Gp Italia 1993: due verità di un capottamento pauroso

Dopo 22 anni Fittipaldi accusa ancora Martini ai averlo fatto apposta. Piero parla invece della quinta rotta

Il passato a volte ritorna. Christian Fittipaldi, 44 anni, brasiliano ha incontrato Felipe Motta, direttore del nostro “cugino” br.motorsport.com e parlando di Monza ha ricordato l'indimenticabile Gp d’Italia 1993. Anzi l’ultimo giro della gara con due Minardi una in scia all’altra in lotta per il settimo posto: prima del traguardo la M193 di Pierluigi Martini perde velocità all’improvviso e quella del brasiliano inizia un volo drammatico sul rettilineo, decollando all’indietro dopo aver toccato la ruota posteriore destra di quella del romagnolo.

Christian Fittipaldi avevi accusato Pierluigi Martini di aver frenato apposta. La pensi ancora così?
“Sì, e io continuo a pensarla allo stesso modo. C’era una differenza di velocità di 25 km/h, lui andava a 289 chilometri all'ora contro i miei 314 kmh. Non si guadagna così tanto in scia, tutt’al più si guadagnavano dai 3 ai 5 km/h. Dalla telemetria era stato chiaro che Piero aveva tolto il piede dall'acceleratore. Stiamo parlando di un pilota italiano, della squadra italiana, di Monza. Ho visto i dati della telemetria il lunedì. Ho chiamato Fernando (Paiva ndr), il telemetrista della Minardi. Gli ho chiesto: “Cosa è successo?”. E lui mi ha risposto: “il ragazzo ha tolto il piede dal gas”. Questo è tutto: posso dire di essere fortunato per essere qui a raccontare quel fattaccio”.

L’incidente è stato drammatico ma non ti sei fatto niente. Ne hai riparlato con Martini?
“L’ho rivisto nel motorhome mentre mi stavo cambiando e Piero è venuto da me per scusarsi. Se non avesse avuto la coscienza sporca, sarebbe venuto a parlarmi? Lui non lo ammetterà mai, ma aveva il rimorso. Quando mi guardò in faccia gli dissi: “Non parliamone, mi basta guardare il tuo sguardo che non mente”. Del resto ero contento di essermela cavata con niente e non volevo perdere del tempo con un pazzo! Si è comportato da imbecille. Da quel giorno non ho mai più parlato con lui”.

Parole dure. Durissime. E allora era giusto sentire la versione di Pierluigi che ha una visione del tutto diversa dell’accaduto:
“Negli ultimi due giri ero stato superato da Eric Comas con la Larrousse-Lamborghini perché mi si era rotta la quinta marcia del cambio sequenziale della Minardi M193, mentre già pregustavo un brillante sesto posto. Nell’ultima tornata si era fatto sotto il mio compagno di squadra, Christian Fittipaldi. Mi aveva infilato dopo la seconda di Lesmo e lo avevo ripassato all’Ascari, ma lui mi ha superato prima della Parabolica e ho reagito tentando un attacco all’esterno”.

E poi cosa è successo?
“Il traguardo era a metà rettilineo e non subito dopo l’uscita della Parabolica come è oggi. Monza la conoscevo bene perché le gare di Formula 3 finivano sempre con tre o quattro monoposto in scia: avevo imparato che bisognava tenersi sulla destra della pista per percorrere meno strada possibile e costringere gli avversari a tentare un sorpasso all’esterno ma facendo più strada. E così mi sono comportato anche quella volta…”.

Fin qui niente di strano…
“Beh, quando si è in volata si cerca la massima velocità possibile. Io, invece, ho dovuto passare dalla quarta marcia alla sesta, spingendo due volte la leva del cambio sequenziale perché si era rotta la quinta. Ho avuto una perdita di giri del motore e un’accelerazione meno rapida di quella di Christian che mi seguiva. Io mi ero buttato sul lato destro della pista per costringerlo a superarmi all’esterno, mentre me lo sono trovato dietro ma attaccato dalla parte opposta. Ho sentito un piccolo contatto nella posteriore destra e poi non ho più visto la Minardi del mio compagno di squadra…”.

Perché ti fermi nel racconto? Dalle immagini tv abbiamo visto il pauroso capottamento di Christian che è decollato in aria in piena velocità, per ripiombare poi sull’asfalto sulle quattro ruote, tanto che ha tagliato il traguardo all’ottavo posto senza due ruote…
“Ho vissuto degli attimi terribili nel giro di rientro al parco chiuso. Ho pensato che Christian fosse finito nella corsia dei box e mi aspettavo di vedere una scena tragica, mi si era gelato il sangue nelle vene!”.

E, invece, ti sei trovato Gian Carlo Minardi che ti aspettava furioso…
“Mi ha portato immediatamente nel motorhome della Minardi, non voleva che parlassi con i giornalisti che si erano accalcati al parco chiuso. Nel frattempo è entrato anche Christian che mi ha accusato di aver frenato apposta davanti a lui, sostenendo che avevo cercato di ammazzarlo! Abbiamo litigato, mentre Gian Carlo cercava di tenerci calmi in attesa che gli venissero portate le telemetrie”.

E come è finita?
“Minardi ci aveva detto con tono risoluto che se sarebbe emerso qualcosa di anomalo, il pilota che aveva fatto una manovra rischiosa sarebbe stato licenziato in tronco. Era chiaro che stava parlando con me, ma io sapevo di non aver fatto proprio niente di scorretto. Fatto sta che anche Christian si era calmato. I tracciati della telemetria poi hanno dimostrato che non ho mai tolto il piede dal gas e tanto meno ho mai pensato di frenare. Semplicemente la mia Minardi non ha accelerato come quella di Fittipaldi perché mi mancava la quinta marcia. A ripensarci ci è andata proprio bene…”.

Ne hai mai riparlato con Fittipaldi? Vi siete chiariti?
“No, ci ho messo una pietra sopra…”.

Abbiamo sentito anche Gian Carlo Minardi e Gabriele Tredozi, team principal e direttore tecnico della Minardi. Entrambi sostengono la tesi di Martini che, altrimenti, sarebbe stato licenziato in tronco. Una storia, due verità…

Scrivi un commento
Mostra commenti
A proposito di questo articolo
Campionati Formula 1
Piloti Christian Fittipaldi , PierLuigi Martini
Articolo di tipo Intervista