F1 | GP di Madrid: col circuito cittadino si minaccia Barcellona?
F1 sta chiudendo la trattative per portare un GP nella Capitale iberica a partire dal 2026 e per un anno ci potrebbero essere due gare in casa di Sainz e Alonso. L'idea di portare il GP di Spagna in un cittadino preoccupa il mondo del Motorsport, perché l'esistenza del tracciato di Barcellona andrebbe fortemente a rischio, dopo essere stato sede di un appuntamento mondiale per 33 anni. La questione è delicata e toccherà alla FIA tutelare gli impianti permanenti per non rischiare di vederli morire.
La firma sul contratto non c’è ancora, ma sembra sia ormai solo questione di (poco) tempo. La città di Madrid avrà il suo Gran Premio di Formula 1, su un tracciato cittadino ricavato intorno all’area che ospita il centro congressi IFEMA, nella zona nord est della Capitale. C’è anche una data, e sarebbe il 2026, il che ha fatto subito sorgere un interrogativo visto che l’attuale contratto tra il circuito di Catalunya e Formula 1 scade alla fine dello stesso anno.
Se il tutto sarà confermato, la Spagna si troverebbe ad ospitare per un anno due Gran Premi, prima del passaggio di consegne. La doppia gara in terra spagnola potrebbe andare a scapito di una delle sedi già in calendario, visto che il numero massimo di Gran Premi previsto dall’attuale patto della Concordia è ventiquattro. Nel 2026 entrerà però in vigore il nuovo “Concorde agreement”, quindi non è da escludere che il limite attualmente in vigore possa essere ritoccato.
Photo by: Andy Hone / Motorsport Images
IL GP di Spagna si trasferirà a Madrid mettendo in crisi il circuito permenente di Barcellona?
C’è però un altro aspetto che preoccupa il movimento generale del motorsport. I Gran Premi cittadini attualmente presenti in calendario sono otto: Jeddah, Melbourne, Miami, Monaco, Montreal, Baku, Singapore e Las Vegas. Partendo proprio dall’ultima arrivata, ovvero Las Vegas, si tratta di un evento che non ha tolto spazio a circuiti permanenti, il suo arrivo in calendario non è andata a scapito di altri appuntamenti, Austin continuerà ad andare avanti. Quella di Las Vegas è stata un’aggiunta, come nel caso di Miami. Altra cosa è però introdurre un cittadino che va ad estromettere un autodromo che ospita il Gran Premio di Spagna da 33 anni.
L’impianto venne inaugurato nel 1991, come parte del piano di rilancio della zona che l’anno successivo ospitò i Giochi Olimpici, e da allora è sempre stato il tracciato del Gran Premio di Spagna nonché sede di moltissimi test grazie all’elevato livello tecnico del layout. Togliere la Formula 1 ad un autodromo vuol dire privarlo della prima fonte di guadagno ed esporlo ad una crisi finanziaria che può mettere a rischio la sua stessa sopravvivenza. Si tratta di piste che nel corso degli anni hanno affrontato investimenti importanti proprio per rispondere agli standard imposti dalla Formula 1, ma senza la sua presenza rischierebbero un crack finanziario.
Quelle che vengono definite ‘old school tracks’ ovvero i circuiti storici in cui la Formula 1 fa tappa da molti decenni, si trovano in una situazione difficile dovendo confrontarsi con offerte finanziarie di nuove sedi, come quelle mediorientali e statunitensi, che pagano più del doppio (in alcuni casi anche il quadruplo) per poter ospitare la Formula 1. Nel caso di Germania e Francia, due nazioni uscite dal calendario, ha pesato anche un interesse generale per la Formula 1 non elevato che ha portato i promotori alla decisione di non volersi accollare i rischi di un bilancio in rosso, ma nel caso della Spagna lo scenario è diverso.
Per la prima volta saremmo davanti ad una nazione che accantona il Gran Premio su un circuito permanente per lasciar spazio ad un cittadino. Indubbiamente sarà un buon affare per la Formula 1, i fondi a disposizione saranno sicuramente maggiori, ma c’è un problema di fondo. Un circuito cittadino esiste per una settimana, poi viene smontato e sparisce fino alla stagione successiva. Non è una struttura utile al movimento generale del motorsport, in grado di ospitare altre categorie e test, ovvero il ruolo che svolge un autodromo.
Se la tendenza diventerà sempre più quella di correre nelle città a scapito dei circuiti permanenti, tutto il movimento del motorsport nel lungo periodo ne risentirà. È una questione delicata, perché la Formula 1 alla fine fa il suo lavoro, e non sta a lei avere a cuore il mondo del motorsport. Per quello c’è la Federazione Internazionale, e starà a lei occuparsi di mantenere un equilibrio che non metta a rischio la vita degli autodromi, ovvero il cuore permanente del motorsport.
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