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Intervista

F1 | Esclusivo: Domenicali promuove l’inizio della stagione 2026 e supporta i correttivi in arrivo

In una lunga intervista concessa a Motorsport.com negli ufficili della F1 a Londra, Stefano Domenicali ha commentato l'inizio della stagione 2026, rimarcando gli aspetti positivi del nuovo regolamento, ma anche le aree su cui sarà necessario lavorare, come la qualifica. Il confronto con i piloti è aperto, ma le critiche devono essere costruttive.

Stefano Domenicali, Formula One Group CEO

Stefano Domenicali, Formula One Group CEO

Foto di: Kym Illman (Getty Images)

Un campionato sano, che sta attraversando una fase straordinaria come mai prima nella sua storia, pur con la consapevolezza che ci siano dei punti critici su cui intervenire, da affrontare senza scivolare nel panico e, soprattutto, con un approccio comune e costruttivo, radicato nelle basi più solide del nuovo regolamento e del periodo che la Formula 1 sta vivendo.

Questo è il bilancio tracciato da Stefano Domenicali durante una lunga intervista esclusiva concessa a Motorsport.com nel quartier generale di Londra, in cui l’amministratore delegato della F1 ha analizzato lo stato del mondiale dopo i primi tre appuntamenti della stagione, affrontando in modo aperto i temi più caldi emersi fin qui, ma con uno sguardo già proiettato anche al futuro.

“Lo stato del campionato, lo stato della Formula 1 è fantastico, è straordinario. Non siamo mai stati in una posizione così incredibile. E il motivo per cui lo dico è che, se non fossimo in questa posizione oggi, la situazione attuale che dobbiamo affrontare sarebbe vista in modo totalmente diverso, con dei grandi punti interrogativi, con dei grandi dubbi che invece oggi non ci sono sul tavolo”, spiega Domenicali.

Griglia di partenza della Sprint

Foto di: Peter Fox / Getty Images

“Ovviamente dobbiamo gestire la situazione politica che abbiamo davanti, ma la stiamo gestendo nel modo corretto, senza panico, con basi solide, pronti ad avere diverse opzioni a seconda di come evolverà il mondo, sapendo che tutto l’ecosistema ripone fiducia nelle decisioni che stiamo prendendo. Ed è una cosa grandiosa. Non c’è nulla di scontato, a nessun livello”.

I regolamenti 2026 erano necessari, ma il futuro sarà diverso

Un’analisi a 360° che non poteva che partire dall’impatto dei regolamenti 2026, letti attraverso le ragioni che cinque anni fa spinsero a investire su un quadro tecnico capace di mantenere gli attuali costruttori e attrarre nuovi grandi marchi in F1, rispecchiando quella che al tempo si riteneva potesse essere la direzione del mercato automobilistico nel medio e a lungo termine con la transizione verso l’elettrico.

Con Renault che di recente si è ritirata dal ruolo di motorista, nonostante abbia partecipato attivamente alle discussioni per i motori 2026, c’erano timori che ignorare le richieste dell’industria avrebbe portato a ritrovarsi solo con Ferrari e Mercedes. Questa transizione verso una Power Unit al 50% tra termico ed elettrico ha invece permesso di attrarre Audi, Cadillac, Ford, portando anche al ritorno di Honda.

Presentazione Power Unit Honda RA626H

Presentazione Power Unit Honda RA626H

Foto di: Honda

Tuttavia, negli ultimi cinque anni lo scenario automobilistico mondiale si è evoluto e quelle scelte, che al tempo i costruttori ritenevano necessarie, ora non sembrano più rispecchiare a fondo il mercato che sta progressivamente tornando verso motori ibridi e non totalmente elettrici. Considerazioni che, senza ombra di dubbio, avranno un impatto su quella che sarà la definizione della PU del futuro ciclo tecnico: l’impiego di carburanti totalmente sostenibili potrebbe portare al ritorno a un V8 con kers più piccolo.  

“Credo sia importante ricordare perché abbiamo cambiato il regolamento insieme, come ecosistema. Non dobbiamo dimenticare che la governance dello sport non appartiene a una sola delle parti: è la FIA, siamo noi, sono i team. Questo regolamento esiste perché cinque anni fa, che ora sembrano cinquanta, i costruttori ritenevano che l’unico modo per progredire e restare coinvolti nel motorsport fosse puntare su una ripartizione al 50-50, con un equilibrio tra l’elettrificazione e il motore termico”.

“Quello è stato il punto di partenza. È per questo che oggi siamo qui a discutere di regolamenti, di aspetti tecnici, che devono essere migliorati, come accade quando c’è qualcosa di completamente nuovo. Ma è completamente nuovo perché il salto non è mai stato così grande”, aggiunge il CEO della Formula 1.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images

Ci sono due priorità su cui lavorare, ma senza snaturare il DNA

Inevitabilmente, un salto così grande porta con sé delle sfide. La scelta di puntare su un motore elettrico così potente, abbinato però a poche opportunità di ricarica e a una batteria relativamente piccola, ha fatto sì che una parte consistente dell’azione in pista sia oggi dettata dalla gestione dell’energia. Un limite che sta spingendo FIA, F1 e team a discutere possibili modifiche regolamentari in vista di Miami, ma trovando un equilibrio.

