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F1 | A Monza la Ferrari cede il passo ad Antonelli: oggi il pilota ha preso il sopravvento sulla Leggenda

La strepitosa vittoria di Antonelli, partito 19esimo e arrivato davanti a tutti al GP d'Italia, ha raccontato una pagina di storia del motorsport italiano e internazionale. Lo ha fatto proprio nella "casa" della Ferrari, oggi in difficoltà, mentre il 20enne ha reso più saldo il suo vantaggio nel Mondiale.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: Bryn Lennon / Formula 1 via Getty Images

Quella di Monza doveva essere la sfida tutta italiana: il leader del mondiale, Kimi Antonelli, contro la Nazionale rossa, la Ferrari. La sfida l’ha vinta, anzi dominata, il ragazzo bolognese, sebbene il tempio della velocità fosse vestito di rosso. I tifosi del Cavallino hanno tributato al 20enne bolognese il trionfo come quando nell’Impero Romano i condottieri tornavano nell’Urbe vittoriosi dalle guerre ai margini dei terreni noti. Nel tempio della velocità doveva essere il “nemico” del Cavallino, invece, il popolo rosso lo ha acclamato con sincera ammirazione, scoprendo la sua disarmante superiorità condita da modi gentili e una grande empatia.  

Nelle ore che hanno fatto seguito alla vittoria la folla, i tifosi, non hanno lasciato la pista sotto al podio, proseguendo un rito, una liturgia che era sempre scritta solo e soltanto per la Ferrari. Oggi è successo qualcosa di straordinario che lascerà un segno importante nella storia del motorsport. L’avversario si è trasformato nel beniamino e l’uomo, anzi un ragazzo appena uscito dall’adolescenza, ha soverchiato il mito inossidabile del Cavallino. 
Kimi è l’espressione del tempo che cambia e corre molto veloce nell’era digitale. Antonelli ha conquistato un pubblico trasversale: dialoga con i coetanei (ancora si porta gli amici alle gare), ma conquista anche le mamme, le zie e le nonne con un linguaggio che è universale. Per essere un campione di F1 solitamente bisogna essere dei duri per proseguire antropologicamente la tradizione dei “cavalieri del rischio”, mirabile definizione dei piloti di Marcello Sabbatini, direttore storico di Autosprint.  

E l’emiliano quando chiude la visiera del casco non lascia prigionieri: macina gli avversari costruendo imprese come se fossero vittorie facili, facilissime. È scattato diciannovesimo per aver omologato il quinto motore, con il compagno di squadra, il suo principale rivale nel mondiale, in prima fila. E in qualifica non si è sottratto a dare la scia a George, pretendendo che il favore dovrà essergli restituito a Baku, quando proprio Russell dovrebbe sostituire la power unit e i ruoli si invertiranno. 

È stato un cecchino che ha costruito un evento epico, rimediando anche ad un errore per un largo all’uscita della Prima Variante che lo ha allontanato dall’avversario che guidava la gara. Antonelli ha demolito Russell, ma Kimi ha aperto una... crepa anche nella leggenda della Ferrari. Non vogliamo essere additati di lesa maestà, ma il pilota questa volta ha preso il sopravvento sulla squadra. Monza era apparecchiata per dare consistenza al risveglio della Scuderia. E la rossa si è sciolta come neve al sole, tornando a essere quarta forza del mondiale, preceduta non solo dalle due Mercedes, ma anche da una Red Bull e due McLaren. 

L’imberbe ragazzino di provincia si è trasformato in un Gigante che ha unito tutto il Paese, pur essendo noi ancora divisi in Guelfi e Ghibellini. La Ferrari, per un giorno, ha ceduto il passo a Kimi. Il nemico che corre con la macchina “irregolare” in pochi mesi è diventato il fuoriclasse. È lo Jannick Sinner dei motori è entrato in una nuova dimensione. Chi ha i capelli bianchi ricorda la rimonta di Jim Clark nel 1967, quando con la Lotus 49 recuperò un giro a tutti da doppiato, dopo essere scattato dalla pole position. Lo scozzese, tornato al comando, rimase a secco prima del traguardo per un problema di alimentazione. L’impresa è riuscita ad Antonelli, girando pagina anche con la storia. La F1 all’epoca dei social ha reso i piloti gli eroi dell’era moderna, togliendo qualcosa al blasone dei team e delle Case. Le monoposto sono diventate sicurissime e il timore della morte per fortuna sembra cancellato, togliendo dal tavolo un elemento che affonda le sue radici dagli albori delle corse.  

Eppure, la centralità del Circus si è spostata sull’uomo, il personaggio più che sulla trovata tecnica, l’innovazione. E Kimi è la faccia pulita di questo cambiamento che ha allargato in modo esponenziale l’attenzione globale per la F1. 

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