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F1 Esclusivo Ricciardo: "Lotto col... fantasma McLaren, ma lo batterò"

Il pilota australiano ammette di patire il non essere competitivo nel confronto con Lando Norris: "Stiamo cercando di capire di cosa si tratta con i tecnici, perché è qualcosa che fa parte del DNA McLaren che si è trasferito dalla macchina dello scorso anno a questa nonostante il cambio delle regole". "Di un fatto sono sicuro: l'anno prossimo sarò in F1 con la McLaren". "Per il COVID sono due anni che non vedo la mia famiglia: è a lungo andare scopri quanto ti manchino i cari".

Daniel Ricciardo, McLaren

La Formula 1 può essere molto crudele. Anche un albo d’oro di valore non mette al riparo nessun pilota da critiche e opinioni a volte taglienti, lo sanno bene i grandi campioni che nel percorrere la parabola discendente hanno dovuto incassare giudizi ben diversi rispetto a quelli che erano abituati a ricevere.

A trentatré anni Daniel Ricciardo ha già dato e avuto molto dalla Formula 1, 222 gare disputate, 8 vittorie, 3 pole position e 32 piazzamenti sul podio. Ma pensando a Ricciardo emerge una sensazione comune, anche nel paddock, un senso di incompiuto per ciò che avrebbe potuto essere ma che si è improvvisamente fermato il giorno del passaggio dell’australiano alla Renault e, soprattutto, alla McLaren.

Daniel Ricciardo, McLaren MCL36

Daniel Ricciardo, McLaren MCL36

Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

Nel valutare ciò che Daniel è riuscito a fare da quando è in McLaren, emergono più o meno le stesse valutazioni, anche tra gli addetti ai lavori: “Non si spiega”, “Strano”, “Non è possibile”.

Eppure, dopo un anno e mezzo la situazione è mediamente sempre la stessa, con Lando Norris davanti e Ricciardo che insegue, con un distacco a volte ridotto a volte quasi difficile da credere. E quando le cose prendono questo andazzo, ecco che montano i dubbi sul futuro, e questa storia non fa eccezione.

Ricciardo ha un contratto con la McLaren che scade a fine 2023, quindi dovrebbe essere tutto a posto, come confermano Zak Brown, Andreas Seidl, e lo stesso Daniel. Ma sarà davvero così? Motorsport.com ha incontrato Ricciardo per parlare di tutto questo.

Daniel, provi ancora la gioia di guidare un'auto di F1?
“Sì. In tutta onestà la gioia di essere in pista e di correre è più alta che mai. Ma se mi dicessi ‘Daniel, restiamo a Le Castellet dopo il weekend di gara perché devi fare 200 giri di test da solo’, beh, questo diciamo che non mi entusiasma molto, io vivo aspettando che si spenga il semaforo e scatti la competizione, e quello il momento che mi dà la gioia più grande”.

Cosa è cambiato rispetto a dieci anni quando hai mosso i primi anni in Formula 1?
“Quando sei all’inizio, nella tua prima stagione, anche l’opportunità di fare un test ti entusiasma, ma di base sono sempre stato affascinato dalla lotta, dal confronto. Diciamo che più invecchio e più amo la domenica, e più si avvicina il momento della partenza più aumentano le farfalle nello stomaco”.

Daniel Ricciardo, McLaren, sulla griglia con un ingegnere della squadra di Woking

Daniel Ricciardo, McLaren, sulla griglia con un ingegnere della squadra di Woking

Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

A causa del Covid sei stato costretto a non poter tornare dalla tua famiglia in Australia per quasi due anni. Che impatto ha avuto questo aspetto?
“Ho trascorso 21 mesi lontano da casa, ed è stato difficile. Sono molto legato alla mia famiglia, i genitori e i nonni invecchiano, e ho attraversato dei momenti un po' tristi, non è stato semplice. Non al punto da non poter andare avanti, ma col tempo inizi a capire che ti manca qualcosa. Quando ho vinto lo scorso anno a Monza avrei voluto festeggiare con i miei amici ed i miei famigliari ma ovviamente non è stato possibile”.

Passiamo alla monoposto 2022. È trascorsa metà stagione, ritieni che in termini di guida ci siano state delle sorprese o tutto è stato come ti aspettavi?
“Non sapevo cosa aspettarmi. Sapevo che sarebbe stata una monoposto più rigida, e sapevo che non avrebbe consentito di utilizzare i cordoli come in passato. Ma quando l'ho guidata per la prima volta a Barcellona sono stato sorpreso positivamente, c’era più grip di quanto mi aspettassi. La performance si è confermata migliore del previsto, però non mi aspettavo di dover fare i conti con il porpoising, che non sapevo neanche cosa fosse. E sulle piste in cui questo problema è stato più forte, ammetto di aver pensato ‘beh, preferirei essere alla guida della macchina dello scorso anno’”.

Una domanda che ti avranno fatto in tanti. Lo scorso anno Lando aveva il vantaggio di conoscere bene sia la squadra che la monoposto, ma quest’anno siete partiti alla pari. Eppure, il gap con il tuo compagno di squadra è ancora lì. Come è possibile?
“Allora, è vero che l’auto è completamente diversa rispetto a quella 2021, come imposto dai regolamenti, ma c’è qualcosa, come una sorta del DNA del team, che è ancora lì. Alcune delle cose dell'anno scorso, con cui ho lottato, sono presenti anche su questa macchina, quindi sto ancora cercando di comprendere, e penso che stiamo iniziando a capire meglio cos’è".

