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F1 | FIA, stretta sui reclami inutili: dal 2026 proteste e revisioni costeranno di più

A partire dalla prossima stagione, la FIA introdurrà un deposito più alto per proteste, revisioni e indagini tecniche dopo i diversi reclami negli ultimi due anni. L’obiettivo è ridurre ricorsi futili e accelerare la definizione dei risultati, rendendo più oneroso l’accesso alle procedure.

Logo F1 e FIA

Nell’ultima bozza del regolamento sportivo approvata a dicembre durante il Consiglio Mondiale della FIA sono stati introdotti diversi aggiornamenti normativi, tra cui l’aumento della tassa di deposito richiesta ai team per presentare proteste ufficiali o appelli contro le decisioni dei commissari.

Una misura che affonda le sue radici nella riunione della F1 Commission dello scorso luglio, quando il tema era stato affrontato per la prima volta dopo una serie di episodi che avevano acceso il dibattito nel paddock, quando in diversi appuntamenti i risultati finali delle gare erano arrivati con forte ritardo a causa di alcuni reclami.

All’epoca, infatti, la Commissione, presieduta da Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato della Formula 1, e da Nicolas Tombazis, direttore della sezione monoposto della FIA, aveva esaminato l’ipotesi di irrigidire il sistema dei reclami sportivi. L’obiettivo era chiaro: ridurre, o idealmente eliminare, proteste ritenute futili o prive di basi solide.

Motorhome FIA

Motorhome FIA

Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images

La discussione era nata in particolare dalle numerose proteste presentate da Red Bull Racing nella prima parte del 2025. Il team allora diretto da Christian Horner aveva infatti depositato due reclami contro George Russell: il primo al Gran Premio di Miami, accusandolo di non aver rallentato sotto regime di bandiere gialle; il secondo al Gran Premio del Canada, per presunta mancata osservanza della distanza minima dalla Safety Car avendo frenato in maniera decisa, al punto che Max Verstappen lo superò. In entrambi i casi la FIA aveva respinto le proteste del team di Milton Keynes.

Questi episodi avevano generato irritazione tra le altre squadre, soprattutto per l’incertezza protratta per ore dopo la conclusione delle gare. Da qui la volontà di introdurre un sistema più severo, in grado di disincentivare proteste prive di fondamento.

La misura approvata nella bozza regolamentare di dicembre introduce un aumento significativo della tassa di deposito necessaria per presentare un reclamo ufficiale. L’obiettivo è rendere più oneroso l’accesso alla procedura, così da scoraggiare un uso strumentale del sistema dei reclami. Chiaramente, si tratta di un deposito che, in caso di esito favorevole, verrà restituito. È bene tenere a mente che i soldi spesi per i reclami finiscono nel cost cap e, non a caso, i team destinanto una parte del budget anche a questa eventualità. 

Bandiera della Cina, FIA, F1

Bandiera della Cina, FIA, F1

Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

Una linea che ricalca anche le parole pronunciate da George Russell dopo la seconda protesta nei suoi confronti: "2.000 euro di deposito per team che fanno profitti milionari non sono neanche lontanamente sufficienti. I team non ci penseranno due volte a farne altri. Se si trattasse invece di una somma a 6 cifre, sono certo che ci penserebbero due volte prima di farlo".

Oltre all’aumento delle tariffe per le proteste, la bozza regolamentare approvata a dicembre include anche un rialzo delle tasse legate alle indagini tecniche sulle vetture rivali, completando così un pacchetto di misure pensato per rendere più rigoroso e responsabile il sistema dei reclami sportivi in Formula 1. Ciò include anche le richieste di revisione, anche in questo caso passate a 20.000 euro per richiesta.

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