F1 | Ferrari, piove sul bagnato: cosa ha spinto a restare con le slick nel diluvio
Due sono i temi emersi dalla tappa australiana in casa Ferrari, ovvero il discorso relativo alle prestazioni e quello sulla strategia. La scelta di rimanere in pista con le slick quando la pista si stava bagnando non ha pagato come sperato: cerchiamo di capire quali elementi hanno portato la Rossa a prendere questa decisione.
Pochi giri avrebbero potuto cambiare completamente il volto di un Gran Premio d’Australia, il cui destino sembrava già scritto dopo una prima parte di gara lineare e senza grandi sorprese. Il ritorno della pioggia nel corso del 44° passaggio si è posta come la variabile che ha mischiato le carte in tavola a livello strategico.
Alcuni team hanno individuato subito il momento perfetto per rientrare ai box e montare le intermedie, mentre altri sono naufragati sotto il diluvio. Tra questi c’è anche la Ferrari, con un’immagine che in parte rispecchia quello che è stato un brusco risveglio in un weekend partito bene, ma concluso con più dubbi che certezze e, soprattutto, lontanissimo dalle attese che avevano preso forma alla vigilia.
“Sicuramente avremmo potuto fare meglio in termini di strategia, ma è più semplice dirlo a posteriori”, ha raccontato Frederic Vasseur al termine della gara, cercando di dare una spiegazione a una decisione strategica all’apparenza incomprensibile, ovvero quella di restare fuori con le gomme da asciutto in una fase in cui la pista era allagata. Ma è così incomprensibile come è sembrato in un primo momento?
Charles Leclerc, Ferrari
Foto di: Red Bull Content Pool
Cinque team sono rientrati subito
Per individuare le radici di questa scelta bisogna fare un passo indietro di qualche tornata, al momento in cui la direzione gara aveva dato bandiera verde dopo l’incidente di Fernando Alonso. Ormai già da qualche passaggio le squadre avevano individuato sui radar l’arrivo di una perturbazione prima della fine della gara.
Un’indicazione fornita anche a entrambi i piloti Ferrari, con gli strateghi che in effetti avevano individuato il momento esatto in cui si sarebbe abbattuta la pioggia, come si evince analizzando le comunicazioni radio fornite a Charles Leclerc.
Le prime gocce sono giunte durante la 43a tornata, per poi intensificarsi già nel passaggio successivo nel terzo settore. I piloti hanno subito iniziato a sperimentare delle difficoltà nel rimanere in pista, con i due McLaren finiti nella ghiaia in uscita di curva 12, mentre Leclerc è arrivato al testacoda.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Simon Galloway / Motorsport Images
A quel punto, le strade si sono divise. Nei giri precedenti le squadre avevano già tenuto d’occhio il radar constatando che l’intensità sarebbe stata talmente elevata che sarebbe stato difficile rimanere in pista con le slick, come Mercedes, che in effetti ha subito richiamato ai box i suoi due piloti con una tattica che, alla fine, si è rivelata efficace.
Un ragionamento fatto anche da parte della McLaren, agevolato dal fatto che i suoi piloti fossero finiti fuori pista, così come dalla Williams, dalla Aston Martin e dalla Sauber.
La scelta di restare fuori aveva senso?
Al contrario, altri team hanno seguito la scelta opposta. Ed è proprio qui che emerge l’aspetto centrale di questa vicenda. Max Verstappen, così come i Ferraristi, hanno scelto di rimanere in pista e proseguire, dando poi riferimenti sulle condizioni dell’asfalto.
| Pilota | Giro | Gomma | Tempo S1 | Tempo S2 | Tempo S3 |
| Norris | 44 | Slick | 28,841 | 15,581 | PIT |
| Verstappen | 44 | Slick | 28,776 | 18,154 | 39,869 |
| Hamilton | 44 | Slick | 29,929 | 18,440 | 41,085 |
| Norris | 45 | Inter | Uscita Box | 18,913 | 40,324 |
| Verstappen | 45 | Slick | 29,993 | 18,865 | 44,016 |
| Hamilton | 45 | Slick | 29,877 | 18,836 | 44,332 |
L’elemento chiave per leggere la scelta del Cavallino è il fatto che nei primi due settori, in realtà, la pista fosse sostanzialmente ancora asciutta, per cui la pioggia era limitata al solo terzo settore. Non è un caso che, in realtà, nessun pilota sia rientrato nel giro immediatamente successivo a quello del pit stop delle due McLaren, proprio perché, al di là dell’ultimo intertempo, la pista era ancora in condizioni accettabili.
