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F1 | Ferrari: si è vista una SF-25 aggressiva, ma resta condizionata… dalle altezze

A Barcellona si è vista una Ferrari aggressiva, specie nell'impostazione aero-meccanica. Il terzo posto di Leclerc, per quanto positivo, allo stesso tempo evidenzia anche un problema: in Spagna la Rossa era terza forza, ma soprattutto si è dovuta confrontare con il problema che la condiziona da inizio anno, quelle delle altezze da terra.

Charles Leclerc, Ferrari

Il Gran Premio di Spagna ha messo in evidenza un problema che la Rossa si porta ormai dietro dall’inizio del campionato, quello della gestione delle altezze da terra, ma che pone anche l’accento sul contrasto con la McLaren e, soprattutto, su come la MCL39 riesca a fare la differenza sulla concorrenza.

Non è un mistero che Ferrari, sin dal primo weekend della stagione, si sia vista costretta a dover giocare sulle altezze, in una lotta costante tra il mantenere quanto più bassa possibile la vettura per massimizzare il carico aerodinamico e alzarla quel tanto che basta per evitare un consumo eccessivo del pattino.

Un problema con cui devono lottare diverse squadre, ma che per Ferrari assume un discorso ancora più rilevante nella lotta al vertice. In Spagna, tracciato ricco di curve ad alta velocità dove la macchina si "schiaccia", questa criticità è emersa con chiarezza, e per comprenderne i risvolti occorre fare un passo indietro.

Charles Leclerc, Ferrari, Lewis Hamilton, Ferrari, Lando Norris, McLaren

Charles Leclerc, Ferrari, Lewis Hamilton, Ferrari, Lando Norris, McLaren

Foto di: Sam Bagnall / Motorsport Images via Getty Images

Anche McLaren gioca con le altezze, ma ha più margine

Come Ferrari, anche McLaren tende a girare piuttosto bassa e, in alcune circostanze, sulla MCL39 si è notato del porpoising. Come raccontato al venerdì, i piloti del team di Woking non avevano cercato il limite assoluto nelle curve veloci, come la 9 o la 14, dove spesso si sentiva il fondo toccare l’asfalto, scomponendo lievemente la vettura.

Dopo aver analizzato i dati del venerdì, al sabato McLaren ha preso un piccolo margine in più, pur convivendo con il porpoising, l’effetto di ”rimbalzo” che aiuta anche a comprendere il perché il giorno prima la MCL39 sfregasse così l’asfalto. Pur avendo tanto carico, le curve ad altissima velocità non sono mai state il punto di forza McLaren, che fa di altre caratteristiche le sue migliori qualità.

Ma perché questo discorso offre un ponte di collegamento alla Ferrari? Per capirlo, è utile analizzare la gara dei Ferraristi, specie quella di Charles Leclerc, in questo momento faro e miglior interprete che riesce a portare al limite una SF-25 spesso nervosa. 

Il tema delle altezze diventa interessante soprattutto nel secondo stint, quando Leclerc sembrava in grado di mantenere il ritmo della McLaren di Piastri, in quel momento al comando. Certo, il monegasco si è fermato prima sapendo di avere due medie a disposizione che gli avrebbero garantito un degrado più costante, ma rimane comunque un elemento centrale, quello della velocità nei curvoni.

Confronto telemetrico tra giro 32 tra Piastri e Leclerc: si noti la differenza nei tratti veloci

Confronto telemetrico tra giro 32 tra Piastri e Leclerc: si noti la differenza nei tratti veloci

Foto di: Gianluca D'Alessandro

Ferrari aggressiva per reggere il ritmo

Osservando la velocità di percorrenza nelle curve più veloci, dove si tende a proteggere l’anteriore sinistra, si nota come Leclerc spingesse molto in quei tratti, mentre la McLaren gestisse. Questo comportamento si è ripetuto in curve come la 3, la 9, la 13 e la 14, segno che Ferrari doveva forzare per tenere il passo, patendo invece nelle aree più lente, dove invece la McLaren aveva margine sul posteriore.

Mentre Leclerc è rientrato ai box dopo 40 giri, sia perché aveva un’altra media da sfruttare, sia per evitare del traffico in maniera intelligente, solo qualche giro più tardi McLaren ha davvero mostrato cosa aveva ancora in riserva: una scelta obbligata perché solo a quel punto gli strateghi di Woking avevano iniziato a temere che Max Verstappen, con la strategia a tre soste, potesse rappresentare una minaccia.

Pur avendo gomme ormai vecchie di circa venti giri, Piastri è riuscito ad abbassare il suo ritmo di diversi decimi, spingendo nelle curve ad alta velocità dove, invece, prima stava gestendo. Un cambio di passo così netto che l’australiano è riuscito a reggere proprio il ritmo di Leclerc, nonostante il Ferrarista si fosse fermato da poco montando gomme nuove, per altro della stessa mescola.

Questo discorso offre una spiegazione sul passo, ma c’è un tema lasciato in sospeso e, in qualche modo, si ricollega, quello delle altezze. Spingere nelle curve ad alta velocità, specie se si tenta di girare bassi come la Rossa, può portare a un maggior consumo del pattino e non sorprende che inizialmente McLaren non abbia forzato in quei tratti.

Lewis Hamilton, Ferrari

Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: Andy Hone / Motorsport Images

Le richieste evidenziano il problema

Ma sulla Ferrari questo tema si collega anche alle richieste fatte ai due piloti durante la gara. In primis, il fatto di dover fare del lift and coast prima di curva 1 (e a tratti curva 10), quindi alzare il piede dal pedale dell’acceleratore con qualche metro in anticipo rispetto al punto classico di frenata: per quanto sia vero che ciò aiuti nella gestione delle gomme e del carburante, gioca un ruolo anche sul consumo del plank.

Ancora più interessante è quanto accaduto sul rettilineo principale. Negli anni, a causa delle velocità e delle sollecitazioni, si sono formati avvallamenti sull’asfalto. Più la vettura è bassa, maggiore è il rischio di colpirli, con conseguente usura del pattino e perdita di velocità. In gara, Ferrari ha chiesto più volte ai piloti di cambiare traiettoria, cercando una zona meno sconnessa.

C’è però un problema: dato che, alla fine, quasi tutte le macchine tendono a percorrere la stessa linea, ovvero quella ritenuta più veloce, ai lati si depositano i marbles, ovvero i trucioli persi dalla gomma nel corso dello stint. Ma se si finisce sui marbles spostandosi dalla traiettoria meno accidentata, il rischio è quello di perdere ancora più grip dalla gomma. Anche per questo ci sono state discussioni interne via radio sul come muoversi per evitare i bump, ma anche per non finire sui trucioli.

Qui entra in gioco il lift and coast prima delle staccate più violente, chiesto anche dopo il periodo di Safety Car, con gomma più fresca e dopo essersi già liberati del carburante “in eccesso”, il che offre uno spunto in più sulla natura della richiesta. Di fatto, Ferrari continua a essere aggressiva per quanto possibile, ma è chiaro come servano novità per correggere un problema che la limita ormai da troppo tempo.  

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