Ferrari: è questione più di uomini che di tecnica

La crisi della Scuderia dove affonda le radici? La SF1000 è una macchina sbagliata, ma il dubbio è che la questione parta da un'organizzazione che non è in grado di sfruttare appieno il grande potenziale della Scuderia.

Ferrari: è questione più di uomini che di tecnica

C’è da chiarire un dubbio: la Ferrari ha perso la correlazione dei dati fra galleria del vento e la pista, o la bussola fra gli uomini dei reparti della Gestione Sportiva? Il primo problema andrebbe risolto con sangue freddo e senza isterismi, perché fintanto che non si combinano i due mondi può anche arrivare a Maranello Papa Francesco che le cose non cambiano.

Se, invece, fosse da sciogliere il secondo nodo, allora non c’è da perdere un minuto per provare a cambiare le cose. Mattia Binotto nella cruda disanima della situazione fatta domenica sera ha allargato l’analisi dalla sola macchina deludente:
“Dobbiamo accettare il verdetto del cronometro. Il cronometro non mente mai. In due qualifiche sulla stessa pista, pur in condizioni diverse, non siamo mai stati competitivi, non soltanto contro quelli che negli ultimi anni erano stati i nostri avversari diretti, ma nemmeno con altri che fino a ieri ci erano costantemente alle spalle”.

“Dobbiamo lavorare per cambiare uno stato di cose che non è all’altezza di una squadra che porta il nome della Ferrari. Non è detto che il problema riguardi una parte sola della vettura, potrebbe essere un problema di metodologie, di progetto di base, di concetto. È giusto in questa situazione essere aperti”.

Dunque un po’ e un po’. Non poteva essere niente di peggio, ma la sensazione è che il problema derivi dall’organizzazione del Reparto Corse. Tanto per cominciare non è pensabile che nella F1 moderna ci possa essere un team principal che è ancora il direttore tecnico. È vero che Mattia ha distribuito le responsabilità ma non c’è una vera catena di comando.

La McLaren è entrata in una crisi profonda quando ha adottato il sistema a matrice nel progettare le sue monoposto: ciascun gruppo di lavoro sviluppava un pezzo di macchina senza sapere cosa stavano facendo gli altri. C’è voluto l’arrivo di Andreas Seidl e di Pat Fry, prima, e James Key, dopo, a ricostruire una gerarchia piramidale che sta dando i suoi frutti. Basta chiedere a Carlos Sainz…

Alla presentazione della SF1000 di Reggio Emilia ci era stato detto che quella macchina non aveva un padre, ma era il frutto del lavoro di un gruppo. Enrico Cardile era il coordinatore del progetto e David Sanchez l’aerodinamico, mentre Enrico Gualtieri gestiva i motoristi capitanati da Wolf Zimmermann. Alla comitiva si è aggiunto il rientrante dall’Alfa Romeo Simone Resta che ha avuto il compito di correggere la Rossa dopo i deludenti test invernali di Barcellona. Ma la sua evoluzione è rimasta ferma perché in galleria non dava risultati migliori della SF1000 che conosciamo.

Di chi è la responsabilità di una Rossa poco competitiva? Di Nessuno. Sarebbe facile scaricare la colpa su Binotto, ma il reggiano è oberato di impegni e dovrebbe cominciare a delegare compiti e funzioni anziché accentrare tutto.

I tempi di Mauro Forghieri sono definitivamente tramontati e l’esempio della Mercedes è lampante: a Brackley c’è una struttura verticale con responsabilità ben definite, ma quando emerge un problema tutti cercano di dare un contributo per risolverlo.

In una settimana sono state “spente” le vibrazioni che mandavano in crisi i sensori del cambio perché in modo innovativo un braccio della sospensione posteriore era stato ancorato non alla scatola della trasmissione, ma alla struttura deformabile posteriore. Nel GP di Stiria le due W11 potevano affrontare i cordoli senza temere problemi di affidabilità. Il problema è stato scoperto in pista, analizzato e diagnosticato a casa, trovando una soluzione fra un GP a Spielberg e l’altro.

C’è un’unità di intenti e di vedute, mentre a Maranello ci sono anche discrepanze fra il lavoro di preparazione e quello in pista comandato da Matteo Togninalli. C’è qualcosa nella simulazione che non funziona, oppure sul campo interpretano in modo diverso le indicazioni che arrivano dalla factory?