Bisogna tenere in mente, infatti, che i team si aspettavano sì pioggia intensa, ma anche di breve durata. Dai calcoli Ferrari sarebbe dovuta durare per due, massimo tre giri. Di fatto, se non si fosse estesa anche al resto del tracciato e se l’asfalto si fosse asciugato rapidamente, la scelta di sopravvivere con le slick avrebbe potuto avere senso.
La situazione, però, cambia al giro successivo, il 46° della gara. Al di là delle Haas, che di fatto facevano un po’ un discorso a parte, gli unici rimasti in pista con le slick oltre ai Ferraristi erano Verstappen, Pierre Gasly e Yuki Tsunoda. Così come nella tornata precedente, i tempi nei primi due settori erano ancora competitivi.
Charles Leclerc, Ferrari, Yuki Tsunoda, RB F1 Team
Foto di: Glenn Dunbar / Motorsport Images
Ciò non vuol dire che chi avesse montato le intermedie non stesse guadagnando, ma per chi era rimasto fuori sulle slick vi era ancora un margine di flessibilità per giocare con la strategia. È per questo che anche in Red Bull sono emersi dubbi su come procedere.
L’aspetto principale che ha spinto il team di Milton Keynes a rientrare è stato soprattutto che, rimanendo fuori un altro passaggio, si sarebbe persa la finestra per rientrare davanti a George Russell in caso di pit stop, rinunciando al secondo posto per puntare su una scommessa che avrebbe potuto non funzionare.
Se per Verstappen la scelta è strategica, nel caso di Gasly la decisione di rientrare ai box è più personale che del team, in quanto il francese riteneva vi fosse troppa acqua nel terzo settore per le slick. Ciò ha di fatto lasciato in pista solo quattro piloti con le gomme da asciutto: i Ferraristi, Tsunoda e Ocon.
Charles Leclerc, Ferrari
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images
Ferrari rimane con le slick sotto la pioggia
Né Hamilton né Leclerc erano stati informati del fatto che Verstappen fosse rientrati ai box, il che avrebbe potuto essere un elemento utile per i piloti. La decisione del muretto del Cavallino è stata quindi quella di continuare, perché in effetti si aspettavano che la pioggia sarebbe durata solo per pochi giri, tentando l'azzardo.
Un discorso valido anche per la Racing Bulls che, nonostante qualche esitazione, ha detto a Tsunoda di non rientrare perché le condizioni non sarebbero peggiorate. C'è un altro elemento da considerare: non vi erano riferimenti per capire cosa stesse accadendo nei primi due settori, dato che il gruppo si era ricompattato dopo l’ingresso della Safety Car.
Per dare un’idea, l’ultimo riferimento utile per Ferrari su quanto stava accadendo nel primo settore era quello di Bortoleto con le intermedie, staccato di una quindicina di secondi dal gruppo e giunto mentre Hamilton stava già percorrendo curva 12. Il tempo del brasiliano era di 31,780 contro il 30,967 registrato da Ferrarista su slick.
| Pilota | Giro | Gomma | Tempo S1 | Tempo S2 | Tempo S3 |
| Norris | 46 | Inter | 31,083 | 19,028 | 41,456 |
| Verstappen | 46 | Slick | 31,037 | 19,186 | PIT |
| Hamilton | 46 | Slick | 30,967 | 19,082 | 46,665 |
| Bortoleto | 46 | Inter | 31,780 | 18,990 | Incidente |
| Norris | 47 | Inter | 36,023 | Safety Car | Safety Car |
| Hamilton | 47 | Slick | 43,851 | Safety Car | Safety Car |
Di fatto, se non per la presenza di spotter lungo la pista e riferimenti, sarebbe stato difficile accorgersi del fatto che in un minuto sarebbe arrivato il diluvio anche nel primo settore. L’unico dato utile è il tempo registrato da Esteban Ocon, ma staccatissimo dal gruppo, 10 secondi più lento di Hamilton.
Un’eternità, segnale di come anche nel primo tratto fosse arrivata la pioggia. Il problema è che quel tempo è arrivato quando ormai il Ferrarista aveva già superato la corsia di rientro box, per cui anche quell’unico riferimento concreto in realtà non era a disposizione.
Dopo la corsa, il team Principal Ferrari Frederic Vasseur ha spiegato come si sarebbero dovuto fermare un giro prima con Verstappen: in effetti, ha ragione. È stato un errore cercare di proseguire e tentare di giocare un azzardo che, alla fine, non ha pagato prendendosi troppi rischi, ma il contesto offre un quadro più chiaro di quello che è stato il processo decisionale della Rossa.
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