F.1 analisi tecnica di Giorgio Piola
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F.1 analisi tecnica di Giorgio Piola

Forghieri: "Gilles bocciò il cambio semi-automatico nel 1979"

L'abolizione della leva a favore dei comandi sul volante non è stata un'idea originale di John Barnard nel 1989. La Ferrari l'aveva sperimentata dieci anni prima a Fiorano con Gilles Villeneuve. Per festeggiare gli 85 di Mauro Forghieri il progettista di quella soluzione ci siamo fatti raccontare tutta la storia...

Forghieri: "Gilles bocciò il cambio semi-automatico nel 1979"

Le corse come campo di ricerca per il prodotto di serie. Una delle innovazioni tecniche che restano scolpite nella storia è stata l’adozione da parte della Ferrari del cambio con il comando semi-automatico.

La genialata è stata attribuita a John Barnard: nel 1988 l’inglese aveva fatto debuttare a inizio luglio in gran segreto sulla pista di Balocco la Ferrari 639 guidata dal collaudatore Dario Benuzzi.

Si trattava monoposto dotata del motore 12 cilindri aspirato di 3.500 cc. Era una macchina rivoluzionaria perché introduceva l’uso del cambio a sette marce semi-automatico: dall’abitacolo scompariva la classica leva della selezione delle marce posta sul lato destro, per lasciare il posto a due bilancieri montati dietro alla corona del volante.

Ferrari F1-89: comando del cambio semi-automatico

Ferrari F1-89: comando del cambio semi-automatico

Photo by: Giorgio Piola

Sulla “papera”, come era stata soprannominata la Rossa per la curiosa forma del musetto, il pilota non era più obbligato a togliere le mani dal volante, potendo sfruttare una cambiata molto più rapida di quella manuale.

Quella soluzione ha fatto scuola e oggi è diffusa non solo su tutte le monoposto di F1, ma più in generale su tutte le vetture anche della grande produzione di serie che adottano un cambio automatico.

Spaccato della Ferrari F1-89 dell1989 prima monoposto senza leva del cambio

Spaccato della Ferrari F1-89 dell1989 prima monoposto senza leva del cambio

Photo by: Giorgio Piola

Quello che molti non sanno, però, è che John Barnard aveva avuto il coraggio di abolire la leva del cambio sulla F1-89 che vinse al debutto nel GP del Brasile del 1989 con Nigel Mansell, ma l’idea giaceva nei cassetti dell’ufficio esperienze della Ferrari già da una decina di anni!

Gilles Villeneuve, Ferrari 312T3

Gilles Villeneuve, Ferrari 312T3

Photo by: Ferrari

L’idea originale, infatti, era stata di Mauro Forghieri, il vulcanico ingegnere che proprio oggi festeggia gli 85 anni. Per celebrare il leggendario tecnico modenese che ha trascorso quasi tre decenni nella Gestione Sportiva del Cavallino (dal 1961 al 1987) abbiamo pensato di riprendere una delle tante chiacchierate con “Furia”, quando ci aveva raccontato perché il cambio semi-automatico non si fosse visto in griglia di partenza di un GP dieci anni prima del debutto vincente di Mansell a Rio de Janeiro.

Gilles Villeneuve, Ferrari

Gilles Villeneuve, Ferrari

Photo by: Ercole Colombo

Perché bisogna riportare le lancette del tempo al 1979 per la genesi di un’idea cheè maturata nella fervida mente di Forghieri: “Sapevamo che con l'adozione del motore turbo avremmo avuto dei ritardi di risposta – spiegava Mauro – per cui la monoposto a motore sovralimentato richiedeva al pilota una guida molto diversa, rude e fisica”.

“All’epoca non avevamo ancora provato il Comprex che rendeva il comportamento del turbo simile a un aspirato. Studiammo così un rudimentale cambio semi-automatico, grazie al quale il pilota poteva tenere le mani sul volante e il tempo di cambiata sarebbe stato più rapido per cui avremmo annullato, almeno in parte, il ritardo del turbo”.

“Mi ricordo che ne parlammo a lungo e già allora c'erano dei sostenitori dei cambi da motocicletta a comando sequenziale. In realtà per effettuare un esperimento applicammo degli attuatori idraulici alle aste della nostra trasmissione. Insomma avevamo introdotto dei cilindretti che alleggerivano la frizione di poco e permettevano di inserire le marce”.

Gilles Villeneuve, Ferrari 312T4

Gilles Villeneuve, Ferrari 312T4

Photo by: Jean-Claude Loustau

L’intuizione era giusta, ma la realizzazione pratica non era affatto semplice, perché il supporto elettronico era ancora alla fase primordiale…
“Avevamo bisogno di attuatori per muovere le aste e usammo quelli delle macchine utensili che avevamo in fabbrica. Nulla di realizzato ad hoc. Gli attuatori erano molto grandi e pesanti e sul cambio realizzammo una pompa. Ovviamente avevamo fatto tutto di nascosto dal Commendatore. Enzo Ferrari non amava i salti nel buio e voleva che i suoi soldi nelle corse venissero spesi al meglio”.

Forghieri, invece, ci tiene a sottolineare che all’interno dell’ufficio tecnico, invece, l’idea era stata accolta con grande attenzione…
“I ragazzi erano entusiasti e lavorammo su una 312 T3. Io non avrei mai messo le palette dietro al volante, ma avrei puntato su due pulsanti montati sulle razze. Scegliemmo due bottoni: uno per inserire le marce e l'altro per scalare. Ovviamente la soluzione era molto sperimentale per cui spuntavano anche dei fili elettrici”.

“Il cambio semi-automatico fece il suo debutto sulla pista di Fiorano con Gilles Villeneuve al volante. Il campione canadese in una giornata aveva percorso circa cento giri senza grandi problemi e tutti erano stati un pelo più veloci del cambio tradizionale”.

Insomma la trovata andava benissimo da subito, ma il dato cronometrico, a quanto pare non era stato risolutivo: “Gilles era un genuino che non era capace di fingere. Quando scese dall’abitacolo capii subito che c’era qualcosa che non era contento”.

Enzo Ferrari e Gilles Villeneuve nel 1979

Enzo Ferrari e Gilles Villeneuve nel 1979

Photo by: Actualfoto

I tecnici erano entusiasti, il pilota no. Come mai?
“Villeneuve mi venne subito incontro mentre si sfilava il casco e mi disse: “Il cambio attuato funziona, ma tutti quei fili sul volante mi preoccupano. Molto. Se non la prendi a male io non lo vorrei e preferirei parlarne con il Commendatore”.

Gilles si cambiò e andò da Enzo Ferrari spiegando che non si poteva guidare una F1 temendo di prendere una scossa ad ogni giro. Villeneuve non aveva capito la grande opportunità che gli era stata messa a disposizione:

“Non saremmo mai andati a correre in quella configurazione – prosegue Forghieri – ma avremmo protetto tutti i fili elettrici che non si sarebbero più visti sporgere dal volante, ma Ferrari promise solennemente a Gilles che il canadese non sarebbe mai più stato costretto a scendere in pista con quella diavoleria. Mettemmo quella soluzione da parte finché John Barnard non l’ha tirata fuori nel 1989”.

Buon compleanno Furia…

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