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F1 | Ferrari SF-26: l'importanza dell'aerodinamica per diventare protagonista

La storia della monoposto di Serra mostra delle analogie con quella della disastrosa F14 T che aveva sacrificato il motore alle scelte di telaio. Le innovative soluzioni di Tondi e Sanchez, che stanno per essere copiate dalla migliore concorrenza, da Miami dovrebbero invece rilanciare la rossa.

Ferrari SF-26 durante il filming day a Monza

Ferrari SF-26 durante il filming day a Monza

Foto di: Federico Manoni / NurPhoto via Getty Images

La Ferrari in questo mese di sosta forzata ha fatto discutere molto. Nel paddock c’è grande attesa per capire quale sarà il ruolo della squadra di Cavallino alla ripresa del mondiale. Miami, quarto appuntamento del calendario, dovrà chiarire le ambizioni della rossa. Intorno alla SF-26 si è creata molta attenzione.  

La Scuderia ha lavorato sodo in silenzio, consapevole di aver dettato alcuni concetti aerodinamici molto interessanti frutto della perfetta integrazione fra i motoristi capeggiati da Enrico Gualtieri e i telaisti diretti da Loic Serra. 

Loïc Serra, direttore tecnico telaio Ferrari

Loïc Serra, direttore tecnico telaio Ferrari

Foto di: Ferrari

Lo abbiamo già detto e ripetuto: la squadra di Maranello ha fatto delle scelte di progetto condivise nella definizione della rossa, magari rinunciando a qualcosa sul 6 cilindri endotermico per avere dei vantaggi in materia aerodinamica. 

Una direzione simile era stata presa anche all’avvio dell’era ibrida quando Luca Marmorini, l’allora capo dei motoristi, si era fatto convincere a realizzare nel 2014 una power unit con un turbo troppo piccolo che mostrava un pesante gap di potenza dall’unità Mercedes. 
"Insieme ai miei collaboratori – aveva spiegato nell’agosto 2014 Marmorini dopo la sua uscita dal Cavallino - ho confezionato una Power Unit con certe dimensioni, cioè più piccola della versione Mercedes e anche della versione Renault, perché questo ci è stato chiesto dal responsabile del progetto della vettura, il signor Tombazis…" .  

Fernando Alonso, Ferrari F14T

Fernando Alonso, Ferrari F14T

Foto di: Motorsport Images

"Ci dissero: vogliamo una power unit molto compatta – proseguì Marmorini – con radiatori piccoli, perché compenseremo la minore potenza con soluzioni aerodinamiche che ci garantiranno un vantaggio sulle monoposto spinte dai motori Mercedes e Renault. È andata esattamente così: solo che, quando ci siamo confrontati con la concorrenza, i cavalli in meno ovviamente c’erano, ma la compensazione da aerodinamica non esisteva assolutamente”.  

Il riferimento storico è curioso, perché mostra delle analogie con la storia attuale. La grande differenza è che gli aerodinamici, Diego Dondi e Franck Sanchez, hanno saputo cogliere delle opportunità regolamentari per deliberare una rossa con soluzioni innovative che dovranno fare la differenza per cercare di portare la Ferrari a lottare con la Mercedes W17 dominante di Kimi Antonelli e George Russell. 

A differenza dell’asfittico motore 059/3, è vero che anche lo 067/6 paga circa 25 cavalli in potenza massima dal 6 cilindri di Brixworth, ma quest’anno il regolamento FIA consentirà un tentativo di recupero delle prestazioni con l’ADUO (Additional Development and Upgrade Opportunities).  

Proprio a Miami, infatti, la Federazione Internazionale, valuterà i dati dei primi quattro GP per decidere quali saranno i Costruttori che avranno l’autorizzazione a intervenire sui loro motori endotermici, ottenendo un surplus di budget al di fuori del limite dei costi e di ora di banco prova.  

Confronto del posteriore Ferrari SF-26 durante il filming day con la confifurazione della Cina

Confronto del posteriore Ferrari SF-26 durante il filming day con la confifurazione della Cina

A Maranello sono sicuri di contare sull’ADUO le modifiche si vedranno solo sul motore 3 che debutterà in anticipo a luglio), ma nel frattempo dovranno far valere le trovate aerodinamiche: il sistema FTM, l’aletta posta davanti allo scarico che devia i flussi roventi in modo da rendere più efficiente l’estrazione dell’aria dal diffusore e il profilo inferiore dell’ala posteriore e l’ala rovesciata che, finora, si è vista solo in prove libere. 

Il dubbio, quindi, è che fino a oggi il delta di performance dell’aerodinamica non abbia coperto i deficit di motore e il mese di sosta forzata sia servito a sviluppare ulteriormente i concetti studiati in galleria del vento. Nel filming day che la Ferrari ha svolto a Monza si sono osservate molte novità, a cominciare dalle modifiche all’ala Macarena che hanno risolto i tempi di chiusura dei flap mobili troppo lenti. 

Confronto dell'ala posteriore Ferrari SF-26 vista al filming day con quella della versione precedente

Confronto dell'ala posteriore Ferrari SF-26 vista al filming day con quella della versione precedente

In Florida, quindi, vedremo finalmente una SF-26 completa: sarà in grado di mostrare l’effettivo potenziale che era stato cercato in fase di progettazione dallo staff di Loic Serra. La strada è certamente quella giusta: le soluzioni del Cavallino che hanno fatto discutere il paddock è molto probabile che vengano, se non copiate, almeno reinterpretate. 

Alla Gestione Sportiva devono augurarsi che chi avrà avuto modo di scopiazzare le soluzioni della Ferrari non abbia fatto meglio. Miami sarà molto più di una semplice ripartenza della stagione 2026... 

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