Ferrari: tre mosse per sperare di uscire dalla crisi

I guai della SF1000 sono stati individuati, ma non sono state definite le soluzioni. La Ferrari aspetta tre figure nuove (motorista, telaista e aerodinamico) per invertire una tendenza molto negativa che ha portato la Rossa a essere sesta nel mondiale Costruttori. Jean Todt ritiene che la Scuderia di oggi sia messa molto meglio di quella che aveva trovato nel 1993 quando arrivò a Maranello: "...ma probabilmente alcune parti del puzzle non sono ancora a livello"

Ferrari: tre mosse per sperare di uscire dalla crisi

La Ferrari è un… buco nero. Jean Todt, presidente della FIA, ma team principal della Scuderia dal luglio 1993, quando la squadra si dibatteva in una fase di crisi profonda che per molti osservatori era molto simile a quella di oggi, assicura che l’anno storto della squadra diretta da Mattia Binotto non è nemmeno comparabile con la situazione di 27 anni fa…

"Conosco bene la situazione - ha spiegato Todt al Mugello - ho visto alcuni articoli e la gente continua a comparare i due momenti, ma la situazione è completamente diversa da quella che ho trovato quando sono arrivato a Maranello. Onestamente, vorrei aver trovato la situazione di oggi. La mia vita sarebbe stata molto più facile".

Secondo il manager francese la Ferrari ha la giusta gestione per riportare la squadra in prima linea.

"Adesso c’è un'organizzazione molto forte, molto ben organizzata: probabilmente alcune parti del puzzle non sono al livello che dovrebbero essere e dove si aspettano di essere. E, in un certo senso, dove la Formula 1 ha bisogno che siano".

La Scuderia sesta nel mondiale Costruttori che fatica a entrare nella top 10 degli ultimi GP è una fotografia che intristisce gli appassionati del Cavallino, perché non ci sono segnali per un’inversione di tendenza, lasciando intendere che anche il 2021 rischia di proseguire sulla scia deludente della stagione in corso.

Chi annusa l’aria nel Reparto Corse non percepisce il clima di un mondo che sta crollando per la mancanza di risultati: ci sono alcune figure che si sono messe sulla “difensiva” per paura di perdere il posto, dopo che i vertici della squadra hanno alimentato le voci per l’arrivo di rinforzi tecnici, ma tutti gli altri vivono una fase di transizione che è orientata al 2022, quando la Ferrari dovrebbe cavalcare il cambiamento delle regole per riproporsi in lizza per il mondiale.

Del resto l’alibi lo ha offerto il presidente John Elkann con dichiarazioni inopportune che hanno alimentato una certa demotivazione, anziché spronare la squadra affinché esprima una immediata reazione.

Perché la Ferrari può pagare la “purga” di un anno per aver interpretato le regole 2019 in modo fantasioso, non si può dire altro visto che non c’è mai stata una squalifica per le presunte irregolarità.

Le Rosse era fuori dallo spirito delle norme sulle power unit, ma erano perfettamente legali nel rispetto di come erano state scritte, lasciando molte interpretazioni libere nelle aree grigie. Quando è stato corretto il tiro con dei chiarimenti mirati, la Ferrari è stata colpita pesantemente e la mancanza di una cinquantina di cavalli si vede, eccome.

Ma la SF1000 delude non solo dal punto di vista della power unit, perché la monoposto di Charles Leclerc e Sebastian Vettel spesso si trova dietro all’Alfa Romeo di Kimi Raikkonen, segno che a parità di motore, ci sono altre gravi carenze sul telaio e sull’aerodinamica.

La macchina è nata su basi sbagliate e niente, per ora, ha dato il segno di un cambiamento. Il congelamento degli sviluppi deciso dalla FIA ha reso molto problematica l’evoluzione di una monoposto che non è cambiata, ma servono idee fresche per correggere un progetto che si porta dietro errori individuati, ma non ancora risolti.

Binotto ha parlato di una macchina che non si cambia con qualche piccola modifica di dettaglio, ma serve un intervento profondo. Si cercano tre figure chiave: un motorista, un telaista e un aerodinamico che ridiano linfa ai rispettivi reparti.

La sensazione è che si sia in grave ritardo per mettere una pezza alla SF1000, anche se, dopo ripetuti rifiuti di venire a Maranello (chiedere a Andy Cowell, ex capo dei motori Mercedes, destinato ad Aston Martin), sarebbero state individuate le giuste professionalità.

I tifosi del Cavallino si augurano che non sia troppo tardi per dare uno scossone in tempo per il prossimo campionato: non bisogna progettare una macchina nuova, ma correggere con i due gettoni di sviluppo ciò che non funziona. I prossimi giorni saranno determinanti per definire il futuro. Non aspettiamoci sorprese dalla pista di Sochi, ma dal paddock…

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