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F1 | Ferrari: la Safety Car ha fatto sfumare un podio che sembrava possibile?

Il GP del Bahrain si è chiuso con un quarto e un quinto posto per la Ferrari, un bottino che lascia un retrogusto amaro. Ma come quali sarebbero stati gli scenari se poco dopo metà gara non fosse entrata la Safety Car, cambiando totalmente i piani nella strategia impostata da Cavallino? Analizziamo se il podio era alla portata.

Charles Leclerc, Ferrari

Se si dovesse tirare una linea, quale sarebbe il bilancio del GP del Bahrain per la Ferrari? Così come a Suzuka, anche a Sakhir la risposta più semplice e diretta è stata quella fornita da Charles Leclerc. “Ovviamente è deludente quando dai tutto e finisci quarto, non mi fa sorridere. Ma, per il momento, è la situazione in cui siamo. Abbiamo fatto il massimo questo weekend, ma il massimo non è abbastanza”.

Parole di un pilota che nutriva sogni e aspettative differenti per questo avvio di campionato, ma che si incrociano con una realtà che vede la Rossa doversi ancora fare, prima di tutto, strada nel gruppo degli inseguitori. Il quarto e il quinto posto rappresentano un bottino amaro, non tanto per una questione di punti, ma più per il mancato podio, con il Cavallino fermo ancora a quota zero in stagione.

Su questo fronte, però, rimane un interrogativo: quanto è costato alla Rossa l’ingresso della SC dopo metà gara, in una fase in cui proprio Leclerc sembrava in piena lotta per un piazzamento tra i top-3? Questo è stato uno dei temi approfonditi da Frederic Vasseur, il quale ha sottolineato come l’ingresso della vettura di sicurezza sia giunto nel momento peggiore per quella che era la strategia del Cavallino.

Charles Leclerc, Ferrari, Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren, George Russell, Mercedes

Charles Leclerc, Ferrari, Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren, George Russell, Mercedes

Foto di: Mark Thompson - Getty Images

La scelta di partire con la media

In effetti, la Rossa aveva impostato una tattica totalmente differente rispetto agli avversari più diretti, scattando sulla media con una doppia considerazione, anche a costo di perdere la seconda posizione con Leclerc allo spegnimento dei semafori, dato che probabilmente molti avrebbero smarcato la soft a inizio gara, quando tendenzialmente ha più senso farlo. Per quanto sia vero che la track position non sia così rilevante in Bahrain rispetto ad altri tracciati, mettersi su una strategia differente, soprattutto nel momento in cui si parte davanti, comporta sempre dei rischi, specie se si rimane bloccati nel traffico.

Ferrari ha seguito il ragionamento opposto: da una parte, la media al via avrebbe garantito un pizzico di flessibilità strategica, valutando l’evoluzione della gara, mentre dall’altra avrebbe consentito di montare la soft nell’ultimo stint con vettura più scarica, imponendo meno stress allo pneumatico e garantendo più grip in una fase in cui la SF-25 tende a mostrare qualche segnale di fatica in più.

Sebbene non fosse la strategia prioritaria, anche l’opzione della singola sosta era sul tavolo, come detto da Leclerc via radio a un certo punto della corsa. Era una delle opzioni che anche Pirelli aveva preso in considerazione, ma lasciandola molto sullo sfondo, perché si sarebbero dovute creare condizioni specifiche per farla funzionare, soprattutto per la hard, rivelatasi lenta come ci si attendeva.

Di fatto, per come si è evoluta la gara, la Rossa avrebbe seguito la sua strategia iniziale, ovvero due stint sulla media — uno dei grandi vantaggi che il Cavallino aveva nei confronti della Mercedes — a cui si sarebbe aggiunta un’ultima frazione di gara sulla soft. Rispetto all’anno passato, la media è stata ammorbidita, e ciò l’ha resa una perfetta via di mezzo: efficace sia dal punto di vista delle prestazioni che della durata.

Charles Leclerc, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari

Foto di: Clive Mason/Getty Images

Data la differenza di grip, al via Leclerc ha perso subito due posizioni, scivolando in quarta, sia alle spalle di George Russell, realisticamente il rivale più concreto per il podio, sia di Lando Norris, il quale in realtà avrebbe dovuto avere vita semplice nel risalire data la competitività della MCL39, se non fosse stato per le varie sbavature che hanno avuto un peso nettamente maggiore di quel che può sembrare.

Come ipotizzato, Ferrari ha così allungato il primo stint, creando un delta di 4 giri su Russell e di ben 7 tornate rispetto a Norris. Per il britannico della McLaren, la scelta è stata quasi obbligata: era chiaro che stesse perdendo tempo dietro Russell e doveva anche scontare una sanzione di cinque secondi per un’infrazione alla partenza.

A quel punto, quell’offset di sette tornate rispetto a Leclerc ha iniziato a pesare, permettendo al monegasco di avvicinarsi piuttosto rapidamente. Ed è proprio qui che la gara inizia a farsi interessante anche sul piano strategico. Osservando tempi di inizio secondo stint, appare subito evidente come ci siano stati approcci differenti.

Due approcci differenti nel secondo stint

Avendo il vantaggio di potersi giocare due set di medie, Leclerc ha subito spinto, iniziando a segnare giri rapidi in sequenza. Per dare un metro di paragone, il suo primo giro cronometrato completo nel secondo stint è stato circa un secondo più veloce di quello di Russell. Di fatto, tra i due c’è stata un’impostazione totalmente differente.

