F1 | Gasly e Monza, una storia speciale: sei anni dopo la vittoria arriva la prima pole
Pierre sorprende tutti conquistando la prima pole della carriera sulla pista della sua unica vittoria in F1. L’Alpine sfrutta le caratteristiche della A526 e rischia tutto nell’ultimo run: “Non so cosa ci sia in questo posto. Domani? I pronostici non sono con noi, ma darò tutto”.
Pierre Gasly, Alpine
Foto di: Bryn Lennon / Formula 1 via Getty Images
Il weekend di Monza non era iniziato nel migliore dei modi per Pierre Gasly. La decisione del tribunale d’appello FIA lo ha privato della terza posizione conquistata a Monaco, gara a cui tiene moltissimo. Neanche il più accanito dei suoi sostenitori avrebbe mai potuto immaginare che ventiquattr’ore dopo Gasly avrebbe provato una delle gioie più grandi della sua carriera: la conquista della sua prima pole position.
“È la storia della mia vita”, ha sorriso Pierre ripensando alle ultime ventiquattr’ore. “Avrei fatto volentieri a meno della notizia arrivata ieri, ma questa è un’altra storia. Adesso ci sono solo emozioni pure. Lavoriamo tantissimo e quando vieni ripagato in questo modo sono sensazioni che non hanno prezzo. È per questo che lo faccio”.
Lo ha fatto sulla stessa pista su cui nel 2020 vinse al volante dell'AlphaTauri, e anche in quel caso fu un exploit clamoroso. Una storia incredibile a cui mancò solo la celebrazione sotto il podio più ambito dell’anno, a causa delle restrizioni Covid che chiusero le porte al pubblico. “Non so cosa ci sia in questo posto – ha ammesso Gasly – qui ho conquistato la mia prima vittoria e ovviamente Monza occupa un posto speciale nel mio cuore”.
Pierre Gasly, Alpine
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
Questa volta Pierre ha potuto celebrare, dalla Prima Variante (quando via radio il suo ingegnere Josh Peckett gli ha confermato di essere in pole position) fino al rientro in pitlane. Da milanese d’adozione ha infranto il protocollo parlando in italiano nelle prime interviste, una scelta molto apprezzata dal pubblico monzese che lo ha celebrato in modo caloroso. Quando l’eroe di giornata non è il proprio beniamino, meglio che sia un outsider, e Gasly su questo fronte ha messo tutti d’accordo.
Si può parlare d’exploit basandosi sui pronostici della vigilia, ma la pole position conquistata dall’Alpine non è stata frutto di un giro ‘magico’ arrivato nel momento giusto. Gasly stesso ha ammesso che alla vigilia l’obiettivo era molto più contenuto. “Questa mattina puntavamo alla Q3. Mi sono sentito bene con la macchina e la sensazione è rimasta anche in qualifica. Quando mi sono ritrovato primo in Q1 ho pensato che fosse un po’ strano e che gli altri avrebbero alzato il ritmo. Invece abbiamo continuato così”.
Che la monoposto fosse molto veloce è emerso subito con il miglior tempo ottenuto in Q1. Tanta curiosità, ma lì sì, è sembrato un po’ casuale. Poi la quarta posizione in Q2 (a meno di due decimi dal leader Antonelli) ha confermato che Gasly sarebbe stato tra i big, magari non proprio in pole position, ma in una zona nobile della classifica.
Pierre Gasly, Alpine
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
È diventato chiaro che nell’ultimo ‘run’ della Q3 sarebbe stata una lotta sul filo dei centesimi, e lì è salito in cattedra lo spirito racing del gruppo di lavoro di Enstone. L’Alpine attuale ha radici lontane, attraversando decadi difficili e periodi gloriosi sotto le insegne Benetton, Renault, Lotus e ancora Renault, ma su un aspetto nessuno ha mai avuto dubbi: in quelle mura c’è sempre stata una grande attitudine a un approccio molto ‘pistaiolo’.
Oggi a Monza c’è stata un’altra dimostrazione. Il box Alpine, con due monoposto in Q3, avrebbe potuto adottare una strategia conservativa, senza correre molti rischi. Invece è stato l’ultimo team a uscire dai box, facendo sfilare Gasly e Colapinto sul traguardo sei secondi prima della bandiera a scacchi. Se nell’outlap ci fosse stato un imprevisto sarebbe stata una beffa.
Invece Gasly è riuscito non solo a iniziare in tempo il suo giro, ma lo ha fatto con una perfetta scia offerta dalla Ferrari di Lewis Hamilton. I sessanta millesimi che gli hanno garantito la pole position su Russell derivano anche da questo: in una qualifica così tirata tutto è diventato cruciale. Poi Pierre ha fatto il resto. “In quell’ultimo giro sono davvero riuscito a tirare fuori tutto. Sono in Formula 1 da nove anni e non avevo ancora conquistato una pole. Credo di aver fatto spesso dei buoni giri in qualifica, ma non mi ero mai trovato nella posizione di poter lottare davvero per la pole. Oggi è stato diverso”.
Pierre Gasly, Alpine
Foto di: Rudy Carezzevoli / Getty Images
Poi, ovviamente, c’è una monoposto che si è confermata sorprendente. Venerdì Gasly non ha disputato la sessione FP1 (ha ceduto la monoposto a Paul Aron), confermandosi quattordicesimo in FP2. Poi la nona posizione nella FP3, riscontro rispettabile ma non certo tale da far pensare al risultato arrivato tre ore dopo. Eppure proprio al termine dell’ultima sessione di prove libere Gasly aveva iniziato ad avvertire un feeling che gli avrebbe poi consentito di alzare progressivamente l’asticella durante la qualifica. La A526 non è una monoposto che brilla per carico aerodinamico, il che rappresenta un problema quasi ovunque ma diventa un vantaggio a Monza, almeno sul giro singolo.
Resta da capire quanto la sorprendente competitività dell’Alpine potrà essere confermata sulla distanza di gara. Difficile pensare che possa essere della partita per la vittoria, visti i riscontri arrivati ieri dai long run, e anche per sperare di salire sul podio servirà un episodio che possa darle qualcosa in più. Gasly è il primo a non avere risposte. “Ci sono tantissime incognite. Questa è la Formula 1, non puoi controllare tutto. Non so dove finiremo domani, spero solo di riuscire a restare davanti il più a lungo possibile. So che ancora una volta i pronostici non saranno dalla mia parte, ma non siamo qui per i pronostici. Siamo qui per dare il massimo. Farò tutto quello che posso per arrivare preparato alla gara e potete essere certi che ci proverò fino in fondo”.
Di sicuro partirà dalla posizione migliore, su una pista nella quale la scia, le strategie e la gestione dell’energia renderanno la gara particolarmente complessa. E c’è un precedente che, almeno emotivamente, aiuta. “La cosa positiva è che so già cosa significa non avere nessuno davanti su questa pista. Se c’è un posto in cui sono felice di partire dalla pole, è proprio questo”.
Sei anni dopo quella domenica vissuta nel silenzio surreale di un autodromo chiuso al pubblico, Gasly avrà nuovamente davanti a sé la prima fila di Monza. Questa volta, però, quando si spegneranno i semafori, intorno a lui ci sarà tutto ciò che mancò nel 2020.
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