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L'illusione e la delusione: la Ferrari scopre i suoi limiti

Le magie di Alonso nascondono la mancanza di competitività della 150° Italia

La Ferrari ha fatto bene a blindare il suo campione, perché con questa Rossa per le mani lo spagnolo avrebbe potuto guardarsi intorno, per vedere se c'era sul mercato qualcosa di più competitivo. La squadra del Cavallino blinda lo spagnolo con un contratto a vita, ma quale spreco di talento! Per 18 giri Alonso ha fatto sognare i tifosi di Maranello e con una partenza finalmente perfetta si è portato in testa al Gp di Spagna. L'urlo degli iberici sulla tribuna principale del tracciato di Barcellona è stato quasi un boato. E, forse, Nando è stato spinto anche sulle ali di quell'entusiasmo a vendere molto cara la sua pelle. Per qualche giro ci siamo illusi che la Rossa potesse reggere il passo delle Red Bull Racing: finché le gomme morbide erano fresche la 150° Italia ha fatto vedere un potenziale interessante. Quella disegnata da Nikolas Tombazis è una vettura che funziona a dovere solo in specifiche circostanze, ma non appena cambia un solo parametro rispetto all'equilibrio faticosamente trovato, naufraga miserabilmente perdendosi nei marosi, inghiottita da onde sempre più grandi e paurose. Come è possibile che una monoposto che è capace di dettare il passo per un quarto di gara in testa al Gp, concluda la corsa addirittura doppiata? La domanda se la devono fare Aldo Costa e soci, i tecnici che dall'inizio del campionato stanno cercando la medicina per curare la Rossa. La sensazione è che la malattia sia più grave della benevola diagnosi fatta fino ad oggi. I miracoli di Fernando Alonso in parte hanno coperto le palesi carenze della 150° Italia, ma non è proprio il caso di illudersi: questo, purtroppo, è un altro anno da buttare via. Lo spagnolo quando ha montato le gomme Pirelli dure è andato in una crisi imbarazzante: girava due o tre secondi più lento di Vettel e Hamilton che erano in piena bagarre fra di loro per la vittoria. Un divario inaccettabile per una monoposto che era partita con la velleità di prendere tutti a schiaffoni dal primo Gp. La macchina non è mai stata veramente competitiva. Ci siamo accontentati di run di gara in cui la perizia del pilota (la sua motivazione è rimasta immutata, per fortuna) ha coperto carenze che oggi sono emerse in modo inequivocabile. La 150° Italia è già una monoposto plafonata: ci hanno spiegato che la sospensione pull rod (lo schema riproposto dalla Red Bull Racing nel 2010 e copiato da tutti i top team quest'anno) non è stata montata sulla Rossa perché il più tradizionale schema push rod avrebbe consentito qualche vantaggio aerodinamico in meno, ma una migliore gestione meccanica della vettura. Insomma la Ferrari avrebbe dovuto essere più gentile con le gomme Pirelli: ci riesce con le morbide, ma non c'è verso di far funzionare le dure. E qui in Spagna la Casa di pneumatici milanese ha portato delle coperture con una mescola anche più dura che in passato, amplificando un problema che adesso diventa addirittura imbarazzante. La carenza di carico aerodinamico frustra le altre qualità della monoposto (non tutto è da buttare via, ci mancherebbe...): gli aerodinamici del Cavallino per cercare di recuperare si sono inventati un'ala posteriore molto discutibile nell'interpretazione del regolamento che, dopo una notte di tira e molla, è stata bocciata dai commissari tecnici della FIA, Charlie Whiting in testa. Alla debolezza tecnica si abbina anche la debolezza politica: la Ferrari non può arrivare a farsi bocciare in pista una novità tecnica, quando le nuove soluzioni possono essere sottoposte al giudizio dei commissari FIA prima dell'evento. Anche questo è un segno della debolezza che accompagna questa stagione balorda del Cavallino. Attacchiamoci alla speranza che domenica prossima, nel Gp di Monaco l'efficienza aerodinamica passi in secondo piano. Nelle strette stradine del Principato si cerca la migliore trazione in uscita dalle curve del tortuoso toboga: la meccanica potrebbe tornare ad essere protagonista. Le gomme dure Pirelli vengono riposte in garage per lasciare posto a quelle più morbide. Insomma si crea un mix forse irripetibile nella stagione per sperare che Alonso si trovi fra le mani una Rossa adatta a lottare per la vittoria. A volte i miracoli si avverano: l'importante è non prendersi in giro, perché una rondine non fa primavera. Oggi sappiamo che c'è una Ferrari che non si merita di salire sul podio e si inneggia a pochi giri condotti al comando. Questa è ben poca cosa per il Cavallino. Tanto più che nell'epoca Schumacher-Todt-Brawn anche un secondo posto era considerato al pari di una cocente sconfitta...
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