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F1 | Fenomeno Bearman: diamogli tempo per crescere senza forzature

Il 18enne inglese, dopo il debutto in Arabia Saudita, è entrato sotto la luce dei riflettori e c'è chi già esagera con i superlativi. Ollie ha un percorso che la FDA ha disegnato per lui: la conquista del titolo di F2 e poi una stagione completa con la Haas. Ma c'è chi storce il naso considerando la squadra USA poca cosa. Ma lasciamolo crescere...

Oliver Bearman, Ferrari

La Formula 1 macina il presente e archivia il passato ad una velocità impressionante. Non è chiaro chi per primo sintetizzò un pensiero diventato un punto fermo nel motorsport (“as good as last race”) ovvero, l’opinione generale su un pilota è fortemente influenzata da quanto fatto nella sua ultima gara disputata. Questo principio si sposa perfettamente con quanto detto e scritto su Oliver Bearman all’indomani del Gran Premio d’Arabia Saudita, soprattutto perché ‘Ollie’ di Gran Premi in Formula 1 ne ha disputati, ad oggi, solo uno.

Bearman a Jeddah si è comportato in modo egregio e i primi a riconoscerlo sono stati gli avversari. In Formula 1 i piloti concedono spesso ai giovani colleghi l’onore della ‘prima’, sia essa la gara del debutto, la prima vittoria o il primo titolo mondiale. Pacche sulle spalle, strette di mano, abbracci e riconoscimenti verbali, poi si torna nei ranghi, avversari prima di tutto.

Lewis Hamilton con Oliver Bearman prima del GP di Jeddah: il sette volte campione del mondo dopo la corsa si è complimentato con Ollie

Lewis Hamilton con Oliver Bearman prima del GP di Jeddah: il sette volte campione del mondo dopo la corsa si è complimentato con Ollie

Foto di: Steve Etherington / Motorsport Images

Oliver al termine della gara si è ritrovato davanti Lewis Hamilton, George Russell e Lando Norris, quasi in fila per tributargli il giusto riconoscimento. E questo vuol dire una sola cosa: la sfida è stata vinta.

Ricevere tanta attenzione positiva fa piacere, al diretto interessato come a coloro che sono coinvolti a vario titolo nel suo percorso. E la conferma che si è sulla strada giusta, gratifica gli investitori e solitamente rafforza le basi su cui costruire il futuro. Nell’era in cui i superlativi assoluti degli aggettivi sono utilizzati senza riserve, c’è però anche il rischio di andare oltre. Si fa presto ad essere battezzati fuoriclasse, super talenti, o come amano dire nel paddock, “next big thing”.

Poi, però, arriva la domenica storta e la bolla di positività svanisce. Gran Premio d’Italia 2022. Nella notte tra venerdì e sabato Alexander Albon viene ricoverato presso l’ospedale San Gerardo di Monza per un’appendicite, al suo posto la Williams chiama Nyck De Vries. L’olandese conclude il weekend conquistando un’ottima nona posizione, strappando complimenti a tutti. Helmut Marko va oltre, e gli offre un contratto da titolare in AlphaTauri per la stagione 2023 per poi licenziarlo dopo dieci gare. Succede anche questo.

Oliver Bearman, Ferrari SF-24

Oliver Bearman, Ferrari SF-24

Foto di: Glenn Dunbar / Motorsport Images

Bearman ha una storia molto diversa rispetto a De Vries, ad iniziare dall’età: diciotto anni contro i ventisette dell’olandese al momento della chiamata Williams. Oliver ha alle spalle un percorso molto importante nelle formule propedeutiche: campione italiano e tedesco F.4 nel 2021, terzo in F.3 la stagione successiva (con titolo perso al fotofinish) e sesto in Formula 2 lo scorso anno, con quattro successi e tre pole position all’attivo.

La Ferrari Driver Academy ha disegnato per lui un progetto molto definito, che prevede quest’anno l’assalto al titolo di Formula 2 da mettere sul tavolo come biglietto da visita per aprire le porte della Haas.

Un percorso chiaro. Poi le 48 ore di Jeddah che hanno portato Ollie sotto i potenti riflettori della Formula 1 in rosso. All’indomani del Gran Premio d’Arabia Saudita ecco che la prospettiva di poter correre due stagioni in Formula 1 con la Haas sembra diventata poca cosa, ma c’è chi è andato anche oltre, mettendo in dubbio la scelta Ferrari di ingaggiare Lewis Hamilton quando in ‘casa’ è disponibile Bearman.

Oliver Bearman, Ferrari SF-24

Oliver Bearman, Ferrari SF-24

Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

Si corre troppo e, a volte, anche nella direzione sbagliata. Mai come oggi, la Ferrari è chiamata a proteggere il talento di Bearman, guidandolo nel suo percorso di crescita e tenendolo lontano dal rischio di bruciarsi.

La Formula 1 è feroce. In macchina, dove poi il lavoro più duro è quello di limare l’ultimo mezzo secondo (quello che giustamente ha separato Bearman da Leclerc a Jeddah), e nelle opinioni che esaltano e distruggono nell’arco di una manciata di settimane. Il Verstappen idolatrato oggi senza alcuna riserva era stato battezzato “Versbatten” nel suo primo anno e mezzo in Toro Rosso, quando in realtà stava solo completando il suo percorso di crescita legato al prematuro esordio in Formula 1.

Al contrario, Kevin Magnussen, oggi ritenuto uno dei piloti che dovrebbe lasciare spazio, arrivò nel Circus esaltato dal suo brillante esordio che lo vide secondo al termine del suo primo Gran Premio in assoluto.

Bearman ha davanti a sé un percorso di crescita ancora non completato in Formula 2, il suo vero target stagionale. Poi arriverà l’opportunità di esordire in Formula 1 a tempo pieno (che in sé è già grandissimo traguardo) macinando i chilometri necessari per costruirsi un bagaglio d’esperienza che in una Formula 1 senza test può essere formato solo nei weekend di gara.

Non c’è motivo per bruciare le tappe, se Ollie confermerà di meritarla, per l’ultima importane chiamata sarà solo questione di tempo. Se la telefonata arriverà nel 2027, a riceverla sarà un ragazzo con la metà degli anni che oggi vanta Fernando Alonso e di tempo a disposizione ne avrà.

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