“Certamente, e credo che siamo tutti d’accordo, ci sono critiche legate a certe situazioni che dobbiamo gestire, soprattutto in qualifica perché noi, forse da puristi, consideriamo la qualifica come il momento in cui il pilota deve spingere al massimo, per capire davvero quali siano i limiti fisici della macchina e del pilota stesso. Quella è un’area sulla quale stiamo lavorando in queste settimane, insieme ai piloti e insieme ai team, ovviamente coordinati dalla FIA, per capire quali possano essere gli aggiustamenti senza perdere la direzione corretta che è stata tracciata per le ragioni che ho spiegato in precedenza”.

“Quando parliamo di qualcosa, vedo sempre un grande valore, perché questo genera una discussione costruttiva. Quello che non mi piace sono le persone che amano criticare. Criticare non aiuta nessuno e ha davvero effetto zero. Credo che la discussione che è in corso da molti mesi con la FIA, con i team e ora ancora di più con i piloti, stia andando nella direzione giusta”.

Sul tavolo ci sono due punti che definiranno i cambiamenti regolamentari. Il primo riguarda la qualifica, considerata una priorità per restituire ai piloti la possibilità di essere davvero protagonisti sul giro secco: tornare a cercare il limite, invece di dover ricorrere a tanto lift and coast o sacrificare le curve più impegnative e iconiche, come il primo settore di Suzuka, trasformate in opportunità di ricarica della batteria.

Perché gli interventi sulla gara saranno limitati

Allargando lo sguardo, però, gli interventi sull’azione in gara saranno limitati. Da una parte ci sono tifosi che non hanno apprezzato quanto visto nelle prime gare, ma dall’altra c’è anche un gruppo di fan meno accaniti che ha trovato queste corse movimentate molto emozionanti. I dati della F1 indicano un aumento medio del 25% in termini di spettatori televisivi e, in fondo, avere gare movimentate era ciò che sperava la F1 stessa.

“Da una parte ci sono quelli che si lamentano, dall’altra quelli che la adorano. E la parte più grande della polarizzazione è decisamente quella positiva, non l’altra. Ma, come sempre io ascolto tutto, e penso che valga la pena raccogliere tutte le critiche costruttive che dobbiamo affrontare”, spiega Domenicali, prima di affrontare il tema dei sorpassi, che ora sono dettati dalla gestione energetica, portando a dinamiche di scambi continui.

“Ritorniamo al tema dei sorpassi. Alcuni dicono che sono artificiali. Ma cosa significa “artificiale”? E la gente ha la memoria corta, perché nell’era dei turbo, negli anni ’80, si faceva lift and coast, si usavano turbo diversi, velocità diverse, e bisognava risparmiare in gara, altrimenti il serbatoio era troppo piccolo e non arrivavi alla fine. Forse alcune delle persone che criticano hanno la memoria corta. Parlando in generale, la reazione dei tifosi è stata molto positiva”.

Se la qualifica è vista come il primo punto su cui intervenire, il secondo è quello delle critiche espresse dai piloti, che in più occasioni hanno rimarcato le loro preoccupazioni sottolineando di non essere stati ascoltati, come ad esempio sulla situazione che ha poi portato all'incidente di Oliver Bearman in Giappone.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images

Le critiche vanno ascoltate, ma devono essere costruttive

Le dichiarazioni di Max Verstappen, apertamente il più critico sui nuovi regolamenti, sono l’esempio più lampante, ma non sono le uniche. Parole che non possono e non devono essere ignorate, ma che per Domenicali devono anche essere dosate arrivando a un punto di incontro in cui diventino, prima di tutto, costruttive, perché ogni frase può avere un peso specifico importante sullo sport.

“Credo che la nostra conversazione, le mie conversazioni con loro, siano decisamente molto aperte, e sanno che tengo davvero alle loro opinioni. Voglio che siano coinvolti. Ma, naturalmente, a volte c’è una sorta di gioco delle parti da gestire. Se parli con i piloti che stanno davanti, sono sempre molto contenti, perché stanno vincendo, mentre altri possono essere frustrati anche perché amano un modo diverso di correre, cosa che rispetto molto”.

“Ma quello che ho detto loro è: ascoltate, ragazzi, non dimenticate che tutto ciò che stiamo facendo è perché abbiamo fatto la cosa giusta insieme. Quindi siate rispettosi di uno sport che ha dato a tutti noi un’incredibile opportunità di crescere, di guadagnare molti soldi, di sviluppare una personalità nel mondo che, in altri sport che magari amate di più, non vi verrebbe data”.

“Questo ciò che ho detto ai piloti, e credo che sia stato riconosciuto. E penso che la situazione sia davvero molto buona. E più parliamo insieme, meglio è per lo sport, perché loro sono  il gioiello dello sport. Quindi dobbiamo proteggere quel gioiello dello sport. Così come loro devono proteggere l’ecosistema in cui si trovano.

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