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F1 | Ferrari: il problema di Leclerc in Q3 è lo specchio di quanto siano complesse le nuove PU

Le PU 2026 sono incredibilmente complesse e sensibili. Poche modifiche alla strategia dell'ibrido possono incidere in modo importante sul tempo sul giro, e anche per i team, specie in questa fase iniziale, comprensibilmente non è semplice calibrarle in maniera perfetta i modelli di utilizzo. Il problema vissuto da Leclerc nel Q3 ne è un esempio.

Charles Leclerc, Ferrari

Come è normale che sia all’inizio di un ciclo tecnico, bisogna fare i conti con un aspetto chiave: queste nuove PU sono incredibilmente complesse e le strategie di utilizzo non sono così immediate. L’esperienza si costruisce con il tempo e anche durante il weekend di gara possono emergere variabili che cambiano il quadro e restituiscono una prospettiva diversa, talvolta persino sorprendente.

È ciò che è accaduto anche a Charles Leclerc in qualifica: nell’ultimo tentativo, quello che sembrava un giro sufficiente per portarlo in lotta per la terza posizione si è improvvisamente trasformato in un’occasione sfumata. Sul lungo rettilineo del terzo settore il monegasco si è ritrovato senza energia in anticipo rispetto ai rivali, perdendo quei decimi che gli sono costati la possibilità di lottare per la seconda fila.

Ma perché il problema accusato dal monegasco è così interessante? Perché fotografa tutti i motivi per cui, anche per i team, al momento queste PU restano di una complessità estrema e svilupparne i modelli di ragionamento è incredibilmente (e comprensibilmente) difficile, anche a parità di motore. Basta modificare pochi parametri nell’arco del giro per influenzare la gestione dell’energia, come già visto a Melbourne.

Charles Leclerc, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari

Foto di: Alastair Staley / LAT Images via Getty Images

Al termine delle qualifiche australiane, infatti, il ferrarista aveva spiegato che sul risultato, così come sul gap accusato dalla Mercedes, avesse inciso anche un problema legato alla gestione dell'ibrido, configurato con parametri non corretti, in maniera simile a quanto gli era accaduto in Q2. In quel caso, però, il rientro ai box aveva permesso di resettare tutto e correggere certi valori. Qui, invece, quella possibilità non c’era.

Come già nel precedente ciclo regolamentare, anche oggi sulle Power Unit operano sistemi che adattano la gestione dell’energia in base alle circostanze come le condizioni di grip, le gomme e il come si affronta il giro. Il punto è che, se fino all’anno scorso questo aspetto pesava meno, ora la gestione energetica ha un’influenza molto più marcata e ogni variazione ha un'influenza maggiore, specie in qualifica dove tutto è estremizzato rispetto alla gara, in cui invece Ferrari crede di essere più vicina.

Senza MGU-H a supporto e con un MGU-K di fatto triplicato in termini di potenza espressa, capire dove e come sfruttare l’energia, così come in quale aree recuperarla, è diventato fondamentale dal punto di vista dell’ottimizzazione del tempo sul giro e una strategia errata può costare diversi decimi. Per questo il caso di Leclerc è interessante, perché evidenza come la PU abbia reagito anche a certi input di guida.

Confronto telemetrico Leclerc Q3 Cina

Confronto telemetrico Leclerc Q3 Cina

Foto di: Gianluca D'Alessandro

Se si osservano i due giri del monegasco in Q3 emergono differenze che, a un primo sguardo, possono sembrare minime ma che in realtà hanno un peso non indifferente. Nel primo tentativo della manche conclusiva, infatti, Leclerc ha interpretato curva 8 e l’allungo che porta alla frenata di curva 11 con un approccio diverso non solo rispetto all’ultimo giro della Q3, ma anche rispetto alla Q2.

Differenze che emergono soprattutto osservando il confronto tra i due tentativi: ad esempio, tra curva 8 e 9, uno dei tratti più delicati dal punto di vista della gestione energetica, dato che è uno di quelli in cui la FIA aveva permesso una riduzione della potenza differente rispetto al resto del giro, Leclerc ha scelto un approccio differente, usando anche una marcia diversa.

Nel primo tentativo del Q3 era arrivato a utilizzare la quarta marcia, mentre nel secondo push ha scelto la quinta, con una differenza evidente in termini di giri motore. Questa diversa interpretazione di approccio in quel tratto si riflette direttamente nelle velocità di percorrenza, superiori nel secondo tentativo di circa 15 km/h.

Allo stesso modo, anche nell'allungo prima di curva 11 emerge un comportamento piuttosto particolare. Nel primo tentativo la Power Unit inizia a tagliare energia con largo anticipo, entrando verosimilmente in super‑clipping molto presto, considerando che quello rappresenta uno dei punti di ricarica più efficaci del giro. È interessante notare, però, come anche in questo caso si manifesti una differenza di approccio.

Confronto telemetrico Leclerc-Hamilton Q3 Cina OK

Confronto telemetrico Leclerc-Hamilton Q3 Cina OK

Foto di: Gianluca D'Alessandro

Mentre nel primo tentativo Leclerc ha mantenuto la sesta tenendo alti i giri motore, al contrario durante il secondo push ha scelto di salire fino alla settima, con una differenza tra i due giri di circa 17 km/h. Leclerc si è così ritrovato con maggior energia poi da sfruttare sul lungo rettilineo, al punto che nel primo tentativo non solo ha raggiunto una velocità di picco maggiore di 9 km/h, ma lo ha fatto anche più tardi: ciò significa che in allungo è stata data più energia, spotando poi la fase di derating.

Tra i piloti di vertice, Leclerc è sembrato quello che tra Q2 e il primo push della Q3 ha sperimentato la variazione più evidente nella gestione energetica. Gli altri, al contrario, hanno mantenuto una strategia molto più coerente tra le diverse manche. Non sorprende quindi che, al termine del primo tentativo, Leclerc abbia subito sottolineato via radio quanto il giro fosse negativo, con l'ingegnere che gli ha indicato come due dei sei decimi di distacco da Hamilton nel secondo settore arrivassero... da curva 8.

Chiaramente il sistema apprende da quanto accaduto in precedenza e, trattandosi di una Sprint, non c’è stato il tempo materiale per rientrare ai box e ricalibrare alcuni parametri. Osservando i due migliori giri di Leclerc e Hamilton emergono così elementi interessanti. Nel tratto tra curva 7 e curva 8, Lewis anticipa la scalata, mantiene alto il regime di rotazione ed è più accorto nell’applicazione dell’acceleratore prima dell’ingresso in curva 9, risparmiando energia.

Considerando che Hamilton aveva raggiunto un picco di velocità inferiore prima di curva 6, Leclerc si è ritrovato in una situazione in cui il sistema ha riadattato la strategia di utilizzo, tagliando in anticipo energia sul lungo rettilineo. Tuttavia, più che qualcosa legato solo all’ultimo tentativo, in realtà le differenze di deployment sono nate già in precedenza, rendendo la Q3 del monegasco estremamente complessa da gestire e poco lineare nella risposta della PU.

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