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Formula 1 GP del Canada

F1 | Ferrari: il problema alla PU di Leclerc è costato 80 cavalli

Il weekend in Canada è uno di quelli che Leclerc vorrà dimenticare in fretta. Oltre a un sabato sottotono, in gara si è aggiunto anche un problema di gestione della Power Unit durato per una quindicina di giri che, secondo Frederic Vasseur, è costato circa 80 cavalli. È stata necessaria una procedura di reset ai box per risolvere il guasto.

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

Il doppio zero pesa in casa Ferrari, più sul morale che sulla classifica, con il team di Maranello che dovrà subito mettere da parte il weekend canadese per concentrarsi su una delle prove più ardue dell’anno, il Gran Premio di Barcellona.

Chi vuole dimenticare in fretta l’appuntamento di Montréal è anche Charles Leclerc, protagonista di un fine settimana in cui nulla è andato come sperato. Dopo un venerdì nel complesso incoraggiante, tanto da spingere il monegasco a sottolineare come la Rossa fosse competitiva in ogni condizione, il sabato e la domenica sono state ricche di problemi, sia in termini di passo che di affidabilità.

Al sabato a infastidire Leclerc è stato un problema al sensore che registra la temperatura dei freni, che riportava valori più alti del normale sull’unità posteriore destra rimandando un falso segnale di allarme sul volante su un possibile surriscaldamento. Il problema si è presentato sia nelle prove libere 3 che in qualifica, tanto che i meccanici sono poi intervenuti in regime di parco chiuso sostituendo il sensore.

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

Foto di: Francois Tremblay / Motorsport Images

Tuttavia, i problemi registrati domenica sono stati ben più gravi e impattanti sulla corsa del portacolori del Cavallino. Nella prima parte di gara, infatti, gli ingegneri hanno registrato un problema legato alla PU, dal peso specifico sempre più alto dal punto di vista delle prestazioni con il passare dei giri. Secondo i dati registrati dalla Scuderia, inizialmente il problema causava una perdita di circa mezzo secondo sui rettilinei, ma con l’asciugarsi della pista e il progredire della corsa, quel valore è cresciuto attestandosi attorno al secondo. Chiaramente, però, al netto del problema, la Rossa è mancata in termini di performance in entrambe le giornate.

“È stato un weekend molto duro per tutti noi. Con Charles abbiamo avuto un guaio al motore che ci ha fatto perdere circa 80 cavalli per una quindicina di giri: speravamo in una bandiera rossa per effettuare un reset e ripartire ma non è accaduto e così ci siamo dovuti fermare a gara in corso”, ha raccontato il Team Principal della Ferrari, il quale ha poi aggiunto che il problema non è sembrato essere legato in sé al motore, bensì alla parte di gestione della Power Unit legata alla centralina.

“Non abbiamo ancora informazioni precise su cosa sia accaduto, ma non è stato un problema legato al motore in sé, era qualcosa legato al controllo del motore, per cui abbiamo dovuto fermare il motore. Abbiamo fatto un reset, ma è durato 30 o 40 secondi. Non è stato il miglior pitstop della stagione”.

La speranza della Ferrari era che una bandiera rossa gli consentisse di sistemare il problema ai box, in modo da non perdere posizioni. Inizialmente, infatti, gli ingegneri hanno provato a risolvere la situazione con delle procedure di recovery, chiamate internamente “driver default”, con cui il team può agire sui sensori e altri elementi della Power Unit. Tuttavia, ciò non è bastato e, sfruttando la Safety Car, la Rossa ha deciso di fermare la macchina per effettuare un “power cycle”, ovvero la procedura con cui la vettura viene spenta completamente, come una sorta di reset. Chiaramente, però, questa procedura richiede del tempo per essere effettuata, perché la monoposto deve passare attraverso le tre fasi P0, P1 e P2 che indicano l’accensione dei vari sistemi, dalla parte elettrica al motore termico.

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images

Ci si è chiesti perché Ferrari non abbia effettuato questa procedura nel momento in cui è rientrata per il primo pit stop passando a un altro treno di gomme intermedie, quando era previsto l’arrivo della pioggia da lì a pochi minuti. La ragione è puramente pratica: in quel momento alle spalle del monegasco vi era il compagno di squadra, Carlos Sainz, per cui effettuare il reset della vettura in quel momento avrebbe significato far perdere tempo anche allo spagnolo. Sainz avrebbe non solo perso posizioni, ma sarebbe anche dovuto rimanere fermo con la vettura calda in pit lane, aspetto che le macchine mal digeriscono.

In periodo di Safety Car, tuttavia, team e pilota hanno iniziato a ragionare. Dato che il rischio pioggia era sensibilmente diminuito, soprattutto a livello di intensità, Leclerc e la squadra hanno iniziato a valutare un passaggio alle slick, in quello che era una sorta di tutto o niente. Considerando che sarebbe scalato comunque in fondo al gruppo e che la vettura di sicurezza avrebbe comunque permesso di compattare anche solo parzialmente i distacchi, Ferrari ne ha approfittato sia per fermarsi che per effettuare il reset.

La scelta del passaggio alle slick, così come quella delle hard per andare fino in fondo alla bandiera a scacchi, è stata condivisa tra squadra e pilota, ma il ritorno della pioggia negli instanti successivi alla sosta chiaramente non ha premiato il “coraggio” della decisione, spingendo Leclerc a rientrare ai box qualche tornata più tardi per montare nuovamente le intermedie. Se l’azzardo della gomma non aveva dato i risultati sperati, al contrario la procedura di reset aveva funzionato come ipotizzato, a dimostrazione del fatto che potesse essere più un problema della parte di gestione della Power Unit che del motore in sé.

Telemetria del problema di Leclerc in Canada

Telemetria del problema di Leclerc in Canada

Foto di: Gianluca D'Alessandro

Per quanto sia difficile mettere a confronto i dati in situazioni diverse, si nota come prima e dopo il reset vi sia una differenza di velocità registrabile su tutti gli allunghi, ma che si attesta in media tra i 10 e i 15 km/h sul lungo rettilineo prima dell’ultima chicane.

“Nella prima parte di gara era molto frustrante perché in rettilineo venivo sorpassato da tutti, ma credo che abbiamo fatto un buon lavoro di gestione. Quando eravamo ancora in condizioni di bagnato potevamo recuperare in curva, ero ancora convinto che avremmo potuto finire a punti. Ma poi, non appena si è asciugato, nei rettilinei mi sono ritrovato a essere un bersaglio per gli altri”, ha spiegato Leclerc.

“Sapevo che sarebbe stato difficile arrivare a punti, quindi abbiamo dovuto provare qualcosa con le slick. Ero più frustrato per l'intera situazione e per le prestazioni del motore nei rettilinei che per la scelta vera e propria perché, se avesse funzionato, forse era la nostra unica possibilità di arrivare noni o decimi, e se non avesse funzionato o se fossimo rimasti nella posizione in cui eravamo prima”.

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