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Formula 1 GP d'Ungheria
Ferrari un fallimento, è ora di cambiare rotta
La Scuderia lascia l'Ungheria con un bilancio molto negativo: su una pista che avrebbe dovuto esaltare le doti progettuali della SF1000 votata all'alto carico è venuta una forte stroncatura. Binotto promette di dare una sterzata.

Franco Nugnes
Pubblicato: 19 lug 2020, 18:21
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L’anno scorso la SF90 prese un minuto in Ungheria con Sebastian Vettel terzo e Charles Leclerc quarto. Roba da baciarsi i gomiti a un anno di distanza per la SF1000 è stata doppiata con Sebastian Vettel sesto e Charles Leclerc undicesimo, fuori dalla zona punti. La pista magiara ad alto carico aerodinamico era vista come uno spauracchio dalla Rossa dell’anno scorso e, invece, avrebbe dovuto esaltare le diverse doti di quella di oggi. Il disastro Ferrari sta racchiuso tutto qui.
Le qualifiche avevano illuso che la Scuderia si fosse riappropriata della posizione di terza forza e, invece, dopo la gara è parso chiaro che quella del sabato è stata una temporanea usurpazione di un ruolo che la SF1000 non merita.
I numeri parlano chiaro: la squadra del Cavallino è quinta nel mondiale Costruttore con appena 27 punti nel carniere, preceduta non solo da Mercedes e Red Bull, ma anche da McLaren e Racing Point che navigano a 40.
Il distacco dalla freccia nera è di 94 lunghezze. Un abisso, ma non sono le W11 da tenere d’occhio, quanto quei team che normalmente sono dietro alle Rosse e che hanno alzato la testa per la pochezza della SF1000.
D’accordo, le direttive tecniche della FIA hanno tarpato le ali al motore 065/2 che paga le colpe dello scorso anno, ma su un toboga come quello magiaro non è certo la power unit che deve fare la differenza, quanto le doti di telaio e di aerodinamica. Il verdetto della pista è stato desolante: la Ferrari in gara ha usato le tre mescole di gomme e non andava con nessuna. Male con Soft e Hard, meno peggio con le Medie.
Il passo era mediamente più lento delle Mercedes di un paio di secondi a dimostrazione che le Rosse erano attaccabili dagli avversari anche su un tracciato dove è quasi impossibile sorpassare. Manca trazione in uscita dalle curve, manca carico aerodinamico, mancano cavalli. E, soprattutto, a Maranello non hanno ancora capito come vanno usate le gomme che sono le stesse dello scorso anno. E questo non è scusabile, perché era il mal di pancia del 2019.
Mentre sulle frecce nere c’è il DAS che è lo strumento con il quale i piloti riescono a portare gli pneumatici nella giusta finestra di funzionamento, sulla Rossa è stata portata una diversa sospensione posteriore che non è stata dichiarata nel pacchetto di novità, ma, insieme al fondo visto in Stiria, avrebbe dovuto permettere l’atteso salto di qualità che, invece, non si è visto.
Non lo sanno nemmeno gli ingegneri del Reparto Corse perché sabato la SF1000 sembrava migliorata e la stessa monoposto domenica è così peggiorata. È evidente che il potenziale della Rossa è basso, ma c’è il fondato sospetto che quello che c’è non lo si sappia sfruttare a dovere.
“Una domenica davvero deludente –ha ammesso Mattia Binotto - , un risultato difficilissimo da digerire. In qualifica eravamo riusciti a tirare fuori il meglio del potenziale attualmente a disposizione ma in gara non è stato così. Finire doppiati brucia tantissimo, a noi e a tutti i nostri tifosi”.
“Ora torniamo a casa dopo una trasferta lunghissima e dobbiamo cercare di fare di tutto per migliorare in ogni modo e su tutti i fronti. Servirà un'analisi chiara da parte di ciascuno e il coraggio di cambiare rotta, se necessario: la dinamica attuale non è accettabile. Non ci sono altre ricette per rimediare a questa situazione”.
Il team principal, che a inizio settimana ha avuto la fiducia dei vertici di Maranello, boccia questa Ferrari. È un Cavallino… zoppo. Promette di cambiare rotta, perché fra due settimane inizierà un altro trittico di gare e non c’è tempo da perdere perché questa stagione così corta brucerà in fretta i suoi verdetti.
Si è accesa una grande attesa per il tanto annunciato muso stretto: da quanto risulta a Motorsport.com non arriverà in tempo per Silverstone. Ma non sarà la panacea di tutti i mali.
È evidente che c’è qualcosa che non funziona nei processi della Gestione Sportiva e, forse, non tutte le figure sono al posto giusto per esprimere, proprio come la macchina, quelle capacità che non si saranno sterilizzate in pochi mesi.
Tocca a Mattia mettere ordine e dare ordini, affinché le cose possano cambiare. Dovrà essere una sorta di pifferaio magico capace di farsi seguire dal gruppo. E solo voltandosi scoprirà chi è rimasto indietro…




















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