare la C6 nella corretta finestra di funzionamento non è semplice, come evidenziato sia a Imola che a Monaco. Tuttavia, quando la monoposto è riuscita a operare nel range ideale, ha mostrato tutto il suo potenziale. Senza la penalità subita da Oliver Bearman, sarebbe stato realistico portare entrambe le vetture a punti, a testimonianza dell’andamento altalenante della vettura, ma anche del suo potenziale.
Un’alternanza di risultati senza dubbio amplificata dalla compattezza dello schieramento in termini di prestazioni: pochi decimi possono fare la differenza tra l’esclusione in Q1 e un posto in Q3. Tuttavia, questa situazione apre anche nuove opportunità, soprattutto in gara, dove Haas ha saputo sfruttare al meglio la situazione adottando strategie differenziate per i suoi piloti.
La scelta di diversificare le strategie ha funzionato
Mentre Bearman è partito con la mescola media, Esteban Ocon ha scelto la più dura, trasformando la strategia in un doppio vantaggio. Mentre altri piloti iniziavano a soffrire il degrado della media, il francese, primo a partire su gomma hard fuori dalla top 10, ha potuto allungare lo stint e, soprattutto, girare in aria libera, lontano dal traffico.
Esteban Ocon, Haas F1 Team
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images via Getty Images
Al contrario, altri piloti partiti più avanti con la media e che si sono fermati presto anche per il graining, come Hulkenberg, Colapinto, Hadjar e, in parte, lo stesso Bearman, sono rimasti imbottigliati nel traffico di chi era partito nelle retrovie proprio con la hard. Chi si era fermato prima non è riuscito a recuperare il tempo perso con una sosta in più, mentre Ocon ha continuato fino a quasi sessanta giri prima del suo unico pit stop.
"Bisogna fare i complimenti al team per averci lavorato e coperto entrambe le opzioni nel complesso, perché oggi ha funzionato davvero bene. Abbiamo sfruttato al massimo il passo con aria pulita che avevamo in macchina, migliorando giro dopo giro. Inoltre, avevamo un ottimo passo gara, ora dobbiamo lavorare su quello in qualifica", ha commentato Ocon a fine gara, sottolineando la scelta vincente del team che ha diversificato la strategia per coprire più scenari.
Perché per per i primi la singola sosta non ha funzionato
Ci si potrebbe quindi chiedere perché per i primi, come Lando Norris e Charles Leclerc, che l'aveva anche proposta al muretto durante la gara, la singola sosta non avrebbe funzionato, mentre per Ocon si è rivelata estremamente efficace. Nel caso del Ferrarista e del britannico, chi è partito davanti non è rimasto bloccato nel traffico e ha potuto esprimere senza interferenze il passo voluto.
Non è un caso che, come analizzato in un approfondimento a parte, il monegasco avesse fatto la sua valutazione sulla singola sosta sulla base dei dati nei primi giri del secondo stint dei rivali, quando però il quartetto di testa formato da Russell, Verstappen, Antonelli e Piastri, non aveva ancora forzato il ritmo, dovendo districarsi nel traffico proprio di Leclerc e Norris, oltre a gestire la gomma dopo il pit anticipato.
Esteban Ocon, Haas F1 Team
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images via Getty Images
Russell e il resto del gruppo sono però riusciti a superare rapidamente sia Leclerc che Norris, aumentando poi il ritmo in modo significativo. Questo ha reso la tattica della singola sosta poco efficace sia per il pilota della Ferrari che per quello della McLaren, con gli strateghi che in effetti hanno virato sui due pit stop consapevoli che restare fuori a lungo non avrebbe dato vantaggi.
Una situazione completamente diversa rispetto a quella di Ocon e, allargando lo sguardo, di Carlos Sainz, che hanno potuto sfruttare il loro buon ritmo in aria libera, mentre i loro rivali diretti sulle due soste erano ancora bloccati nel traffico, rendendo impossibile recuperare il tempo perso per il pit stop aggiuntivo.
Questo è stato il fattore decisivo che ha permesso alla Haas di restare in pista così a lungo, anche perché, se una Safety Car o una VSC fossero entrate al momento giusto, vi sarebbe stata persino la possibilità di risparmiare secondi preziosi e provare a sopravanzare anche Fernando Alonso, che si era fermato per la sua seconda sosta pochi giri prima.
Nonostante la Safety Car sia poi effettivamente entrata, ma troppo tardi per trarne davvero giovamento, la Haas ha comunque potuto celebrare con un ottimo risultato il traguardo del suo 200° Gran Premio in Formula 1, guardando ad altre top 10 nel resto della stagione.
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