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Formula 1 GP di Las Vegas

F1 | Ferrari: ecco le insidie di Las Vegas emerse dal simulatore

Erik van der Veen, ingegnere astrofisico di Dresda, driving simulator senior engineer della Scuderia, ci racconta come è stato preparato il GP di Las Vegas dalla squadra di Maranello con un accurato lavoro predittivo su un tracciato cittadino dove non si è mai corso.

Charles Leclerc, Ferrari SF-23, Carlos Sainz, Ferrari SF-23

È un giovane ingegnere olandese di soli 36 anni. Non è un nome noto nella Scuderia, ma è una di quelle figure… strategiche nella crescita del team di F1. Erik van der Veen laureato in astrofisica ora è un driving simulator senior engineer.

Fred Vasseur presentando la gara di Las Vegas ha sottolineato l’importanza di preparare la gara americana con buoni compiti svolti a casa. Scopriamo con Erik quali sono le insidie del circuito cittadino del Nevada.

Quali sono le insidie del circuito di Las Vegas?
“A parte la magia del gareggiare in una città come questa, il tracciato è un misto di piste come Baku, Miami e Jeddah. Ci sono tratti molto lunghi da fare in pieno, anche se non sono sempre dei rettilinei perfetti, e non ci sono così tante curve, il che spinge la vettura nella direzione di minimizzare la resistenza all’avanzamento e quindi di avere un carico aerodinamico basso. Per questo, quelle poche curve diventano più difficili ed è ancora più importante riuscire a mettere la vettura nella finestra giusta per avere la miglior trazione in uscita dopo ogni sterzata, perché altrimenti rischi di pagare dazio sia sul giro secco che in gara, nella gestione di gomme e nella difesa dagli avversari”.

Un circuito inedito porta a diversi nodi da sciogliere con una buona predizione dei sistemi di simulazione…
“Una grande incognita è l’asfalto, non solo perché si tratta di una pista nuova ma anche perché è un circuito cittadino e dovremo scoprire quanto sia sconnessa o levigata la superficie e come rispondono macchina e le gomme. Infine, nonostante sia una gara notturna, con la quantità di illuminazione di questa città, mi aspetto che non sia facile anche per i piloti non rimanere disorientati. Questo, soprattutto nella prima giornata di prove, costituirà una sfida in più”.

La monorotaia di Las Vegas

Photo by: Sam Bagnall / Motorsport Images

La monorotaia di Las Vegas



Come vi siete preparati per questa gara al simulatore considerando che si tratta di una pista del tutto nuova e che si troveranno condizioni di temperatura piuttosto rigide?
“Correre di notte in un luogo unico come Las Vegas nei mesi vicini all’inverno creerà condizioni che di solito non incontriamo mai durante la stagione. Le temperature previste sono molto al di sotto della finestra in cui solitamente corriamo, il che significa che è molto difficile sapere cosa aspettarci, soprattutto perché ci troviamo su un circuito nuovo sul quale non abbiamo mai percorso nemmeno un metro”.

“Fortunatamente negli ultimi anni c’è stato un grande sviluppo sia nei modelli della vettura che degli pneumatici – che usiamo anche al simulatore – che ci danno un’idea migliore di cosa aspettarci in queste condizioni. Di sicuro dovremo considerare una gamma di possibilità ben più ampia del solito così da assicurarci di essere il più pronti possibile e, cosa più importante, preparati a reagire a qualsiasi cosa accada”.

La sfera di Las Vegas

Photo by: Sam Bagnall / Motorsport Images

La sfera di Las Vegas



Chi è Erik van der Veen e come sei arrivato alla F1?
“La storia di come sono arrivato in Ferrari è probabilmente un po’ diversa da quella della maggior parte die miei colleghi. Sono nato nei Paesi Bassi e mi sono trasferito in Inghilterra dove ho finito la scuola e ho frequentato l'Università di Southampton. Ho poi concluso il mio Master in Astrofisica presso la Smithsonian Institution di Boston, negli Stati Uniti”.

Ma il contatto con la F1 com’è nato?
“Dopo la laurea ho fatto domanda per una posizione nel gruppo Ferrari F1 Strategy, da dove ho iniziato il mio viaggio dentro la casa di Maranello. In Ferrari ho avuto la fortuna di lavorare in vari gruppi, potendo contare sempre su un grande supporto da parte del team e dei colleghi. Ho iniziato nel gruppo Strategia inizialmente come sviluppatore, oltre a fornire supporto durante i fine settimana di gara, quindi sono diventato responsabile della strategia di Kimi (Räikkönen). Da lì sono passato al gruppo della Dinamica veicolo e alla fine sono finito al simulatore, dove mi trovo adesso. Questo percorso mi ha messo in contatto con una vasta gamma di persone, che non solo sono ai vertici dei rispettivi settori, ma allo stesso tempo sono molto aperte alle interazioni professionali e anche sociali. È un ambiente unico, vivere in Italia è fantastico e ho la fortuna di lavorare qui da oltre dodici anni”. 

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