Il gruppo di lavoro ha dimostrato di avere buone capacità, ma forse ha bisogno di una guida che indirizzi il lavoro prendendosi la responsabilità delle scelte.

Mattia Binotto si trova in un cul de sac perché la SF1000 non va e le regole con i vari congelamenti delle parti, non favorisce una rapida rimonta. Questa stagione è buttata via, ma bisognerà raddrizzare la prossima, puntando al 2022 affinché la Ferrari possa tornare dove merita. I tempi sembrano lunghi, ma in realtà sono cortissimi.

Perché oltre a una macchina che non va ci sono i tagli del personale da attuare in vista del budget cap (nessuno sarà licenziato ma ci saranno ricollocazioni nella Gestione Industriale o nei nuovi programmi sportivi: Le Mans o Indycar).

C’è una grande occasione, quindi, di ridisegnare un Reparto Corse che sia in linea con le mutate necessità. Se non arriverà qualche colpo di testa del presidente John Elkann, invocato da più parti, è meglio lasciare lavorare Binotto perché trovi le soluzioni ai problemi. Per scoprire chi ha voglia di stare sulla barca turando le falle e, solo dopo, andare a cercare quelle figure che mancano nello scacchiere.

Mattia Binotto, Team Principal Ferrari

Mattia Binotto, Team Principal Ferrari
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Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images

Charles Leclerc, Ferrari SF1000

Charles Leclerc, Ferrari SF1000
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Foto di: Steven Tee / Motorsport Images

Ferrari SF1000 confronto del fondo, GP di Stiria

Ferrari SF1000 confronto del fondo, GP di Stiria
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Foto di: Giorgio Piola

i danni sulla macchina di Charles Leclerc, Ferrari SF1000, dopo l'incidente alla partenza

i danni sulla macchina di Charles Leclerc, Ferrari SF1000, dopo l'incidente alla partenza
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Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

Charles Leclerc, Ferrari SF1000

Charles Leclerc, Ferrari SF1000
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Foto di: Charles Coates / Motorsport Images

Matteo Togninalli, Capo degli ingegneri di gara, Ferrari

Matteo Togninalli, Capo degli ingegneri di gara, Ferrari
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Foto di: FIA Pool

Sebastian Vettel, Ferrari

Sebastian Vettel, Ferrari
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Foto di: FIA Pool

Charles Leclerc, Ferrari, con Xavier Marcos, ingegnere di gara, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari, con Xavier Marcos, ingegnere di gara, Ferrari
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Foto di: FIA Pool

Charles Leclerc, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari
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Foto di: FIA Pool

Sebastian Vettel, Ferrari SF1000

Sebastian Vettel, Ferrari SF1000
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Foto di: Charles Coates / Motorsport Images

Charles Leclerc, Ferrari SF1000

Charles Leclerc, Ferrari SF1000
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Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

Sebastian Vettel, Ferrari SF1000

Sebastian Vettel, Ferrari SF1000
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Foto di: Andy Hone / Motorsport Images

Sebastian Vettel, Ferrari SF1000

Sebastian Vettel, Ferrari SF1000
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Foto di: Steven Tee / Motorsport Images

Sebastian Vettel, Ferrari SF1000

Sebastian Vettel, Ferrari SF1000
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Foto di: Andy Hone / Motorsport Images

Meccanici Ferrari cambiano un'ala sulla vettura di Sebastian Vettel, Ferrari SF1000

Meccanici Ferrari cambiano un'ala sulla vettura di Sebastian Vettel, Ferrari SF1000
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Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

Charles Leclerc, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari
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Foto di: Charles Coates / Motorsport Images

Sebastian Vettel, Ferrari

Sebastian Vettel, Ferrari
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Foto di: Charles Coates / Motorsport Images

L'ala anteriore della Ferrari SF1000 al GP di Stiria

L'ala anteriore della Ferrari SF1000 al GP di Stiria
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Foto di: Giorgio Piola

Prove di pitstop per la Ferrari

Prove di pitstop per la Ferrari
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Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

Mick Schumacher, Prema Racing saluta un meccanico della Ferrari

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Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

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