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Formula 1 Monaco

F1 | Ferrari a due volti: Hamilton è tornato a fare Hamilton, Leclerc deve ritrovare... Leclerc

Dopo Monaco, il box Ferrari racconta due storie diverse. Da una parte c'è un Hamilton sempre più a suo agio e ad oggi secondo nel Mondiale; dall'altra un Leclerc che rincorre quel fine settimana capace di riportare serenità e continuità a una stagione diventata improvvisamente complicata.

Beatrice Frangione

Beatrice Frangione

Modificato: 10 giu 2026, 14:34

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Frederic Vasseur, Ferrari, Lewis Hamilton, Ferrari

Ci sono momenti, nello sport, in cui una squadra sembra vivere due stagioni parallele pur condividendo lo stesso garage. Basta osservare la Ferrari uscita dal Gran Premio di Monaco per accorgersi di come il Cavallino stia attraversando una fase quasi particolare della propria storia recente, sospesa tra l'entusiasmo generato dalla crescita di Lewis Hamilton e la necessità di aiutare Charles Leclerc a ritrovare quella continuità che nelle ultime settimane è venuta meno.

La fotografia lasciata dal Principato racconta infatti due stati d'animo profondamente diversi. Da una parte c'è Hamilton, che continua ad accumulare risultati, fiducia e convinzione attorno a un progetto che soltanto svariati mesi fa rappresentava una delle scommesse più affascinanti della Formula 1 moderna. Dall'altra c'è Leclerc, che proprio nella sua gara più attesa dell'anno si è trovato nuovamente a fare i conti con una domenica amara, arrivata peraltro nel momento in cui il suo rinnovo contrattuale avrebbe dovuto rappresentare un punto di partenza e non certo un'occasione per guardarsi alle spalle.

La sensazione è che Ferrari stia vivendo una sorta di passaggio di testimone emotivo, anche se probabilmente soltanto temporaneo. Per anni è stato Leclerc a rappresentare il volto della speranza, il pilota capace di caricarsi sulle spalle aspettative, ambizioni e responsabilità. Oggi, invece, è l'inglese a trasmettere quella sensazione di stabilità, per aver ritrovato qualcosa che negli ultimi anni appariva smarrito: la naturalezza. Forse è proprio questa la parola che meglio descrive il momento di Lewis.

Per diverso tempo, soprattutto negli ultimi anni trascorsi in Mercedes, era apparso come un campione costretto a remare controcorrente. Il talento era sempre rimasto intatto, ma mancava quella scintilla che trasforma un grande pilota in un protagonista costante. Oggi quella scintilla sembra essere tornata. Non attraverso prestazioni clamorose o giornate destinate a entrare nei libri di storia, ma attraverso qualcosa di ancora più importante in una stagione lunga: la continuità.

Hamilton sta tornando a fare Hamilton proprio perché è tornato a fare ciò che per gran parte della sua carriera gli è riuscito meglio, ovvero essere presente ogni volta che conta. Raccoglie punti, massimizza i risultati disponibili, limita i danni quando necessario e sfrutta ogni opportunità che il campionato gli mette davanti. È un lavoro meno appariscente rispetto a certe vittorie leggendarie del passato, ma è esattamente il tipo di costruzione che permette a un pilota di ritrovarsi, quasi senza accorgersene, nelle zone nobili della classifica.

Se il #44 sorride, però, Leclerc si trova ad affrontare una fase molto diversa. E sarebbe probabilmente un errore interpretarla come una crisi di prestazioni o, peggio ancora, come un ridimensionamento del suo valore. Charles resta lo stesso pilota che Ferrari ha scelto di blindare per il futuro e resta uno dei talenti più puri dell'intero schieramento.

Semplicemente, si trova in quel tratto della stagione in cui gli episodi sembrano pesare più del dovuto e in cui ogni fine settimana diventa una battaglia per ritrovare un equilibrio che fino a qualche mese fa appariva scontato. Monaco, sotto questo aspetto, rappresenta quasi il simbolo perfetto del momento che sta vivendo. La gara di casa avrebbe dovuto essere il luogo ideale per rilanciare la propria stagione. C'erano il rinnovo appena firmato e l'opportunità di lasciarsi alle spalle un Canada già piuttosto complicato.

Invece, il fine settimana rivierasco si è trasformato nell'ennesimo capitolo di una sequenza negativa fatta di problemi, contrattempi e occasioni sfuggite. Il confronto con Hamilton diventa -in questo momento - inevitabile. Non perché all'interno del box esista una gerarchia definita o una rivalità destinata a esplodere, ma perché la Formula 1 vive di confronti continui e il primo riferimento di ogni pilota resta sempre il compagno di squadra. Vedere il britannico salire fino alla seconda posizione del Mondiale mentre lui rincorre un weekend realmente pulito rende inevitabilmente più evidente il momento che sta attraversando.

Charles non deve reinventarsi, non deve cambiare il proprio modo di guidare e nemmeno dimostrare qualcosa che già si conosce. Deve semplicemente ritrovare quel flusso positivo che in questo momento sembra essersi interrotto.

L’intenso calendario, comunque, obbliga ad un “reset” immediato. Non c’è più tempo per pensare al passato, bisogna già focalizzarsi su Barcellona, tappa che potrebbe assumere un significato particolare. Non tanto per il peso specifico che potrà avere sulla classifica mondiale, quanto per ciò che potrebbe rappresentare dal punto di vista psicologico.

Il circuito catalano tende a mettere a nudo pregi e difetti di monoposto e piloti. E, per il monegasco, potrebbe essere il luogo ideale per interrompere una narrazione che nelle ultime settimane si è fatta più pesante del previsto e tornare a guardare avanti con maggiore serenità. La buona notizia è che la Formula 1 offre sempre un'altra occasione dietro la curva successiva.

La domanda che accompagna Ferrari verso Barcellona, comunque, è semplice: se Hamilton è tornato a fare Hamilton, sarà questo il weekend in cui Leclerc tornerà a fare il Leclerc che tutti conoscono?

 

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