Giro Tempo Leclerc Tempo Russell Differenza
15   37,828  
16   38,067  
17   38,193  
18   38,383  
19 36,876 38,162 1,286
20 37,206 38,148 0,942
21 37,393 37,841 0,448
22 37,363 37,806 0,443
23 37,666 38,018 0,352
24 38,013 37,784 -0,229
25 37,452 38,076 0,624
26 37,476 38,045 0,569
27 37,947 37,929 -0,018
28 38,105 37,996 -0,109
29 37,781 37,777 -0,004
30 37,619 37,653 0,034
31 38,048 38,084 0,036

Il pilota della Stella era consapevole che, non avendo un secondo set di medie, avrebbe avuto solo due alternative: montare la hard oppure gestire per tentare un secondo set di soft sul finale, pareggiando la strategia Ferrari — ipotesi non così remota, già vista lo scorso anno, sebbene allora la pista fosse qualche grado più fresca.

Per questo il suo stint è stato molto accorto sin dall'inizio e, se si osservano attentamente i tempi, si nota come abbia mantenuto un ritmo costante al calare della gomma, segnale che in effetti stesse gestendo fin dall’inizio. Ipotesi confermata anche dai dati telemetrici, che mostrano come Russell stesse gestendo la gomma sia nei tratti veloci (come le curve 6/7 o la 12), sia in fase di trazione dalle curve lente, ritardando l’applicazione dell’acceleratore e forzando più sulle coperture anteriori che su quelle posteriori.

Se la differenza di sette giri ha reso relativamente “facile” avere la meglio su Norris, leggermente diverso è stato il discorso nei confronti di Russell. Con il calare della gomma, il portacolori della Stella ha iniziato a spingere un po’ di più in alcuni punti della pista, mantenendo costante il passo, mentre Leclerc ha iniziato a patire l’aria sporca.

Confronto telemetrico Leclerc-Russell Giro 21 Sakhir

Confronto telemetrico Leclerc-Russell Giro 21 Sakhir

Foto di: Gianluca D'Alessandro

“Stavo iniziando a faticare un po' dietro a George, le mie gomme si stavano surriscaldando, quindi penso che avremmo potuto spingerlo a entrare ai box, il che sarebbe stato fantastico, ma non ci siamo riusciti”, ha spiegato il monegasco.

In realtà, proprio qualche istante prima che la Safety Car entrasse in pista, il Ferrarista era riuscito a portarsi sotto il secondo da Russell, e quello sarebbe stato lo snodo cruciale. Ma nei giri precedenti il distacco continuava a variare “ad elastico”, proprio per il discorso menzionato da Leclerc, ovvero far rifiatare le gomme.

Come sarebbero cambiati gli scenari senza SC?

Tutto sarebbe dipeso dalla pressione esercitata su Russell. Probabilmente, il britannico aveva ancora qualcosa nel taschino e non è facile pensare a una Mercedes che anticipi il passaggio alla hard, specie considerando che hanno evitato quella mescola anche dopo l’ingresso della SC.

Se Leclerc fosse riuscito a superare Russell — ipotesi tutt’altro che scontata — allora il podio sarebbe stato concretamente alla portata. Ma se così non fosse stato, gli scenari sarebbero cambiati radicalmente. Un elemento da tenere a mente: quando Leclerc è arrivato alle spalle di Russell, anche il distacco da Norris ha iniziato a stabilizzarsi sui 2s.

Charles Leclerc, Ferrari, Lando Norris, McLaren

Charles Leclerc, Ferrari, Lando Norris, McLaren

Foto di: Giuseppe Cacace - AFP - Getty Images

Se Russell non avesse dato lo strappo, anche Norris sarebbe rientrato in gioco. Il fatto di avere ancora un altro set di medie rappresentava un grosso vantaggio e, nel momento in cui il distacco fosse rimasto stabile, ciò gli avrebbe permesso di ridurre quei sette giri di delta che lo avevano penalizzato nel secondo stint.

Certo, il monegasco avrebbe dovuto percorrere meno giri con la mescola tenera e con vettura più scarica, ma McLaren avrebbe potuto forzare la situazione, e Norris spremere di più la media — di fatto, la mescola più competitiva della domenica. Di fatto, tutte le speranze di Leclerc si giocavano in pochi giri, prima della seconda e ultima sosta.

Interrogativi spazzati via, però, dalla Safety Car, che non solo ha cambiato i piani, ma ha anche modificato le prospettive di una corsa che aveva molto da raccontare. Dopo l’ingresso della vettura di sicurezza, la Rossa ha puntato sull’opzione ritenuta più sicura, la hard, ritenendo che non sarebbe riuscita a completare la distanza rimanente sulla soft, mentre la Mercedes ha osato con un approccio più aggressivo.

“Con la Safety Car, non abbiamo scelta: per noi era ambizioso fare 24 giri con la soft, ma per Mercedes ha pagato. Probabilmente la pista era più gommata e fredda. La strategia iniziale penso fosse buona, abbiamo un po’ pagato il prezzo nel primo stint dovendo allungare, ma poi il ritmo era buono e sarebbe stata una bella gara senza Safety. Ma non possiamo lamentarci, fa parte del gioco”, ha spiegato Vasseur.

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