"Ovviamente ho cercato di descrivere tutto il possibile, spiegando come si comporta la monoposto, ma per capire davvero dov’è il problema serve l’aiuto degli ingegneri e degli strumenti che abbiamo a disposizione, perché può essere qualcosa di aerodinamico, di geometrie, capisci cosa intendo?".

Lando Norris precede Daniel Ricciardo: è una costante in McLaren

Lando Norris precede Daniel Ricciardo: è una costante in McLaren

Photo by: Zak Mauger / Motorsport Images

"Credo che stiamo iniziando a capire meglio di cosa si tratta, e anche Lando se ne lamenta, solo che lui probabilmente nel tempo si è abituato e ci guida sopra. Ci sono stati dei giorni in cui mi sono trovato dietro di lui di otto decimi, e francamente non credo che questo sia possibile, non credo che ci sia un altro team dove tra i due piloti c’è un margine del genere, è un divario troppo grande. Da parte mia sto dando tutto il possibile, e inizio a pensare che ci stiamo avvicinando alla soluzione”.

Quanto è frustrante sentire voci di paddock poco rassicuranti sul tuo futuro? Hai ancora un contratto per il prossimo anno, quindi tutto dovrebbe essere ben chiaro e definito, ma allo stesso tempo, sai anche tu che quando ci sono voci così insistenti non è sempre detto che siano speculazioni.
“È una di quelle situazioni nelle quali più la gente parla e più monta la storia, e ognuno ci mette del suo. Per questo motivo prima del Gran Premio di Francia ho voluto mettere le cose in chiaro, conosco il mio futuro e ho voluto fare una dichiarazione ufficiale per dire: resto in Formula 1 con la McLaren”.

Quindi sarai al via del prossimo mondiale di Formula 1 al volante della McLaren?
“Sì”.

Negli ultimi cinque anni hai cambiato tre squadre. È vero che ogni team ha la sua anima, diversa da altre realtà? Ora ti senti pienamente integrato e supportato?
“Sì. E, sai, penso che rimarrò con la McLaren a lungo. Ci sono molte persone nel team che hanno lavorato fuori orario per aiutarmi per cercare di capire meglio la macchina, per cercare di farmi vincere con questa macchina. Quindi la squadra ha fatto molti sforzi e speso tante energie per questo obiettivo. È una sfida, non solo per me, tutti nel team vogliono tornare a vincere, e da parte mia voglio portare avanti questa sfida, voglio affrontarla. Non voglio cambiare aria, voglio che tutto ciò per cui stiamo lavorando alla fine funzioni”.

Stai cercando di sentire la monoposto come ‘tua’?
“Sì. Deve essere parte di te, devi essere in qualche modo connesso”.

Sia lo scorso anno che in questa stagione si è parlato molto dei tuoi problemi di feeling con la monoposto. Oggi sai dire di cosa si tratta? È una questione di due o tre decimi che alla fine derivano dal tuo feeling con la macchina? O qualcosa di più grande?
“Credo sia qualcosa di relativamente piccolo, ma che a volte ha un effetto notevole sul cronometro. È come ballare con un partner, se non sei sincronizzato, non puoi ballare. Quindi, se mi sento un po' fuori sincronia con la macchina, allora non sento di poter fare tutto quello che potrei e vorrei. Non è una scusa, ma è la sensazione che sto cercando di inseguire, ed è qualcosa che sto ancora non ho trovato”.

Daniel Ricciardo, McLaren MCL36

Daniel Ricciardo, McLaren MCL36

Photo by: Steven Tee / Motorsport Images

Dopo un anno e mezzo hai abbastanza energie per andare avanti?
“Sì, assolutamente. Quando ottieni buoni risultati è più facile gestire l’energia, ma quando passi attraverso momenti come quello che sto vivendo io, rafforzi il tuo carattere. Non voglio sembrare arrogante, ma lo scorso anno a Monza per me è stata una gara facile, ed anche divertente, non c’erano problemi da affrontare”.

Al di là delle speculazioni e di quello che sarà il tuo futuro sportivo, hai mai pensato seriamente a ciò che farei quando non sarai più in Formula 1?
“Sono cosciente che non sarò in questo paddock per sempre, quindi ad un certo punto dovrò iniziare a fare qualcosa di diverso. Mi è capitato di pensare: okay, cosa mi piacerà fare ad un certo punto? Ma non in modo tale da iniziare davvero a fare qualcosa di concreto, per ora mi sono limitato a capire cosa mi piacerebbe fare".

"Alla fine, questi sono pensieri veloci, ciò che davvero ogni giorno ho in testa è continuare a fare ciò che faccio. Sono ancora molto appassionato, lo dicono la mia testa, il mio istinto, il mio cuore, e per quanto ci siano dei giorni negativi che fanno male, alla fine prevale sempre un desiderio: ‘c…zo’, voglio farlo, posso farlo, so che posso e ci credo. E finché continuerò a sentire questa sensazione, spero davvero di continuare ad essere qui”.

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