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F1 | Ferrari: il podio di un Leclerc trascinatore racconta più di quanto traspare

Il primo podio stagionale conquistato da un Leclerc in versione trascinatore racconta più di quanto traspaia sulla corsa del Cavallino, ma anche sui pregi e le aree su cui serve fare un salto in avanti con la SF-25. Analizziamo come si è concretizzato il terzo posto del monegasco e, soprattutto, cosa abbia raccontato il fine settimana di Jeddah.

Charles Leclerc, Ferrari

“Abbiamo intrapreso una direzione differente che mi piace. Se continuiamo su questa strada, spero che riusciremo a ottenere il nostro primo podio.” Alla vigilia della tappa di Jeddah, Charles Leclerc non aveva nascosto un pizzico di ottimismo per un appuntamento che, sulla carta, avrebbe dovuto essere più nelle corde della SF-25, ma che avrebbe potuto anche mettere a nudo certi limiti della macchina.

Tracciando un bilancio, la Ferrari esce dall’Arabia Saudita con due considerazioni intrecciate tra loro: il primo podio stagionale ha dato sia un boost di morale a una squadra che doveva e voleva lanciare un segnale, sia evidenziato come la strada per tornare con costanza ai vertici sia ancora lunga, e che passi dagli aggiornamenti.

La qualifica ha messo in mostra una Rossa come quarta forza in campo, la cui carenza di carico aerodinamico si traduce in una mancanza di prestazione nel momento in cui bisogna sfruttare il pieno potenziale della macchina. In gara, invece, il Cavallino si è riacceso, come già accaduto la scorsa settimana in Bahrain, prima della Safety Car, sorprendendo per certi versi la stessa Ferrari.

Charles Leclerc, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari

Foto di: Lars Baron

Al termine della gara, Frédéric Vasseur ha spiegato di non avere una spiegazione chiara su come e perché la SF-25 si sia dimostrata così competitiva nella fase conclusiva del primo stint con gomma media, ma ha anche sottolineato come il vero dato anomalo sia la differenza prestazionale tra qualifica e gara, individuando nel giro secco una delle aree da migliorare per partire più avanti.

Leclerc ha gestito il primo stint in maniera lucida

Scattare quarto alle spalle di George Russell ha avuto un impatto importante sul ritmo mantenuto da Leclerc nella prima parte di gara, ma in un certo senso è stata anche la chiave che ha permesso la competitività nella fase finale dello stint. Non avendo il delta sufficiente per effettuare il sorpasso in pista, Leclerc si è saggiamente mantenuto a distanza nei primi venti giri, evitando di restare nella scia sporca.

Questo si è ramificato in due effetti: Leclerc si è dovuto adeguare al ritmo di Russell, arrivando a siglare tempi in media circa sei decimi più lenti del duo di testa. Non a caso, nello spazio di 17 giri, dalla fine della Safety Car al pit stop del britannico, il monegasco ha accumulato oltre 11 secondi di distacco da Verstappen.

Charles Leclerc, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari

Foto di: Sam Bagnall / Motorsport Images

Tuttavia, nel momento in cui Russell è rientrato ai box, permettendogli di esprimere liberamente il proprio passo in aria pulita, Leclerc si è scatenato, abbassando i tempi con una progressione che ha sorpreso anche la Ferrari stessa, tanto da poter continuare a estendere lo stint, tema rivelatosi poi cruciale per respingere la rimonta di Norris.

Dove nasce il cambio di passo

L’aspetto interessante è capire da dove sia arrivato quel netto miglioramento del passo e come vada letto in un’analisi più ampia della corsa. La risposta più naturale è che quell’evoluzione dei tempi nasca dall’aver iniziato a spingere in curva, con la consapevolezza di poter aumentare il ritmo senza il rischio di chiudere il distacco e ritrovarsi nuovamente in una scia sporca che avrebbe compromesso le gomme.

Quei quasi sei decimi di media accumulati nei primi venti giri nascevano dall’aver mantenuto un passo notevolmente più lento in curva, con una gestione dell’acceleratore molto più parsimoniosa e, di conseguenza, meno stressante per gli pneumatici, sia per la riduzione degli scivolamenti, sia per i minori carichi da sopportare.

