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F1 | Ferrari: la SF-26 cresce bene senza usare l'S-duct nelle fiancate

I tecnici di Serra hanno trovato la correlazione della rossa che ha girato in pista a Barcellona con la galleria del vento e i piloti hanno apprezzato che anche il simulatore assicura già buoni feedback sulle sensazioni di guida. La SF-26 non usa l'S-duct, ma sfrutta un raffreddamento spinto grazie alla testa in acciaio. E vedremo forme più spinte.

Charles Leclerc, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari

Foto di: Ferrari

La Ferrari è attesa alla verifica del Bahrain dopo aver bene impressionato nello shakedown di Barcellona. La SF-26 in questi giorni è frutto di attente analisi e valutazioni nella Gestione Sportiva da parte dei tecnici di Loic Serra che hanno programmato gli sviluppi da spedire nella prima sessione a Sakhir dove la Scuderia porterà un primo pacchetto di aggiornamento della rossa. 

Lewis Hamilton ha chiuso i cinque giorni catalani in testa alla classifica dei tempi (ogni squadra ne poteva sfruttare a scelta solo tre) senza che il team di Maranello cercasse le prestazioni: l’obiettivo non era spingere in Spagna alla ricerca dei tempi, ma raccogliere dati sul comportamento della vettura nell’integrazione fra la power unit e il telaio. 

Charles Leclerc, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari

Foto di: Ferrari

E i risultati emersi sono stati positivi, tali da suscitare un certo ottimismo, dopo una partenza molto cauta per la Catalogna. Il primo aspetto positivo è che gli aerodinamici hanno riscontrato in pista una buona correlazione con la galleria del vento e l’implementazione dei dati raccolti avrebbe permesso anche un aggiornamento del simulatore per offrire ai piloti reazioni più vicine a quelle percepite a Barcellona. 

Questi sono aspetti strategici molto importanti per lo sviluppo della vettura: la SF-26, come abbiamo avuto modo di dire già in precedenza, è nata bene, ma da qui a sostenere che è una vettura competitiva ce ne vuole. Lo scopriremo in Bahrain, specie nella seconda sessione in calendario dal 18 al 20 febbraio, quando tutti i protagonisti dovranno mostrare le carte che hanno in mano. 

L’affidabilità della power unit 067/6 è stata confermata non solo dai giri percorsi dalla rossa ma anche dalla Haas, più che dalla Cadillac, ma sarà da vedere quale sarà il comportamento della SF-26 nella simulazione della qualifica quando dovrà esprimere il suo massimo potenziale. 

Nel frattempo, lo staff del Cavallino si è potenziato con l’arrivo dalla Racing Bulls di Guillaume Dezoteux che nella struttura è diventato subito operativo come responsabile performace operation. Il transalpino va a coprire un ruolo strategico nell’organigramma di Loic Serra, in un ganglio aziendale che sarà importante nello sviluppo della rossa. 

La SF-26 è l’unica monoposto 2026 che è apparsa con un airbox molto piccolo, di forma triangolare, perché l’impianto di raffreddamento della power unit è principalmente racchiuso nelle pance, proseguendo la tradizione dello scorso anno: la bocca dei radiatori triangolare con una fessura verticale in basso è destinata solo a garantire la necessaria portata d’aria ai radiatori. 

Ferrari SF-24 con l'S-Duct

Ferrari SF-24 con l'S-Duct

Foto di: Filip Cleeren

Per quanto risulta a Motorsport.com, infatti, la Ferrari non utilizza l’S-duct che Diego Tondi aveva abilmente introdotto sulla SF-23 e confermato sulla SF-24, trasformando poi quel canale nella valida opportunità di migliorare l’impianto di raffreddamento.

Il condotto a S permetteva di migliorare il riempimento di aria nello scasso sotto alla pancia, aumentando la qualità del flusso che veniva portato verso il fondo; l’aria fresca che, invece, veniva espulsa sopra alla fiancata serviva ad accrescere l’efficienza aerodinamica dello scavo con un incremento ulteriore di downforce grazie al corpo della vettura, senza generare resistenza all’avanzamento. Lo sfogo dietro all’attacco dell’Halo ora aiuta ad estrarre il calore dalle pance.  

Aspettiamoci forme della fiancata più tirate, perché la rossa vuole sfruttare il motore endotermico dotato della testata in acciaio, capace di lavorare a temperature più elevate, che richiedono, quindi, una massa radiante più contenuta nelle dimensioni e anche nel peso. 

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