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F1 | GP d'Italia: si va per la singola sosta. Qualcuno azzarderà la Soft?

A Monza quasi tutti i team dovrebbero convergere su una strategia a una sosta sola. Medium-Hard la scelta migliore, ma c'è chi potrebbe azzardare la Soft: ecco tutti i casi in cui potrebbe essere impiegata la C5.

 McLaren, pratica di pit stop

McLaren, pratica di pit stop

Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images

Una sosta sola. Il Gran Premio d'Italia dovrebbe giocarsi proprio su questa strategia, con le gomme per coprire l'intera distanza di gara che dovrebbero essere per la maggior parte dei team le C3 e le C4, ovvero le Hard e le Medium.

Si tratta delle due mescole più dure del weekend e che tra loro hanno un delta prestazionale molto contenuto. "Circa 2 decimi", ha dichiarato Simone Berra, F1 chief engineer di Pirelli. "Il delta che ci aspettavamo è confermato. Così come possiamo confermare quello tra Medium e Soft (le C5), che è di circa mezzo secondo".

La variabile più grande in vista della gara, dunque, non dovrebbe essere il numero di pit stop per vettura, quanto la scelta delle mescole da utilizzare. Medium-Hard dovrebbe essere la soluzione migliore in termini di prestazione e durata, così da arrivare alla fine della corsa senza problemi.

Ma c'è chi potrebbe azzardare le Soft in partenza, per poi passare alle Hard (sembra essere l'opzione meno consigliata). L'extra grip garantito dalle C5 potrebbe fare gola a qualche pilota che ha necessità di recuperare posizioni o che, altrimenti, cerca il colpo a sorpresa proprio al via. Leclerc, ad esempio, è stato uno dei pochi a provare le Soft nella simulazione gara del venerdì pomeriggio.

Le mescole più morbide dovrebbero però rappresentare un vero fattore in caso di Safety Car nell'ultima parte della gara o, comunque, sempre nel secondo stint, con serbatoi più vuoti e la pista più gommata.

"È interessante osservare il livello di degrado, perché senza il livello di granulosità che abbiamo visto l'anno scorso, anche il livello di degrado è diminuito. Abbiamo visto che fondamentalmente C3 e C4 sono stati piuttosto costanti nei long run. E possiamo dire che anche Charles, utilizzando la C5 in un long run, 9 giri con carburante, non è andato male. Siamo rimasti piuttosto sorpresi. Ci aspettavamo un degrado termico maggiore sulla C5. Alla fine è stata abbastanza gestibile e utilizzabile in gara", ha proseguito Berra.

"Il meccanismo di degrado qui è il degrado termico. Principalmente sull'asse posteriore, ma anche su quello anteriore. Richiede una gestione minima da parte dei piloti, perché ci sono lunghi rettilinei che possono ridurre la temperatura degli pneumatici. Quindi stiamo chiaramente andando nella direzione di una gara con una sola sosta. Medium - Hard".

"La morbida, però, non è completamente fuori gioco. Non credo che i team decideranno di utilizzare le gomme morbide all'inizio della gara. Ma le gomme morbide potrebbero essere un'opzione in caso di safety car nella fase finale, qui con poco carburante e pista in condizioni migliori alla fine della gara. Le C5 potrebbero essere una buona opzione".

"Potrebbe anche essere una possibilità quella di prolungare molto il primo stint con le gomme medie e poi provare qualcosa di diverso con le C5, con gli altri sulle gomme dure, per esempio. Quindi, non escludo l'uso delle C5 durante la gara".

Sebbene la C5 garantisca un grip maggiore di Medium e Hard, senza interventi della Safety Car dovrebbe rappresentare la soluzione meno ideale, perché - almeno sulla carta - più lenta rispetto all'opzione Medium - Hard.

"Strategia Soft - Hard. Sulla carta, ma bisogna considerare che qui a Monza bisogna tenere conto anche della posizione in pista, perché tutte le squadre hanno un carico aerodinamico piuttosto basso e l'effetto DRS è piuttosto meno significativo, diciamo così. Quindi è difficile sorpassare. Ma comunque, in aria pulita, sulla carta, soft-hard è circa 6-7 secondi più lento rispetto a Medium - Hard".

Quest'anno, rispetto al 2024, abbiamo potuto apprezzare un graining decisamente inferiore. Berra ha spiegato quali siano i motivi di questo cambiamento così evidente.

"Tre effetti. Condizioni migliori, pista invecchiata, sappiamo che con una pista piuttosto liscia e un alto livello di bitume, soffriamo maggiormente di graining, dall'interazione chimica dei nostri composti con il nuovo asfalto, e anche dalla maggiore resistenza meccanica degli pneumatici".

"Quest'anno abbiamo assistito a un miglioramento generale del livello di graining in tutti i circuiti. Anche nei circuiti dove il graining è solitamente un fattore importante, come Monaco o Montreal. Penso che tutti e tre questi effetti combinati abbiano portato a questo risultato".

"Inoltre, dobbiamo tenere conto del fatto che le squadre sono alla fine di questa generazione di auto, no? Quindi, in sostanza, sanno molto bene come gestire gli pneumatici, come prepararli, dove si trova il loro optimum. Hanno quindi una grande conoscenza di come sfruttare, per così dire, il picco di prestazioni di questa generazione di pneumatici, e penso che anche questo abbia una piccola influenza sulla generazione di graining. Sono in grado di gestire meglio gli pneumatici in generale".

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