Confronto telemetrico tra Verstappen e Leclerc nel giro 17: si noti quando il monegasco perde in curva

Confronto telemetrico tra Verstappen e Leclerc nel giro 17: si noti quando il monegasco perde in curva

Foto di: Gianluca D'Alessandro

Lo si può apprezzare anche nel confronto telemetrico con Verstappen, da cui emerge non solo quanto detto, ma anche che la Rossa fosse decisamente più efficace sui rettilinei, con picchi anche di 10 km/h in più; un delta dovuto sia alle scelte aerodinamiche, sia a un uso differente delle mappature motore.

Sebbene le velocità di punta rappresentino un punto di forza della vettura, è fondamentale guardare a questo dato in maniera più ampia: recuperare del tempo sui rettilinei implica che il tempo perso in curva era superiore alla media nel giro, riducendo ulteriormente lo stress sugli pneumatici.

Una visione d’insieme che aiuta a comprendere la progressione di Leclerc durante il primo stint una volta che ha potuto girare in aria libera, sfoderando un ritmo indubbiamente superiore rispetto a quello di Russell fino a quel momento, a conferma del fatto che la Rossa avesse ancora margine di prestazione.

Il confronto tra due giri del primo stint di Leclerc prima e dopo il pit stop di Russell: si noti il netto miglioramento del passo in curva

Il confronto tra due giri del primo stint di Leclerc prima e dopo il pit stop di Russell: si noti il netto miglioramento del passo in curva

Foto di: Gianluca D'Alessandro

Senza Russell davanti, il passo di Leclerc con gomma media sarebbe stato più “equilibrato” e costante durante lo stint, ma non si sarebbe osservato quel salto di ritmo che ha poi caratterizzato la sua prestazione, anche se ciò non toglie che i tempi del monegasco in quella fase siano stati ottimi.

Osservando i tempi, infatti, Leclerc è stato quasi in grado di mantenere il passo di Norris in quella fase in aria pulita, il che certifica la bontà del ritmo del monegasco, per quanto il delta prestazionale tra media e hard, come confermato da Pirelli, fosse ridotto. Inoltre, Norris ha dovuto forzare con la hard nelle fasi precedenti per concretizzare la rimonta.

Non basta più lavorare solo sul setup

In effetti, l’incognita nell’equazione, o forse sarebbe più corretto parlare di anomalia, è stata la Mercedes, crollata per via delle difficoltà nella gestione delle temperature e del degrado termico, fino a innescare il blistering, fenomeno raramente visto su un circuito a basso degrado come quello di Jeddah, dove il rischio maggiore è sempre stato il graining.

Charles Leclerc, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari

Foto di: Steven Tee / Motorsport Images

Lo dimostra anche il confronto interno in casa Mercedes: Andrea Kimi Antonelli è stato sì più veloce del compagno nella fase conclusiva della gara, ma girando anche 7-8 decimi per tornata più lento di Russell nella prima parte del secondo stint. Un trade-off che conferma come una differente gestione dello stint potesse variare i valori.

Quei giri in aria pulita si sono poi rivelati fondamentali per Leclerc, in quanto gli hanno consentito di estendere lo stint oltre le previsioni iniziali, allineandosi a Norris ma creando anche un delta di nove giri sul duo Verstappen-Piastri.

Il primo podio stagionale non è certo il traguardo sognato dal Cavallino, ma è un primo passo incoraggiante, utile anche a “sbloccare” una voce che iniziava a stare stretta. La Rossa ha una vettura efficiente, ma che, per il momento, soffre ancora la mancanza di carico aerodinamico: una carenza che si palesa soprattutto in qualifica, dove la Ferrari ha evidenziato le difficoltà maggiori, affidandosi a un Leclerc spesso al limite.

La crescita passa inevitabilmente dall’aggiungere carico “bilanciato”, che dovrebbe garantire un salto di performance sia sul giro secco che in gara. Ma è ormai chiaro che, per effettuare l’aggancio, non limitato a episodi sporadici in un discorso più ampio che si può applicare anche alla Red Bull, non basti più lavorare sul solo setup, da cui il monegasco sta già estraendo il massimo, ma serva anche qualcosa di più concreto.

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