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F1 | Ferrari, la velocità sul dritto non basta: persi 7 decimi in 4 curve

La qualifica più difficile di questo avvio di stagione ha messo in evidenza alcuni elementi chiave in casa Ferrari: la prestazione sul giro secco resta un problema ormai cronico, ma mentre gli avversari riescono a valorizzare i propri punti di forza trovando un compromesso in altre aree, alla Rossa è mancato quella crescita evidenziata dai rivali.

Lewis Hamilton, Ferrari

Al termine delle qualifiche del Gran Premio di Miami, Frederic Vasseur ha offerto un’analisi lucida dello stato di forma della Ferrari, in particolare sul giro secco, dove la SF-25 fatica a sfruttare al meglio le gomme. Una difficoltà che, pur ricordando quella vissuta lo scorso anno con la SF-24, presenta caratteristiche diverse: allora era complesso trovare la quadra sulla gomma soft, ma oggi il problema sembra anche più strutturale.

Il Team Principal ha chiarito che il problema non è la mancanza di potenziale, perché è convinto che ci sia, ma la difficoltà nell'estrarlo. Una condizione che si traduce in qualifiche sottotono, al punto da chiudere alle spalle della Williams. Le parole di un Charles Leclerc visibilmente sconsolato sono forse lo specchio più chiaro di una SF-25 che, realisticamente, fatica a trovare un equilibrio tra i suoi punti di forza e quelli che sono i punti scoperti.

I numeri delle qualifiche di Miami parlano chiaro: prendendo Max Verstappen come riferimento, la Ferrari ha perso circa sette decimi in quattro curve. Due decimi in curva 1, un altro decimo e mezzo tra curva 7 e 8, e ulteriori tre decimi e mezzo tra curva 12, dove è emerso un sottosterzo cronico, e la zona prima della 16.

Confronto telemetrico tra Verstappen e Leclerc nelle qualifiche di Miami

Confronto telemetrico tra Verstappen e Leclerc nelle qualifiche di Miami

Foto di: Gianluca D'Alessandro

La maggior parte del gap, quindi, emerge nei tratti lenti, dove la SF-25 mostra le sue maggiori criticità e ciò traspare anche sottolineado come sia Williams che Haas sono state più rapide della Rossa in quel tratto. In questo tipo di curve, la McLaren si è rivelata superiore grazie alla grande reattività sull’asse anteriore e a un assetto meccanico abbastanza morbido da poter aggredire i cordoli con efficacia.

Ma mentre la Ferrari fatica a ritrovare se stessa, gli avversari continuano a fare progressi. Il problema non è solo la prestazione assoluta, ma anche il fatto che quello il maggior punto di forza della vettura al momento, ovvero le prestazioni sugli allunghi, al momento non basti per fare la differenza.

Parlando della McLaren, spesso è stata elogiata per la versatilità: pur patendo qualcosa in termini di efficienza sui rettilinei, tanto che nelle ultime due tappe ha virato su delle configurazioni più scariche, riesce ad essere competitiva in altre aree. Pur non raggiungendo i picchi della Red Bull nei tratti veloci, la MCL39 riesce tendenzialmente a compensare con prestazioni equilibrate ed è proprio questo elemento che la rende un avversario così tosto sulla maggior parte dei circuiti del mondiale.

La SF-25 ha fatto un timido passo in avanti nelle sezioni ad alta velocità, proseguendo il lavoro in realtà già avviato con la SF-24 alla ricerca di carico aerodinamico. Tuttavia, continua a soffrire il sottosterzo nelle curve lente, anche a causa di un grip meccanico complessivamente insufficiente. Leclerc lo ha evidenziato più volte: al di là del bilanciamento, ciò che manca è proprio l'aderenza.

Charles Leclerc, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari

Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images

Il dato forse più indicativo è che Leclerc è riuscito a segnare parziali migliori con una gomma usata rispetto al giro su gomma nuova, non riuscendo a sfruttare il picco di grip, restituendo un'immagine chiara delle criticità della SF-25 sul giro secco. E queste difficoltà si riflettono anche in gara, perché partire dietro costringe a inseguire, spesso rimanendo intrappolati nell’aria sporca.

Al momento, come visto anche nella gara di Jeddah, l’unico vero punto di forza della SF-25 sembrano essere le velocità sugli allunghi, in linea con quella della Mercedes, che tendenzialmente punta su assetti scarichi. Tuttavia, Ferrari non riesce a capitalizzarla con la stessa efficacia, perché spesso sul giro secco non è riuscita a trovare miglioramenti altrettanto marcati in altre aree.

La McLaren si distingue per la sua adattabilità; la Red Bull, tranne che a Miami, può contare su un'ottima velocità in rettilineo con DRS aperto e su una grande consistenza nei tratti veloci. Un calendario favorevole ha aiutato, ma è evidente che la RB21 abbia picchi prestazionali più elevati della Ferrari, sebbene il Bahrain abbia anche mostrato come Red Bull abbia le sue criticità.

Charles Leclerc, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari

Foto di: Andy Hone / Motorsport Images

Da questo quadro emergono due considerazioni. La prima è che, Red Bull a parte, tutti i principali rivali hanno compiuto passi avanti significativi. La seconda è che, pur avendo guadagnato circa 6 km/h sui rettilinei rispetto al 2024, la SF-25 non ha mostrato miglioramenti comparabili né nelle curve lente né in quelle veloci.

Nei curvoni veloci, Mercedes ha sensibilmente ridotto il bouncing e migliorato anche nei tratti lenti, specie nelle sequenze di curve, grazie a un assetto più efficace sugli allunghi. McLaren ha fatto un deciso salto di qualità nelle curve a bassa velocità, diventando un punto di riferimento, senza rinunciare a miglioramenti anche sui rettilinei.

È proprio in queste circostanze che la carenza di carico versatile della SF-25, così come l’impostazione a livello meccanico, fanno emergere i limiti del progetto sul giro secco, in particolare su un circuito dove è necessario trovare un buon compromesso tra zone veloci e lente. Il risultato è che così diventa molto più complesso centrare la finestra di funzionamento ideale, evidenziando ancor di più criticità.

Lavorando sul setup, alcune lacune si possono attenuare, ma su piste complesse questo non basta, perché un compromesso rischia di evidenziarne un altro. In gara, il passo può risultare più competitivo, anche perché la gestione della gomma diventa meno critica, ma partire troppo indietro rende difficile costruire una gara solida.

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