F1 | Ferrari: Sainz e il colpo di genio che cambia una carriera
Da quando esiste l'ala mobile, lo strumento aerodinamico è sempre servito a favorire il sorpasso di chi seguiva. Carlos Sainz nel GP di Singapore ha cambiato le regole del gioco: ha lasciato avvicinare la McLaren di Norris alla sua SF-23, per allontanare Lando dalla Mercedes di Russell che stava rinvenendo con gomme medie più fresche. Se George avesse infilato la MCL60, quasi sicuramente avrebbe superato anche la Ferrari di testa, Lo spagnolo, invece, con una genialata ha difeso un successo storico.
La Ferrari gli ha messo nelle mani una SF-23 finalmente competitiva, ma Carlos Sainz nel GP di Singapore ha scritto una pagina di storia del Cavallino perché si è inventato una tattica di gara insolita, ad altissimo rischio di trasformare un successo straordinario in un risultato che poteva addirittura portarlo giù dal podio, al quarto posto finale alla conclusione dei 62 giri previsti.
Lo spagnolo, nella prima parte della gara di Marina Bay, ha recitato alla perfezione il copione che la Scuderia gli aveva preparato per tutelare quella pole position che Carlos si era guadagnato sabato sul campo. Charles Leclerc, terzo in griglia per soli sette millesimi di secondo, sarebbe partito con la mescola soft con il chiaro intento di strappare il secondo posto a George Russell che era in prima fila, accanto al suo compagno di squadra.
La festa Ferrari per la vittoria di Carlos Sainz nel GP di Singapore
Photo by: Ferrari
Sainz, in due settimane ha firmato due pole (Monza e Singapore) con l’autorevolezza di chi è perfettamente consapevole dei suoi mezzi: a inizio stagione, illudeva con guizzi in Q1 che non venivano confermati in Q3 per piccole sbavature. Il madrileno perdeva lucidità sotto pressione, rovinando tutto il lavoro preparatorio svolto.
Nella testa di Carlos, dopo la sosta estiva, è scattato un clic che lo ha portato ad una consapevolezza sconosciuta anche a lui stesso, che pure aveva 174 GP nel carniere. È stato davanti a Leclerc nel disastroso appuntamento olandese di Zandvoort e poi si è erto davanti a tutti con due pole position da incorniciare: due giri puliti, perfetti, senza sbavature. Ha imparato a mettere tutto insieme nel momento che più conta, come solo i grandi piloti sanno fare.
Il pilota “secchione”, quello che studia all’infinito le telemetrie, quello che sa smaterializzare un giro di pista al simulatore descrivendo attimo per attimo la rossa, distinguendo il comportamento dell’aerodinamica, dalla meccanica e dal motore, quasi fosse a sua volta un computer del remote garage, ha imparato a estrarre tutto il talento di cui è capace per diventare grande.
Carlos Sainz, Ferrari SF-23, controlla la McLaren di Norris e la Mercedes di Russell nei concitati giri finali
Photo by: Jake Grant / Motorsport Images
Non tutti i piloti maturano allo stesso modo, negli stessi tempi. Leclerc, per esempio, al proprio limite ci arriva più facilmente e più in fretta. Peccato che a volte abbia la tendenza a superare quella linea invisibile che lo porta all’over-driving, al piccolo errore che lo penalizza per aver esagerato. Charles cerca di metterci del suo per coprire le pecche della rossa. Carlos, invece, si “accontenta” di quello che gli passa il convento e non spreca il potenziale che gli viene messo a disposizione, consapevole che gli possa bastare per stare davanti al compagno di squadra per aver svolto al meglio il suo compito.
Ecco il salto di qualità: Sainz a Monza e Singapore ha superato una barriera. Non gli basta più stare davanti a Leclerc, vuole essere davanti a tutti. Una novità non da poco, che cambia la prospettiva di come deve essere percepito all’interno del paddock. Nel carniere domenica ha messo “solo” la seconda vittoria di una carriera consolidata, ma ha trovato una marcia in più.
Carlos Sainz sul podio del GP di Singapore
Photo by: Ferrari
E il capolavoro l’ha firmato negli ultimi, decisivi giri di un GP che lo ha visto al comando dall’inizio alla fine. A molti è sembrato anacronistico quando, via radio, ha chiesto al suo ingegnere, Stefano Adami, di non dargli più il distacco da George Russell, il pilota Mercedes, terzo in classifica, che stava rimontando molto velocemente dopo aver montato un treno di gomme slick a mescola media al giro 44, e rappresentava la minaccia più concreta al suo successo finale. No, Sainz ha voluto essere informato sul margine che aveva su Lando Norris, secondo con la McLaren, che entrava e usciva dalla zona DRS con la MCL60 dotata di un nuovo pacchetto aerodinamico.
Carlos, mentre stava conducendo il GP, ha formulato una teoria geniale: se avesse rallentato la Ferrari quel poco che permetteva all’amico Lando di aprire l’ala mobile, il suo risucchio aerodinamico sarebbe certamente servito a rendere la McLaren meno vulnerabile all’attacco che a Norris avrebbe portato George Russell.
Lo spagnolo aveva calcolato che la MCL60 non avrebbe avuto una vera possibilità di sorpasso se Norris fosse stato a otto-nove decimi, mentre se alle sue spalle fosse comparsa la W14 con le gomme gialle, la musica sarebbe clamorosamente cambiata a vantaggio della Mercedes.
Perfetto anche il ruolo di Leclerc che è stato ottimo scudiero dietro a Sainz andato subito al comando
Photo by: Steve Etherington / Motorsport Images
Sainz è stato un vero maestro nel saper gestire questo insidioso tira-e-molla, perché sarebbe bastata una minima sbavatura, un leggero bloccaggio in frenata, per rovinare un weekend da leggenda. L’iberico ha mantenuto il sangue freddo nel momento nevralgico della corsa, rivelando una lucidità di pensiero straordinaria, associata a un’intelligenza strategica da lasciar a bocca aperta.
Il ferrarista è riuscito a trasformare il DRS aperto in un vantaggio per chi si trovava davanti, ribaltando il concetto classico che avrebbe dovuto facilitare il sorpasso di chi seguiva. Russell ha fallito il primo assalto una volta dietro alla monoposto papaya e si è innervosito, surriscaldando le sue gomme che hanno perso il vantaggio con cui rapidamente aveva chiuso il gap su Norris.
L’inglese si è sparato fuori nell’ultimo giro: George non voleva accontentarsi del podio e ci ha provato fino alla fine, ma ha commesso un errore grave, gravissimo che gli è costato caro, perché non solo è sfumata una possibile vittoria, ma anche il terzo posto che è stato raccolto da Lewis Hamilton.
Carlos è stato straordinario: con una Ferrari che non era certo la vettura più veloce in pista (l’iberico ha siglato solo il settimo giro più veloce), ha costruito un’impresa che rimarrà scolpita nella storia delle corse. Chapeau Sainz! Ora la Scuderia dovrà pagarti di più se vorrà legarti con un contratto biennale che prolunghi l’accordo valido ancora per il 2024…
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